di Daniele Bovi
«Un patrimonio di tutti che ha un senso se non diventa una parata, bensì un progetto per il quale ognuno di noi si impegna». A sintetizzare il senso della «Marcia della pace e della fraternità» che prenderà il via domenica mattina alle 9 da Perugia, per concludersi qualche ora dopo alla Rocca maggiore di Assisi, è Andrea Ferrari, presidente del Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace che sabato, a Perugia, insieme a istituzioni e organizzatori ha presentato la marcia di domenica. Un appuntamento, quello di sabato, che si è tenuto in un luogo che riveste una certa importanza dato che proprio nel palazzo della Provincia, 30 anni fa, nacque il Coordinamento degli enti locali. «I sindaci e le istituzioni – ha detto ancora Ferrari – hanno spesso paura a parlare di pace, che invece dovrebbe tornare al centro dell’agenda politica».
Le istituzioni Pace, gli ha fatto eco poco dopo Jean Fabre, per la quale servirebbe «un cambiamento culturale e uno zoccolo istituzionale». Questo perché «senza le comunità locali – ha detto in apertura Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace ricordando i 30 anni del Coordinamento – tutto sarebbe stato più difficile». Insomma, sfilare a favore di telecamere e spendere un po’ di belle quanto vacue parole è un qualcosa di inutile se poi nella quotidianità e nelle agende politiche non cambia nulla. Alla marcia parteciperanno delegazioni da 472 città, centinaia di associazioni e oltre cento scuole, comprese quelle di Amatrice; e infatti, in sala, ci sono proprio i ragazzi della cittadina colpita in modo durissimo dal terremoto del 24 agosto. Una marcia che «arriva in un momento – ha detto Fabre – di grandi violenze, con oltre 80 conflitti in corso nel mondo». Combattere l’indifferenza, solidarietà e dialogo sono invece le tre parole d’ordine lanciate dal presidente della Provincia Nando Mismetti.
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Costruire la pace «Bisogna ripartire dai territori – ha detto – per costruire la pace». Mismetti ha anche voluto sottolineare le centinaia di adesioni «arrivare anche di fronte a un momento di difficoltà come questo, quando i migliori scendono in campo e camminano». Per la Regione era presente invece l’assessore Antonio Bartolini che ha parlato di un’Umbria «grata a questa manifestazione perché la nostra è una regione di pace e tolleranza. In Europa, purtroppo, continuiamo a vedere esempi di intolleranza e nazionalismo che ledono il cuore di questo continente». Il ruolo e l’apporto dato in termini culturali da Aldo Capitini è stato invece al centro dell’intervento del vicesindaco di Perugia Urbano Barelli, per il quale «il tema della pace è da declinare nelle città, che devono mettere in campo più coesione sociale e più qualità della vita». Una stilettata nei confronti delle precedenti amministrazioni è partita dal sindaco di Assisi Stefania Proietti: «Dopo 20 anni – ha detto – il nostro comune partecipa alla marcia, prima invece non ci siamo messi in prima fila per difendere questo valore universale».
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Programma Il programma prevede la partenza alle 9 dai giardini del Frontone, alle 9.50 l’arrivo al sottopasso ferroviario di Ponte San Giovanni, alle 10.20 al Park Hotel sempre a Ponte San Giovanni, alle 12.20 a Piazza Mazzini di Bastia Umbra, alle 13 Basilica di Santa Maria degli Angeli mentre l’arrivo è previsto per le 14 nella Piazza inferiore di Assisi. La marcia si aprirà con la presenza della famiglia di Raffaella Presta, uccisa dal marito un anno fa a Perugia, per testimoniare che la violenza non appartiene solo alla guerra. Sul fronte dell’informazione a muoversi sono anche i frati di Assisi e Beppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa, che chiedono con un appello di rilanciare, con una petizione popolare, l’impegno preso con la Carta di Roma. “Erano i giorni del Natale del 2015 – questo il testo del messaggio – quando Papa Francesco, da Roma, accendeva l’albero realizzato davanti al Sacro convento di Assisi. Ai piedi di quell’albero, per volonta’ dei frati, era stato collocato uno dei barconi dei naufraghi approdati a Lampedusa, per sfuggire all’odio, alla fame, alla morte».
Carta di Roma «Dentro quella barca – aggiungono – fu anche deposto il testo della Carta di Roma, un impegno a contrastare il linguaggio del razzismo e della violenza, sottoscritto insieme da credenti, diversamente credenti, non credenti, giornalisti, cittadine e cittadini che non intendono rassegnarsi ai muri della xenofobia e della indifferenza. Quel gesto non è stato dimenticato, così in occasione della Marcia Perugia Assisi, abbiamo deciso di trasformare l’impegno di quel giorno in una grande petizione popolare contro le parole che generano i muri». Documento che sarà possibile firmare dalle 10 alle 13, davanti alla sala stampa francescana, a pochi metri dalla Basilica».
Twitter @DanieleBovi
