di Maurizio Troccoli
Tanti pellegrini hanno affollato le vie di Assisi fin dalle prime ore del mattino. Tanti altri stanno raggiungendo la città del poverello per il giorno di San Francesco patrono d’Italia. Quest’anno avviene in occasione del Sinodo sulla famiglia che ha visto tra i membri scelti dal Papa anche il cardinale Bassetti e un parroco perugino, da Assisi viene lanciato un augurio a Papa Francesco. Pontefice che oggi, vive anche una notevole pressione mediatica, dopo il coming out di monsignore Charamsa, che sabato, nel dichiarare la sua omosessualità e il fatto di avere un compagno, ha creato un ‘terremoto’ in occasione dell’apertura dei lavori sinodali sulla famiglia.
Gli auguri al Papa E’ padre Mauro Gambetti, a fare gli auguri al Pontefice con queste parole: Ringrazio poi Sua Eminenza il Card. Attilio Nicora, Legato pontificio per questa Basilica, che con la sua partecipazione attesta la vicinanza di Papa Francesco al quale va il nostro devoto pensiero nel giorno del suo onomastico. In questo momento ha inizio anche la celebrazione eucaristica che apre la XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia e ci sentiamo in una viva comunione con il Papa, i Padri sinodali e le famiglie, quelle che vivono serene, quelle piagate dalla divisione, quelle che soffrono per la mancanza del lavoro e quelle in fuga dalla propria terra. Ora, noi qui presenti e quanti ci seguono da casa grazie alla diretta televisiva ci stringiamo a Lei Eminenza carissima nel rendimento di grazie, esprimendo così una profonda unità e un rinnovato desiderio di radicare in Dio la vita personale e quella del popolo italiano. Insieme non abbiamo paura! Insieme abbiamo fiducia! Nessuno tradisca la fiducia della gente, nessuno la manipoli, nessuno se ne approfitti. Il nostro popolo vuole avere fiducia in Dio, fiducia nel prossimo, fiducia nelle istituzioni».
Delrio Il ministro Del Rio per il messaggio all’Italia ha detto: «Ringrazio la comunità francescana che da più di 800 anni protegge il nostro popolo. Bellissima festa oggi che il parlamento ha voluto addirittura codificare con una legge come giornata d fraternità. Ci ascoltano da Expo da dove viene il richiamo a tenere insieme la dimensione del rispetto all’ambiente e la dimensione sociale. Dobbiamo avere le orecchie aperte al grido della terra e al grido dei poveri. Questo è quello che ci chiede oggi Francesco. Ognuno di noi ha grande responsabilità di scelte politiche consapevoli e sostenibili, ci chiama al rigore e disciplina nella gestione del denaro pubblico. Assisi, come seconda tappa del giubileo. La grande presenza di italiani e da tutti i luoghi del mondo a Expo ci conferma il forte sentire di tutti di conoscersi, di rispettarsi, che guardiamo a un futuro che deve trovarci uniti. Dobbiamo avere più speranza e fiducia. I piccoli gesti di solidarietà che ognuno fa edificano la nostra comunità. Dobbiamo costruire un paese migliore. Siamo chiamati oggi qui a un rinnovamento. Il cambiamento provoca difficoltà, paure. Ma possiamo ricostruire legami nuovi, per un Italia forte e solidale che il mondo chiede. Che Francesco continui a darci il suo sostegno e la sua preghiera affinchè l’Italia sia un paese migliore».
L’appuntamento Le celebrazioni sono affidate al Cardinale Scola, in una basilica superiore strapiena. In prima fila il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Del Rio, in rappresentanza del governo, ma anche la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini, il presidente della Lombardia (che quest’anno dona l’olio alla lampada) Roberto Maroni, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, e numerosi parlamentari. Giornata ricca di umanità, legata a valori di pace e amore fraterno. In un momento di forte conflittualità, in cui i valori si spengono «è necessario accendere la speranza – commenta il direttore della sala stampa del Sacro convento di Assisi, padre Enzo Fortunato -. Una speranza che caratterizza il 4 ottobre, festa di san Francesco patrono d’Italia, che da dieci anni è riconosciuto da una legge come giorno di pace, fraternità e dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse».
L’omelia di Scola Il cardinale Sc0la ha aperto la sua omelia con un «particolare saluto ai migranti». «Il percorso dell’epoca moderna, con le sue contraddizioni – ha detto – sembra giunto al capolinea. Ma come stare davanti all’inedito? San Francesco l’ha affrontato con semplicità. Nella fraternità, parola chiave della sua sensibilità. Il santo ammette: ‘Mi sembrava cosa amara vedere i lebbrosi, il Signore mi condusse da loro e usai con essi misericordia. Tanto che quanto mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza dell’animo’». Scola continua l’omelia citando il «Giubileo della Miesricordia voluto dal Papa» e che «attualizza ancora di più San Francesco. In lui vediamo un esempio di quel nuovo Umanesimo di quella nuova creatura di cui ha parlato Paolo e su cui rifletterà la chiesa italiana nel prossimo convegno di Firenze». «Francesco – ha detto ancora Scola – con la sua testimonianza di fraternità evangelica ci insegna che al centro ci deve essere sempre la persona. Chiediamoci come viviamo nel quotidiano il rapporto con gli altri e con Dio? Francesco è un sicuro punto di riferimento, che ci faccia vivere con coraggio in una società plurale, fatta di cittadini che hanno una diversa idea del mondo, tutti dobbiamo essere tesi alla vita buona per tutti».
Delrio Così il ministro Delrio ai giornalisti: «Il messaggio di Francesco, che custodisce la nostra nazione e la nostra bellissima patria, e’ un messaggio di responsabilita’ verso tutto: verso l’ambiente, ma anche verso le comunita’, le persone e i poveri. Un messaggio di speranza, di fiducia, ma anche di grande responsabilità».
Padre Enzo Fortunato Un testo in cui si parla di «solennità civile» e di «momento in cui si concentrano cerimonie, iniziative, incontri, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, dedicati ai valori universali indicati al primo comma di cui i santi patroni speciali d’Italia sono espressione. L’invito che parte da Assisi – continua padre Enzo Fortunato -, alla vigilia della festa di san Francesco, è fare in modo che questa legge generi decisioni concrete per la pace, per la fraternità e per il dialogo. L’augurio e l’auspicio è che in tutte le scuole ci sia un momento per riflettere e condividere la bellezza delle giovani generazioni».
Lombardia Quest’anno è la Regione Lombardia a donare l’olio che alimenta la lampada posta a veglia dei resti mortali del Santo di Assisi. La delegazione è stata guidata dal governatore Roberto Maroni, dal Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo e dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia che l’ha accesa: «Rinnovo a te frate Francesco l’offerta dell’olio. Esprimiamo l’amore che tutti gli italiani hanno per te. Vigila fratello santo sul nostro popolo. Rafforza i vincoli di unità e fraternità. Benedici tutti i lavoratori e dona alle loro famiglie prosperità e pace».
Quella notte del Transito
Il Santuario della Porziuncola custodisce, da circa otto secoli, i luoghi della vita di Francesco d’Assisi e della nascente fraternità minoritica.
La Porziuncola, per volontà dello stesso Francesco, è anche il luogo della morte del santo d’Assisi.
Dimorava allora il Santo nel palazzo del vescovo di Assisi, e pregò i frati di trasportarlo in fretta a Santa Maria della Porziuncola, volendo rendere l’anima a Dio là dove, come abbiamo detto, per la prima volta aveva conosciuto chiaramente la via della verità (FF 507).
Qui la sera del 3 ottobre del 1226 accolse cantando Sorella morte:
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’ scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!
Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farrà male (FF 263).
Qui Francesco ha compiuto il suo transito dal tempo all’eternità.
Poi si fece portare il libro dei Vangeli, pregando che gli fosse letto il brano del Vangelo secondo Giovanni, che inizia con le parole: Sei giorni prima della Pasqua, sapendo Gesù ch’era giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre (Gv 12,1; 13,1). E dato che presto sarebbe diventato terra e cenere, volle che gli si mettesse indosso il cilicio e venisse cosparso di cenere. E mentre molti frati, di cui era padre e guida, stavano ivi raccolti con riverenza e attendevano il beato «transito» e la benedetta fine, quell’anima santissima si sciolse dalla carne, per salire nell’eterna luce, e il corpo s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide l’anima del santissimo padre salire dritta al cielo al di sopra di molte acque; ed era come una stella, grande come la luna, splendente come il sole e trasportata da una candida nuvoletta (FF 511-513). (Porziuncola.org).
