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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 23:34

Turismo e cultura, i tre Ceri di Gubbio rischiano di sparire dal marchio della Regione Umbria

Si rivisita lo slogan ‘Cuore verde d’Italia’. Agabiti: «In linea con le più avanzate esperienze europee»

di Maurizio Troccoli 

I tre Ceri di Gubbio rischiano di sparire dal sistema culturale e turistico del logotipo Umbria. La Regione infatti ha indetto un bando per la progettazione di un nuovo marchio ‘ombrello’, cioè il simbolo da utilizzare nella comunicazione, sia in campo turistico che commerciale, culturale, economico e in tutti i settori in cui diffondere l’immagine del nostro territorio. Non è il simbolo istituzionale, certo. Ma non è secondario rispetto a questo. Tenuto conto del fatto che la comunicazione istituzionale è riservata alle istituzioni. Mentre i cittadini, le imprese e, con essi, il sistema turistico, culturale ed economico in generale, si interfacciano con la nostra regione attraverso, appunto il marchio ‘ombrello’.

Il bando «La presente procedura (15 luglio apertura delle buste ndr.) è finalizzata alla realizzazione di un nuovo brand System regionale che parta dall’individuazione di una marca corporate unica regionale, una marca ad “ombrello” che racchiuda le varie eccellenze del sistema umbro e sia condivisa il più possibile da vari settori produttivi (turismo, agricoltura cultura, artigianato, trasporti, attività produttive) per valorizzare non soltanto il turismo umbro ma si riveli capace di configurare un’operazione strategica di sistema». Recita così il bando della Regione, pubblicato sulla piattaforma Albo dei fornitori regionale, che manda, sostanzialmente, in pensione i tre ceri di Gubbio, come fin qui li abbiamo conosciuti, almeno per gran parte delle principali relazioni. Un milione e mezzo di euro, in tre anni, per progettare un nuovo marchio e i prodotti di comunicazione. Poi, atri due milioni, per aggredire i mercati di Germania e Stati Uniti. Circa ottocento mila per il primo anno e seicentomila per i secondi due anni. Uno sforzo significativo a cui si aggiungeranno le risorse necessarie per acquistare spazi pubblicitari dove far circolare questo materiale e quelle necessarie a produrre una nuova segnaletica (un costo attualmente non quantificato ma dalle grandi cifre se si tiene conto, ad esempio, dei parchi, dei musei e di tanti altri luoghi) e tutti i materiali necessari per l’uso del nuovo marchio. Insomma l’Umbria della post pandemia vuole scommettere sull’immagine, ‘svecchiare’ gli strumenti disponibili, presentarsi al mondo con un nuovo look.

L’assessore regionale «La gara europea per l’affidamento dei servizi relativi al nuovo branding regionale – è quanto dichiara a Umbria24 Paola Agabiti, assessore regionale al Turismo – è un elemento qualificante della nostra strategia di posizionamento turistico-culturale. La scelta di puntare ad una ‘marca a ombrello’, in linea con le più avanzate esperienze italiane ed europee, ci consentirà di presentare il sistema Umbria come un unicum, all’interno del quale ci sarà spazio per tutte le possibili declinazioni. Dalla ricettività ai servizi turistici, dalle proposte culturali alle eccellenze eno-gastronomiche, dall’artigianato alle proposte dei Comuni, dai cammini alle ciclovie. È un progetto, attraverso il quale, sarà possibile un vero salto di qualità, tramite la valorizzazione del turismo esperienziale e mettendo in sinergia le eccellenze, le unicità e le originalità umbre, anche rispetto alle esigenze e alle aspettative dei mercati internazionali. Tutto ciò sarà rafforzato da profonde innovazioni anche rispetto al tema della comunicazione, a partire dallo sviluppo degli strumenti digitali».

Marchio ombrello L’Umbria, fino ad oggi ha utilizzato il marchio ‘ombrello’ con le stesse finalità che sono precisate nell’attuale bando, ovvero nel tentativo di esprimere le eccellenze del sistema culturale e identitario della regione, nelle varie declinazioni: dall’ambito turistico, a quello economico.  Non ci sarebbe quindi una rottura, con il passato, sul piano del metodo. Tantomeno sui motivi che ispirarono il vecchio logotipo. E’ robusta la ricerca che certifica come i Ceri non abbiano una connotazione localistica, ma siano in grado di esprimere una identità ben più ampia. La rottura semmai è da individuare in una ragione estetica. Il cui valore dato dal capitolato di gara è di 175.000. Per quanto riguarda, invece, il claim ‘Umbria cuore verde d’Italia’, ci si limiterà ad un semplice adeguamento. Anche questo aspetto, potrebbe fare pensare a una sorta di continuità con il passato, tranne che per una ragione estetica.

Scenari Un riferimento preso a modello potrebbe essere quello del Trentino Alto Adige. Qui però – è importante precisare – il lavoro che ha portato alla realizzazione di un nuovo logotipo, è partito dalla creazione di un intero sistema dell’accoglienza nel territorio, che non ha eguali nel resto d’Italia. Sarà un compito non facile per l’agenzia che si aggiudicherà il lavoro, sintetizzare una identità comune per l’Umbria, riconoscibile e soprattutto condivisa da tutta la comunità regionale. L’intuizione di cinquanta anni fa di usare i tre Ceri di Gubbio è riuscita a dare un simbolo comune ad una comunità dall’identità fragile per ragioni storiche unanimemente riconosciute. Quando, dopo il duemila, si iniziò ad usare il ‘bollo rosso con i tre ceri’, con le stesse motivazioni che si intende perseguire con il nuovo logotipo, il processo fu accompagnato da una strategia di comunicazione articolata che produsse eventi, progetti di comunicazione e anche il coinvolgimento di diversi attori istituzionali, del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’economia, arrivando a identificare tutta la presenza dell’Umbria a ‘Expo 2015’. Da più parti viene auspicato che la voce di operatori economici, esperti di comunicazione e il variegato mondo degli utilizzatori potenziali del nuovo ‘ombrello’ possa avere una occasione in cui esprimersi.

Sfida Non mancano all’Umbria elementi fortemente identificativi, a partire da figure, simboli, riti, luoghi e opere note nel mondo. Ma l’equilibrio tra le varie dimensioni – non secondaria quella religiosa rispetto a quella laica -, la capacità di sintesi, l’immediatezza e la potenza dell’immagine, insieme all’innovazione e al senso di appartenenza, rendono gli elementi identificativi poco più che una premessa.

La replica Nel corso del pomeriggio l’assessorato di Agabiti, in una nota, precisa che «non è e non è mai stato in discussione l’utilizzo del logo istituzionale dei Ceri di Gubbio della Regione Umbria». Un concetto peraltro chiarito in modo preciso da Umbria24 che, all’inizio di questo articolo, ha spiegato fin dal primo istante che non si tratta di una modifica al simbolo istituzionale. La Regione conferma che si tratta del «marchio a ombrello», utile a sostenere la promozione turistica, e parla di «infondate notizie di stampa»; infondatezza che quindi facciamo fatica a capire in cosa consista.

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