di Mar. Ros.
Ancora caldo il tema dell’Aia per l’inceneritore Terni biomassa visto che la decisione della Conferenza dei servizi è stata rinviata. Al vaglio del sindaco, Leopoldo Di Girolamo, la valutazione di impatto sanitario dell’impianto di via Ratini, redatta dall’Usl Umbria 2. Si tratta di un documento, per certi versi ritenuto rivoluzionario per l’approccio senza precedenti utilizzato, che si basa su uno studio prodotto dalla società proprietaria dell’inceneritore e sui dati Arpa ed evidenzia tanto l’incremento di agenti inquinanti dovuti a quella attività quanto le conseguenze che questi avrebbero sui cittadini della Conca. Tanto per dare un dato, il solo aumento di polveri sottili di tipo Pm 2,5 determinerebbe nell’arco di 70 anni e sulla base della popolazione ternana (110 mila abitanti circa) 3 casi di mortalità in più rispetto al normale, per malattie cardiovascolari e 0,5 per patologie respiratorie.
Aia per Terni biomassa Come sempre, le cifre sono da intendersi come stime ma dal punto di vista tossicologico, quanto riportato da Usl Umbria 2 è incontrovertibile: nella zona dell’inceneritore la concentrazione di agenti inquinanti è superiore che altrove, per esempio per quanto riguarda gli Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici tipo benzo(a)pirene) che, secondo quanto indicato nel documento Asl, a Terni (di base) è già superiore al valore limite di 0,2 microgrammi per metro cubo che equivarrebbe ad un +29 casi di tumore su 1 milione di abitanti in 70 anni. L’incremento di Ipa da inceneritore Terni biomassa, si stima che sulla stessa base temporale e lo stesso numero di cittadini possa incidere sul rischio di neoplasie (un ulteriore +1,4 casi; stima che nella zona dell’impianto sale a +3,46). Discorso simile vale per i metalli pesanti, tra cui l’arsenico, si stima Terni biomassa accrescerebbe dello 0,00034% l’incidenza di tumori (+3,4 casi su un milione in 70 anni). L’esposizione aggiuntiva al Pm 10, è scritto nella valutazione, aumenta in media il rischio di neoplasie di 3,3 casi, sempre su base 1 milione e in 70 anni; nella zona dell’inceneritore la stima cresce di oltre 5 unità).
Decisione rinviata Oltre i dati forniti dall’azienda sanitaria locale in questo studio, sulla scelta di concessione Aia pendono le pressioni della società gestrice dell’inceneritore che non solo contesta agli enti i ritardi nella valutazione ma si fa forza sul fatto che l’Autorizzazione integrata ambientale non potrà che avere un aspetto migliorativo rispetto all’attuale quadro emissivo; sì, del singolo impianto ma calato nel contesto come ha voluto fare l’Usl2 forse ha un peso diverso. Al primo cittadino l’ardua sentenza.
@martarosati28
