di Daniele Bovi
Non passa in Umbria nessuno dei 15 treni individuati martedì come a rischio per la frequenza delle aggressioni ai danni del personale delle Ferrovie dello Stato. A fare la lista sono stati sindacati e Trenitalia nel corso di una riunione che c’è stata martedì a Roma dopo quanto successo a Milano nei giorni scorsi, dove un capotreno è stato aggredito a colpi di machete. Su quei 15 serve «subito una maggiore presenza delle forze dell’ordine in mancanza della quale – assicurano azienda e rappresentanti dei lavoratori -, al fine di garantire l’incolumità e la sicurezza dei lavoratori e dei clienti, il servizio non verrà effettuato».
Episodi continui Benché nessun treno a rischio corra sui binari umbri, di sicuro la situazione per il personale dell’azienda è tutt’altro che semplice. Come nel resto d’Italia, i convogli più a rischio sono quelli notturni e secondo i dati forniti martedì dalla Cisl nella regione il 20 per cento del personale di bordo nell’ultimo anno ha subito aggressioni fisiche, «senza contare quelle verbali». «Gli episodi – dice a Umbria24 Fabio Ciancabilla della Fit Cisl Umbria – sono continui. Il capotreno è oggetto con frequenza elevata di ingiurie, mentre sono di meno gli episodi in cui si viene alle mani». Protagonisti sono sia gli italiani che gli stranieri e il problema è «la solitudine del capotreno».
Capotreno solo «Spesso sul convoglio – continua Ciancabilla – ci sono solo il macchinista e il capotreno; se sono fortunati, e non lo sono spesso, c’è la Polfer che però soffre di carenze d’organico o qualche ufficiale delle forze dell’ordine in borghese che si trova lì per viaggiare e che decide di intervenire». Martedì la Polfer di Marche e Umbria si è incontrata con Trenitalia per mettere a punto le strategie ma c’è da fare i conti, come accennato, con la scarsità di uomini e donne a disposizione. «Ad alimentare il fenomeno delle aggressioni al personale – spiega la Cisl -, è il libero accesso alle stazioni e la possibilità, di chiunque voglia, di salire in treno sprovvisto di biglietto. In tali condizioni spesso le aggressioni colpiscono anche i nostri colleghi che presidiano le stazioni, ricordiamo, infatti, il recente ferimento di un capo stazione a Ponte San Giovanni colpito da una bottiglia rotta da un balordo durante la notte».
Le richieste Le richieste del sindacato vanno da un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine, l’istituzione di un presidio di protezione aziendale dato che l’Umbria è l’unica regione ad esserne priva, squadre che si dedichino alla lotta all’evasione supportando il personale di bordo e riassegnazione al capotreno dello status di pubblico ufficiale «a garanzia del suo esercizio». In caso nessun provvedimento venga preso dalle istituzioni e dall’azienda la Cisl si dice pronta alla sospensione dei controlli a bordo.
Twitter @DanieleBovi
