di M.T.
La cronica malattia del lago Trasimeno è sistematicamente segnalata dai tanti ‘termometri’ che ne indicano la capacità, l’evoluzione nel tempo, ma anche i fattori ambientali che ne determinano l’avanzamento, oltre che l’antropizzazione dell’area e l’incidenza delle attività economiche. Poi ci sono le ipotesi di soluzione del problema, prospettate da più fronti e di differente natura: da quelle relative all’immissione di acqua da nuove fonti, fino a immaginarla dalla diga di Valfabbrica e Casacastalda oppure enormi interventi di bonifica e di rifacimento di darsene, fondali e sponde. Si aggiungano i monitoraggi dal satellite, la documentazione storica che ne fotografa una sua fragilità atavica e le tantissime pubblicazioni giornalistiche che ne segnalano una condizione preoccupante fino a immaginarne l’estinzione. Di recente la Regione Umbria ha prospettato un commissariamento che conferirebbe strumenti fuori dall’ordinario.

Il giorno dopo ferragosto, data che storicamente richiama l’attenzione sullo stato di salute del lago, non fosse per l’apice della siccità unitamente alla calura, l’ex sindaco di Magione Giacomo Chiodini, si è esercitato nella pubblicazione di una semplice scheda che mette a confronto il lago Trasimeno con i principali laghi italiani, dalla quale emerge la singolare fragilità dovuta principalmente alla nota scarsità d’acqua per la vasta superficie e la ridottissima profondità dei fondali.
Il Trasimeno ha una superficie di 124,29 chilometri quadrati (solo il Garda e il Maggiore sono più grandi) ma con una profondità media di 4,7 metri, rispetto ai 133 del Garda, ai 177 del Maggiore, ai 154 del lago di Como, agli 81 di quello di Bolsena, ai 123 di Iseo, agli 88 di Bracciano e ai 134 di Lugano. Conseguentemente nessuno tra i suddetti laghi ha una quantità d’acqua paragonabile: il valore del Trasimeno è 0,586 per chilometro cubo: quello che più si avvicina è Bracciano con un valore dieci volte maggiore ovvero 5,05, ma il Garda ha un valore di 49, il Maggiore di 37, quello di Como di 22 e così via. Rispetto a Bolsena e al lago di Como che hanno una superficie paragonabile al Trasimeno il volume d’acqua è 15 volte meno nei confronti del primo e 40 volte nei confronti del secondo.
«Solo evidenziando queste particolarità – afferma Chiodini a proposito delle caratteristiche uniche del lago umbro -, e i rischi connessi, si potrà porre la “questione Trasimeno” all’attenzione delle istituzioni italiane ed europee. Le uniche che possono assicurare investimenti adeguati a nuove adduzioni idriche in grado di ampliare provvidenzialmente il bacino imbrifero, ovvero l’area che raccoglie le acque che alimentano il lago. Non è un lago come gli altri, ha una grande superficie ma una scarsissima profondità. Anni consecutivi di bassa piovosità e alte temperature possono rompere irrimediabilmente l’equilibrio idrico che fino a oggi ha assicurato – seppur con cicliche crisi – il fisiologico abbassamento e innalzamento del livello».
