Da sinistra Fioroni, Fedriga, Butti e Tesei

di Danilo Nardoni

Promuovere una stretta collaborazione tra governo, Regioni e province autonome sull’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, facendo sistema tra tutte le componenti istituzionali nella fase di programmazione e attuazione della transizione digitale, con l’obiettivo di valorizzare in maniera sinergica le risorse del Pnrr e dei fondi strutturali della programmazione 2021-2027. Sono gli obiettivi dell’accordo di collaborazione «Insieme per la trasformazione digitale» sottoscritto venerdì mattina a Perugia da Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, e da Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome.

L’accordo «La trasformazione digitale del Paese è una sfida che non possiamo permetterci di perdere – le parole di Butti -. Per affrontarla al meglio oggi ufficializziamo una nuova e più stretta collaborazione con le Regioni e le province autonome. Facciamo fronte comune verso uno stesso obiettivo: garantire la semplificazione dei processi amministrativi, favorire la gestione, lo scambio dei dati e delle competenze per una Pubblica amministrazione sempre più vicina, semplice e inclusiva per cittadini e imprese. Con l’accordo firmato oggi poniamo le basi per una cooperazione e una collaborazione costante e costruttiva che porti il nostro Paese a essere digitalmente avanzato, connesso e sostenibile entro il 2026».

Fedriga «L’accordo segna un passo in avanti importante per accelerare il processo di digitalizzazione del Paese e rafforzare l’innovazione tecnologica in modo che sia sempre più sostenibile, sicura, efficace e inclusiva – afferma Fedriga -. Con il sottosegretario Butti abbiamo definito la futura road map tracciata dalla Strategia del decennio digitale europeo al 2030. Come Regioni, puntiamo alla costruzione di un “Sistema nazionale per la trasformazione digitale (Sntd)” con l’obiettivo di mettere alla pari tutte le componenti istituzionali nel quadro di un vero e proprio “sistema nazionale” di cui facciano parte governo centrale, Regioni e Province autonome, gli Enti locali, con ogni componente istituzionale che abbia un ruolo chiaro e ben definito e con un sistema che sia aperto anche a tutto il partenariato istituzionale, economico e sociale. Il Comitato interministeriale per la transizione digitale rappresenta quindi il luogo permanente di confronto a livello nazionale sul tema, dove definire collegialmente le misure legate all’attuazione del Pnrr, che destina oltre il 20 per cento dei fondi – pari a più di 40 miliardi di euro – alla trasformazione digitale della Pubblica amministrazione».

Le procedure «Noi – ha aggiunto – rischiamo di rimanere totalmente esclusi da fette di mercato e di opportunità per le nostre imprese e cittadini se non andiamo verso una digitalizzazione importante». «Si tratta – ha sottolineato Fedriga – di un rafforzamento della collaborazione tra la Conferenza delle Regioni e il Governo nell’ambito digitale perché le grandi sfide del Pnrr al 2026 devono trovare una pubblica amministrazione in grado di innovarsi e una infrastruttura in grado di reggere l’innovazione». Fedriga, dopo avere ricordato che in Italia c’è una situazione diversificata da regione a regione, ha poi affermato: «Penso che dobbiamo sfruttare le peculiarità delle singole regioni per creare un sistema nazionale che funzioni. Il rischio sarebbe quello di centralizzare il tutto e non avere le risposte necessarie. Devo dire che il Governo e il sottosegretario Butti hanno capito la situazione e su questa direzione si sta sviluppando una collaborazione importante». La cosa che preoccupa il presidente della Conferenza delle Regioni in questo percorso di trasformazione digitale «non è né l’infrastruttura né i software, ma cambiare le procedure». «Tutti i procedimenti dentro alla pubblica amministrazione devono digitalizzarsi altrimenti si rischia semplicemente di mettere su schermo quello che prima stava su carta e sarebbe un fallimento».

Tesei Secondo la presidente Tesei «la trasformazione digitale non è un settore d’intervento a sé stante, ma può essere sostenuta solo mediante una visione veramente trasversale e condivisa a tutti i livelli amministrativi e privati. L’armonia complessiva delle politiche che riguardano l’innovazione e la digitalizzazione deve essere strutturata e diretta come gli strumenti di un’orchestra musicale». Quanto all’accordo, Tesei ha sottolineato che «mira a strutturare lo spartito per un’armoniosa collaborazione tra Stato, Regioni e Province autonome». «Lo spirito di collaborazione e confronto che si è esibito durante l’evento – ha aggiunto la presidente – dimostra la concretezza di una visione di una pubblica amministrazione che può essere davvero agile, efficiente e centrata sul cittadino. Una visione che, come presidente della Regione Umbria, non posso che essere lieta di rappresentare con grande entusiasmo».

Il confronto Fioroni ha invece parlato di «un importante momento di confronto in cui il settore privato ha incontrato il settore pubblico per individuare il futuro dell’innovazione e del digitale. In questo meeting, il mondo della Pubblica amministrazione ha incontrato anche alti profili del settore privato per confrontarsi sulle nuove sfide in materia di innovazione tecnologica e digitalizzazione. «Come il jazz – ha proseguito Fioroni – la politica è caratterizzata da tensioni e dissonanze, ma anche da momenti di armonia e sinergia. Durante l’evento non solo abbiamo avuto il piacere di ascoltare come lo Stato e le Regioni stiano creando una partitura jazz unica, attraverso la collaborazione rappresentata dall’accordo, ma anche come ogni regione, con la sua nota distintiva, contribuisce a un’opera complessa e coerente, affrontando dissonanze e contrasti con fiducia per creare un’armonia sinergica con l’ecosistema privato».

IA Nel corso della mattinata si è parlato anche di intelligenza artificiale, tema sul quale Butti ha annunciato di voler costituire «un gruppo di esperti per innovare la strategia che già esiste sull’intelligenza artificiale». «Non siamo per la limitazione della tecnologia – ha spiegato Butti -, ma siamo per limitare semmai gli effetti devastanti dell’applicazione della tecnologia, perché è fuori dubbio che l’intelligenza artificiale abbia in sé un potenziale straordinario, che si può utilizzare nel modo migliore, ma anche in quello peggiore. È la tecnologia che deve essere al servizio dell’uomo, e non il contrario. Credo che quanto accaduto in Europa con questo nuovo regolamento sull’intelligenza artificiale, che fissa anche degli aspetti etici per noi molto importanti, sia da attenzionare nel modo migliore».

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