di Marco Torricelli
Magari è solo un’impressione. Magari pure sbagliata. Ma, appunto, l’impressione è che – al di là delle frasi ad effetto e della ovvia affermazione del ruolo, i sindacati nazionali abbiano deciso che è ora di darci un taglio e che la vertenza Ast va chiusa in fretta. Mercoledì, per dire, si è deciso di cominciare prima del previsto: l’appuntamento è per le 13. Le visite – a stretto giro – dei segretari, lunedì Maurizio Landini (Fiom), martedì Marco Bentivogli (Fim) e Mario Ghini (Uilm), portano a pensare questo.
Delrio Tanto più che da Bruxelles arriva un nuovo messaggio dal sottosegretario Graziano Delrio: «La trattativa di Terni credo debba trovare una svolta. Posso dire con assoluta certezza di dati che l’attuale piano industriale aiuta a mantenere occupazione, sito produttivo, tutte e due le linee, c’è il trasferimento di Torino, c’è l’assenza dei 530 licenziamenti con una mobilità volontaria, e quindi credo che su queste basi l’accordo sia possibile e a portata di mano. Spero che tutti abbiano a cuore prima di tutto il bene delle famiglie di Terni e quello del sito industriale e del territorio ternano, perché altre valutazioni di tipo più generale, che non riguardino esattamente la trattativa in corso, andrebbero a portare esiti difficili. Dall’Europa non ci aspettiamo altro rispetto a quello che ha già garantito e cioè l’impegno assunto a suo tempo di valorizzare il sito produttivo». Il commissario Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha già fatto sapere di non voler riaprire il caso da un punto di vista della concorrenza.
Ghini Nel pomeriggio il segretario nazionale della Uilm ha partecipato ad una riunione del direttivo della segreteria ternana del sindacato ed è stato chiaro: «La trattativa è difficile, ma abbiamo fatto tanti passi in avanti, anche se manca ancora un passettino che, come come al solito, spesso è quello più difficile. Sta alla capacità di tutti noi trovare le soluzioni migliori. Questione salariale, perché non è ancora sufficiente quello che è sul tavolo, ditte terze e clausola di salvaguardia dell’azienda rispetto alle 290 eccedenze sono i due punti più delicati».
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Bentivogli Nella mattinata di martedì il segretario nazionale della Fim, Marco Bentivogli è stato chiarissimo, nell’assemblea con gli iscritti al sindacato: «Ovviamente non siamo noi quelli che vogliono un accordo a tutti i costi – ha scandito in risposta a Maurizio Landini, ma bisogna fare tutti ogni sforzo perché un accordo sia possibile. Noi andiamo all’incontro di mercoledì al Mise con spirito costruttivo, ma è ovvio che l’azienda dovrà dimostrare di fare altrettanto».
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Landini A ben vedere, anche il passaggio di Landini per Terni – lunedì, per un’assemblee con gli iscritti – ha confermato questa impressione: toni decisi, affermazioni di principio, rivendicazione della propria identità, ma alla fine il senso è stato chiaro: si va all’incontro di mercoledì per cercare un’intesa.
L’assemblea Nel corso dell’incontro con gli iscritti Fiom, il segretario nazionale ha difeso la decisione presa domenica dalle Rsu di Ast ed ha ribadito quelle che sono le condizioni considerate irrinunciabili per il sindacato – il piano industriale, la difesa del posto di lavoro anche per i lavoratori delle ditte esterne e il contratto integrativo, per il quale verrà presentata una proposta specifica – mandando anche un messaggio diretto a Graziano Delrio.
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Vinti L’assessore regionale Stefano Vinti condivide la posizione espressa dal segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, in merito alla vicenda dell’acciaieria di Terni, quando afferma che «non si può fare un accordo a tutti i costi». Secondo Vinti «il non accettare qualsiasi tipo di accordo va di pari passo con la consapevolezza che il buon esito della vertenza Tk-Ast rappresenterebbe un traguardo importante per tutti i lavoratori italiani che, in questa fase, stanno pagando i costi più alti della crisi economica».
Ilserv Lunedì, proprio mentre Landini si metteva in viaggio per Terni, però, era arrivata la notizia vera: dal 13 novembre scorso 207 lavoratori di Ilserv sono stati posti in cassa integrazione straordinaria – «Resta inteso – è scritto nella lettera che hanno ricevuto – che la cassa integrazione troverà effettiva applicazione immediatamente dalla data successiva al periodo di utilizzo delle ferie residue» – fino a data da destinarsi. Sarà interessante capire, a questo punto, come farà Ast a far ripartire gli impianti, visto che quei lavoratori sono indispensabili perché ciò possa avvenire.
La trattativa Mercoledì, comunque, al Mise – si inizierà alle 13, più o meno – riparte la trattativa sul piano industriale ed è molto probabile che, magari con un’altra tirata fino a notte, si arrivi alla stesura di un documento che possa somigliare ad un accordo da mettere poi – magari giovedì – all’esame di una nuova assemblea dei lavoratori.
Il lavoro La fabbrica, o almeno una piccola parte di essa, quando al Mise si inizierà la discussione, avrà già ripreso a marciare: quadri e impiegati, Aus, Centro di finitura, Aspasiel, mensa e cassa mutua saranno infatti al lavoro. Giovedì – salvo clamorose rotture – toccherà al Tubificio; venerdì alla Società delle fucine; sabato a Pix1 e Titania; domenica a Pix2; lunedì infine all’Acciaieria e al Treno al caldo. Per ogni reparto, ovviamente, è prevista la ripresa delle attività anche delle ditte sterne collegate. E qui torna, prepotentemente, a riproporsi la questione Ilserv.
Area di crisi complessa Il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Andrea Cavicchioli, lunedì ha intanto depositato un atto di indirizzo nel quale chiede «l’immediata attivazione del sindaco nei confronti della Regione dell’Umbria e del Mise con ogni atto diretto ad ottenere il riconoscimento dello status di area di crisi complessa per il territorio di Terni e Narni, promuovendo le iniziative necessarie per l’obiettivo, con il coinvolgimento di tutte le articolazioni e rappresentanze economico sociali locali e regionali».
Le motivazioni Il territorio di Terni e Narni, dice Caviccholi, «ha tutte le caratteristiche per ottenere lo status di area di crisi industriale complessa, tenendo conto della situazione oggettiva dei settori siderurgico e chimico e conseguentemente per poter adottare il piano di riconversione e riqualificazione dell’area previsto dalla normativa in questione, che consente la possibilità di interventi mirati caratterizzati da maggiore flessibilità rispetto al passato, con l’indicazione specifica delle risorse e degli obiettivi, delle azioni e degli strumenti attivabili per un percorso di sviluppo».
