di Marco Torricelli
Il tempo, per ricevere la tanto attesa chiamata per un nuovo incontro nel quale riaprire la trattativa con ThyssenKrupp, è scaduto e per i sindacati ternani si profila una decisione difficile.
Renzi Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, è tornato a parlare di Ast nel corso della riunione della direzione del Partito democratico: «Il governo – ha detto – ha un ruolo di mediazione, il ministro Guidi questa mattina ha parlato per l’ennesima volta con la proprietà tedesca, continueremo a farlo nelle prossime ore».
ThyssenKrupp Il problema è che secondo l’agenzia AdnKronos «la multinazionale tedesca ha confermato il sostegno alla linea fin qui sostenuta dal management dell’Ast, che ha aperto una procedura di mobilità per 537 lavoratori dopo il fallimento del negoziato con governo e sindacati».
Sindacati contro Dal premier, però, anche l’ennesimo attacco al mondo sindacale, perché secondo lui «una parte dei sindacati gioca la piazza contro il governo è a mio giudizio sbaglia. Perché quella di Terni è una piazza che fa pensare, perché parte dei cittadini si rivolta anche contro i sindacati».
Nuovi scioperi? Le Rsu di stabilimento erano state chiare nel «ritenere che debba essere riconvocato in tempi rapidi il tavolo governativo», annunciando che «se entro lunedì» non fossero arrivate novità, avrebbero organizzato «tempestive iniziative di lotta tese ad ottenere tale convocazione».
Boldrini Poi c’era stato l’incontro di domenica ad Assisi con la presidente della Camera, Laura Boldrini e gi impegni assunti da quest’ultima. che aveva parlato della possibilità di allargare la pletora di chi – con risultati per la verità fino ad oggi non entusiasmanti – si occupa della faccenda. Resta da capire se, e sa mai come, questa presa di posizione della presidente della Camera potrà influire sulle decisioni dei sindacati
I LAVORATORI CON LAURA BOLDRINI: IL VIDEO
L’amianto Una delle fiches che il governo potrebbe giocare – ma servirebbe una sollecitazione forte da parte dei sindacati – è quella relativa al pacchetto-amianto: allo stato attuale, infatti, quella esistente è una situazione anomala e nella quale è stata ratificata dal governo una curiosa differenziazione tra gli impianti della ThyssenKrupp di Terni e quelli, ormai dismessi, di Torino.
Benefici personalizzati Mentre per lo stabilimento torinese, infatti, la possibilità di accedere ai benedici della normativa prevista per i lavoratori esposti all’amianto, è stata estesa a tutti – sulla base del criterio secondo il quale era lo stabilimento nel suo complesso ad essere interessato dal fenomeno – a Terni è avvenuta una cosa diversa: i benefici sono stati concessi – fino al 1989 in alcuni casi e fino al 1991 in altri – solo ad un determinato numero di soggetti – operai e impiegati – sulla base di criteri ‘personalizzati’ e non generalizzati.
L’estensione Se il governo decidesse di fare questo tipo di rilancio – basterebbe togliere, dall’atto di indirizzo che venne approvato quando vennero concessi i benefici e che conteneva la dicitura ‘TyssenKrupp Torino’, la parola Torino e, di colpo, a Terni si aprirebbe la strada per un esodo di un numero di persone compreso tra le 100 e le 150, che approfittando di quella opportunità potrebbero raggiungere la soglia della pensione. Risolvendo uno dei problemi relativi alla trattativa in corso.
Chi intanto se ne va Tra i lavoratori, intanto, sembra essersi momentaneamente arrestata la ‘corsa’ verso l’accettazione dei 61 mila euro netti di buonuscita: chi accettasse oggi, infatti, a differenza da chi lo ha fatto nei giorni scorsi – come il lavoratore che ne ha parlato con Umbria24 – non avrebbe certezze sui provvedimenti aggiuntivi, tipo la mobilità, e quindi adesso c’è attesa per il possibile nuovo accordo. Se e quando si farà.
«ECCO PERCHE’ ME NE VADO»: IL VIDEO
San Valentino Anche il santo patrono della città, San Valentino, è stato intanto ‘coinvolto’ nella lotta dei lavoratori, ai quali continuano ad arrivare gli attestati di solidarietà più diversi. Un caschetto blu da operaio è stato posizionato sulla statua che da qualche mese è stata installata alle spalle della cattedrale a lui dedicata. In estate un’iniziativa analoga era stata messa in atto per una motivazione diversa: su quella stessa mano era apparsa una sciarpa rossoverde. Ma tanto lui, il santo, non se la prende.
Consiglio comunale Nella mattinata di lunedì i capigruppo in consiglio comunale si sono visti per decidere sulla proposta fatta dal presidente del consiglio, Giuseppe Mascio: interrompere le attività istituzionali in attesa degli eventi. In sostanza si trattava di annullare il consiglio comunale previsto per il pomeriggio di lunedì. Ma la cosa non è passata e il consiglio inizierà regolarmente. Se poi finirà, anche, regolarmente, lo si scoprirà solo vivendo.
La più grande manifestazione «La manifestazione sindacale di venerdì – dichiara il sindaco Leopoldo Di Girolamo – segna un punto molto importante nella storia della nostra città e contiene messaggi che tutti dobbiamo essere in grado di cogliere. Indipendentemente dal numero esatto dei partecipanti, 15 o 30 mila, è stata sicuramente la più grande manifestazione che la città ricordi. Più di quella del 2004 in difesa del Magnetico, più di qualsiasi altra manifestazione politica o istituzionale. Quando la testa del corteo è entrata in una piazza della Repubblica già affollata, la coda doveva ancora partire da viale Brin. E lungo il percorso che il corteo ha attraversato c’erano centinaia, migliaia di cittadini a salutare, incoraggiare e solidarizzare con i partecipanti. C’era tutta Terni. Non sono stati solo i commercianti del centro a rimanere chiusi, ma anche quelli delle periferie: da borgo Bovio a borgo Rivo, da Cospea a Cesure, fino a quelli di Narni. E c’erano gli studenti, i lavoratori delle cooperative, quelli della scuola, della sanità, degli enti locali. Ed i lavoratori delle altre imprese, da quelle in difficoltà quali la Sgl Carbon, della Merloni, a quelle che ancora riescono a tenersi sul mercato. E gli artigiani, gli ordini professionali, i titolari di piccole imprese. Ed i pensionati. Quelli che hanno speso una vita dentro la fabbrica, che è stata non solo fonte del reddito indispensabile a realizzare alcuni progetti di vita, ma luogo fondamentale di formazione, di relazione, di identità. Questo stringersi assoluto, totale, della città intorno alla sua fabbrica simbolo testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, il legame profondo ed indispensabile della ‘Terni’ con la città».
La storia della città «Perché la storia della ‘Terni’ – prosegue il sindaco – è in gran parte la storia della città, ancora oggi. Qualcuno in questi anni ha messo in discussione questo legame, ha postulato il fatto che la città potesse fare a meno della sua fabbrica, che fosse ora di superare la produzione manifatturiera pesante, a causa delle servitù sociali ed ambientali che provoca, per passare ad altre tipologie di produzione di ricchezze: piccola impresa artigiana, servizi, turismo. Quanto accaduto in questi due anni, e soprattutto quanto visto venerdì, ci conferma invece che tutte queste attività dobbiamo certamente farle crescere ma non allo scopo di sostituire la produzione di acciai speciali, ma di integrarla, fornendo ai nostri giovani alternative di lavoro. A Terni ed all’Acciaieria si è stretta tutta l’Umbria. Tutti i 93 comuni umbri hanno aderito alla manifestazione e moltissimi di loro, oltre sessanta, erano presenti con i sindaci ed i gonfaloni, così come la Regione ed i parlamentari. Perché Ast non è fondamentale solo per Terni, ma per tutta la Regione, costituendone un fattore indispensabile di produttore di ricchezza, di lavoro, di tecnologie».
Le contestazioni «Era legittima la preoccupazione – aggiunge Di Girolamo – che il clima di forte tensione che si respirava in città potesse portare ad episodi che mettessero a rischio l’ordinato svolgersi della manifestazione. Ed invece, diversamente da quanto accaduto a Torino, tutto è avvenuto senza alcun incidente. È stata un’ulteriore prova di maturità e democrazia dei lavoratori e dei cittadini ternani. Durante il comizio gli interventi dei leader nazionali dei sindacati hanno subito la contestazione di una parte dei partecipanti. Un fenomeno che si è verificato in forma anche più clamorosa nei giorni precedenti nei confronti degli amministratori comunali, in primo luogo il sottoscritto. Sono contestazioni che provocano amarezza in chi, in questi due anni e mezzo, ritiene di aver fatto di tutto per cercare di dare una soluzione positiva ad una vicenda così complessa e straordinaria quale quella che sta vivendo AstST. Di aver speso tutto quello che il suo ruolo gli ha consentito di fare. Al di là di quanto, con tutto il cuore, vorremmo fare».
La partecipazione «L’ho fatto – dice ancora il sindaco – assicurando presenza e partecipazione a tutte le iniziative assunte dalle rappresentanze dei lavoratori a difesa della integrità e del futuro del sito aziendale: scioperi e manifestazioni, da quella del 4 giugno con la famosa ‘manganellata’, al blocco della autostrada ad Orte. Come amministrazione comunale lo abbiamo fatto assumendo iniziative autonome. Dai consigli comunali tematici nei quali abbiamo chiamato a riferire anche il Governo, alla trasferta a Strasburgo per incontrare il vice presidente J. Almunia ed i gruppi parlamentari europei. Lo abbiamo fatto portando a Terni, affinché potessero rendersi conto di persona della unicità di questa azienda, importanti esponenti dello Stato e del Governo: dal presidente del Senato, Grasso, al ministro dello sviluppo economico, Zanonato. Lo abbiamo fatto esercitando una azione diplomatica nei confronti di possibili acquirenti. Lo abbiamo fatto nella continua e comune presenza attiva, giorno e notte, al tavolo della trattativa alla presidenza del consiglio o al Mise, cercando di lavorare ad un’intesa che salvaguardasse la fabbrica ed i lavoratori».
Aumentare la pressione «Ma quei fischi e quelle urla – spiega ancora Di Girolamo – ci dicono, al di là delle nostre valutazioni, che una parte di cittadini e lavoratori non ritiene sufficiente questo sforzo e questo impegno. Dobbiamo ascoltarli. Provando, tutti insieme, a fare di più. Ma senza andare verso strade impraticabili quali quella della rinazionalizzazione o autolesionistiche quali quella del commissariamento per un supposto ‘disastro ambientale’. Ma in primo luogo incalzando il Governo italiano ad assumere con più forza la difesa dell’interesse nazionale che Ast rappresenta. Attraverso un impegno diretto più incisivo per quello che riguarda i costi energetici e la infrastrutturazione materiale, ma soprattutto aumentando la pressione verso la controparte per garantire un piano industriale che sia più rassicurante in merito al mantenimento pieno della capacità produttiva a caldo ed un incremento adeguato in quella a freddo, e tutelando l’occupazione attraverso l’adozione dello strumento dei contratti di solidarietà. Uno strumento che allo stesso tempo garantisce importanti risparmi sul costo del lavoro all’azienda ma salvaguarda il posto di lavoro».
Uniti «In secondo luogo attraverso un impegno ancora più rilevante delle amministrazioni pubbliche su ricerca, formazione ed infrastrutture. È quello che abbiamo provato a raggiungere in questi mesi di difficilissima trattativa. Riuscendoci solo in parte. Ora il confronto riprende e ci arriviamo forti della spinta che la grande manifestazione di venerdì ci dà. Ma consapevoli anche che possiamo raggiungere un risultato positivo solo se il nostro fronte continua a lavorare unito. Dividerci e rimpallarci responsabilità non fa altro che il gioco della controparte. Vanno recuperate pienamente quindi quelle crepe che si sono evidenziate in questi ultimi giorni. Attraverso un confronto schietto e costruttivo. Lo dobbiamo ai lavoratori dell’Ast, ai lavoratori dell’indotto, ma più complessivamente alla città».
