Una manifestazione per le acciaierie

di Marco Torricelli

Il fronte è delineato. E i lavoratori si ritrovano da soli. Loro, infatti, sono gli unici a non essere ancora riusciti a capire perché la situazione sarebbe migliorata. Mentre scorre il 24simo giorno consecutivo di sciopero.

LA VERTENZA AST

Gli ottimisti Venerdì, al termine dell’incontro al Mise, l’Ast aveva detto che si era svolto «in un clima positivo con la discussione di alcuni specifici punti del piano industriale già presentato nelle precedenti occasioni», mentre il governo aveva commentato che «sulla base del confronto odierno e dei colloqui che proseguiranno nelle prossime ore il governo auspica che il tavolo di martedì possa rappresentare un significativo passo in avanti per il futuro industriale dell’impianto» e per i rappresentanti delle istituzioni locali era «importante il fatto che si sia riavviato il negoziato tra le parti, entrando nel merito dei contenuti del piano illustrato lo scorso martedì dall’azienda».

I tempi Tutte affermazioni che non trovano riscontro nelle parole che, nel pomeriggio di venerdì, i delegati delle Rsu di Ast hanno pronunciato in un’assemblea improvvisata davanti ad un centinaio di lavoratori che li aspettano in viale Brin con una domanda: «Quali sarebbero le grandi novità?». E i sindacalisti hanno risposto con grande franchezza: «Noi abbiamo chiesto all’azienda, e su questo il governo ha concordato con noi, che togliesse la pregiudiziale rappresentata dalla verifica, prevista dopo 24 mesi, della situazione relativa al forno di fusione», ma Lucia Morselli non ha dato garanzie.

I volumi «Noi abbiamo chiesto che la produzione prevista (un milione di tonnellate all’anno di acciaio fuso; ndr) deve essere considerata come un punto di partenza e si deve programmare il suo incremento attraverso una politica di investimenti adeguati e sostenuto da una strategia commerciale che dia respiro ad Ast», ma anche su questo non ci sono state risposte certe.

Esuberi e ‘integrativo’ «Noi abbiamo chiesto di avviare un percorso che ci permetta di discutere del contratto integrativo aziendale, ma Ast ci propone una condizione inaccettabile rappresentata dal collegamento con gli esuberi: in poche parole ci ha detto che è disposta a mettere dei soldi sull’integrativo solo in cambio dell’aumento del numero degli esuberi e ovviamente su questa base non siamo disponibili a discutere».

Tempi stretti al Tubificio Martedì prossimo scade il termine dopo il quale potrebbe essere avviata la procedura di mobilità per i sette lavoratori dichiarati in esubero, ma «tre di loro hanno accettato l’esodo incentivato – dicono i delegati – e per i restanti quattro abbiamo chiesto che, stante la situazione, si soprassedesse dal prendere qualsiasi iniziativa, almeno fino a quando non si sarà raggiunto un accordo complessivo al Mise». Si attende una risposta.

Stipendi di nuovo a rischio Nella nota aziendale di venerdì, peraltro, era contenuto un passaggio chiaro – «occorre ricordare che il pagamento degli stipendi di novembre richiederà il lavoro di alcune settimane da parte del personale dell’amministrazione, a partire dal suo rientro al lavoro» – e che ripropone un problema già emerso ad ottobre. Tanto che un gruppo di lavoratori – che ha dato vita ad un blog (Io sto con Ast) che aggiorna costantemente i lavoratori sulla situazione – ha lanciato un appello: «È noto che gli impiegati dell’amministrazione chiudono le buste paga a cavallo tra il 18 ed il 19 di ogni mese al fine di gestire i pagamenti degli stipendi per il 27. Riteniamo importante da subito, la loro presenza e l’ingresso al lavoro già da lunedì, per poter iniziare tutte le operazioni necessarie all’erogazione degli stipendi per il 27 novembre, onde evitare ritardi sull’emissione».

Polemiche ‘social’ Intanto su Facebook – dove è già attivo un gruppo denominato ‘Difendiamo l’Ast’, con 570 membri – ne è apparso un altro, si chiamava ‘Dissidenti Ast‘, che si rivolgeva a chi non vuole la prosecuzione dello sciopero. Nel post di presentazione, infatti, si leggeva: «Se pensi che la forma di lotta attuata in Ast non porti ad alcun risultato se non quello di causare una perdita economica per i lavoratori ben oltre le peggiori aspettative; se pensi che la vertenza abbia raggiunto dimensioni tali per cui un ristretto gruppo di persone non può più arrogarsi il diritto di decidere per tutti; se pensi che il diritto di esprimere la tua opinione e partecipare al processo decisionale ti sia stato ampiamente negato; se pensi che in tutta la vicenda ci siano lati oscuri che i pochi addetti ai lavori si guardano bene dal chiarire; se pensi di essere soltanto uno strumento in mano a gruppi di potere. Allora esprimi il tuo accordo a quanto sopra cliccando ‘mi piace’». Dopo 15 ore lo avevano fatto in 13. E dopo un altro paio d’ore, la pagina è stata rimossa.

I timori Da parte dei lavoratori, qualcuno lo ha detto con chiarezza, c’è il timore che quello che si profila possa essere «un accordo al ribasso, in virtù del quale perderemmo solo noi», ma la replica dei sindacalisti è stata decisa: «Noi non lo accetteremo e, pur lavorando per cercare una soluzione negoziale, non escludiamo che martedì prossimo, quando ci ritroveremo al Mise, si possa arrivare ad una rottura definitiva».

In Germania Lunedì i sindacalisti saliranno in Germania per un incontro con il board di ThyssenKrupp: «Verificheremo se è davvero possibile un cambio di strategia sull’inox – dicono – ma anche se sono possibili investimenti concreti su Ast, così da puntare ad una produzione di 700 mila tonnellate di ‘freddo’ all’anno (un nuovo laminatoio, da affiancare alla linea 5 che verrà finalmente trasferita da Torino?; ndr), perché se aumenta il ‘freddo’ deve aumentare anche il ‘caldo’ (la produzione dei forni; ndr) da lavorare e chiederemo garanzie anche per la Società delle fucine».

Dramma Ilserv Tra la multinazionale Harsco – a cui fa capo la Ilserv – e la Tk-Ast (se non si tratta di un meschino gioco delle parti) è ormai guerra aperta, combattuta ovviamente sulla pelle dei lavoratori:  «La nostra proposta – ha fatto sapere Harsco –  è stata valutata dal cliente (l’Ast; ndr) non sufficientemente competitiva» e che «le posizioni sono risultate troppo distanti, fino al punto in cui non è stato possibile raggiungere un compromesso. Il cliente ha formalmente risposto attraverso un semplice ordine di acquisto, peraltro di durata limitata, che siamo stati costretti a rifiutare restando sempre disponibili a supportare Ast addivenendo ad un’estensione contrattuale fino alla fine dell’anno».

Cassa integrazione Tradotto e collegato a quanto avvenuto nelle ultime settimane significa che per i lavoratori della Ilserv – per tutti i circa 330, ma per 200 in particolare, in quanto interessati ai contratti di appalto che non saranno rinnovati – sta per arrivare la richiesta di cassa integrazione straordinaria che, per quelli tra loro che non potranno essere ricollocati (ci sarebbe già una nuova impresa pronta a subentrare, la Ecoindustria), si trasformerà poi in mobilità.

L’indiscrezione Il ministro Federica Guidi, peraltro, avrebbe confidato che secondo lei Ast non avrebbe intenzione di rinnovare gli appalti Ilserv in scadenza il 31 dicembre prossimo e che a suo avviso la cosa è corretta perché questo permetterebbe di evitare che all’interno del recinto aziendale ci sia un solo fornitore di servizi o, quanto meno, che uno abbia una posizione troppo rilevante.

Le associazioni datoriali E che i lavoratori siano sempre più soli lo confermano le posizioni di due associazioni datoriali. Dopo Confindustria – Stefano Neri ha parlato di «un’evidente sproporzione tra l’enormità del danno che si sta generando e questioni inerenti trattamenti economici o organizzazione di turni», incassando il plauso di Raffaele Nevi (Forza Italia): «Lo sciopero alle acciaierie si sta trasformando in un danno per l’azienda e quindi per i lavortatori» – anche Confartigianato è uscita allo scoperto, parlando di «situazione che pare stia degenerando, creando insieme ai già noti problemi legati alla crisi e alla vertenza in questione, ulteriori ostacoli per il rilancio dell’economia del territorio» e lanciando l’appello a «lavorare e dialogare».

L’assemblea Tra i temi che si intrecciano con il drammatico sciopero ternano ce n’è uno, tutto economico-finanziario, che mette fretta all’azienda e, forse, pure al governo. Mercoledì prossimo, ad Essen è in programma l’assemblea dei soci della ThyssenKrupp: ci sarà il gran capo, Heinrich Hiesinger, con tutto il Cda, ma ci saranno pure i rappresentanti della Fondazione Krupp (l’azionista di maggioranza) e i membri del supervisory board. Arrivare a quella riunione con la situazione ternana non ancora ‘normalizzata, e con le azioni in calo, per Lucia Morselli potrebbe non essere piacevole.

AST, LA STORIA IN UN MINUTO

Licenziati e riciclati Mentre al Mise si discute del possibile futuro di operai e impiegati, alcuni dei dirigenti ‘trombati’ da Lucia Morselli sono pronti a riciclarsi. Guarda caso alla Berco, l’azienda che fa capo a ThyssenKrupp, che ha già conosciuto la carinerie dell’attuale ad di Ast e nella quale ritroverebbero un altro ex: Georgios Giovanakis, che lavora già lì da tempo

I dirigenti È stato uno dei primi a finire nel mirino di Lucia Morselli. Tanto che Piervito De Florio ha fatto le valigie e se n’è andato dall’Ast, lasciando ovviamente anche la guida del circolo lavoratori. Ma non sarebbe rimasto disoccupato a lungo. Per lui, infatti, ma anche per un altro dei dirigenti ‘silurati’ di Ast, ci sarebbe già pronto un altro buon lavoro. Alla Berco, appunto.

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