Sindacati e istituzioni al Mise

di Marco Torricelli

Che la voglia di arrivare ad un risultato sia grande – forse non da parte di tutti, ma tant’è – lo dimostra un particolare. La presidente della Regione ha annullato la partenza per Bruxelles – avrebbe dovuto prendere un areo intorno alle 6 del mattino per partecipare alla riunione del comitato delle Regioni – pur di non mollare il tavolo di trattativa. Intanto al Mise, dopo la breve pausa, si punta a chiudere prima di notte.

La candidatura E si che la presidente della Regione avrebbe avuto i suoi buoni motivi per precipitarsi lassù: il presidente del gruppo Pse al comitato delle Regioni , Karl Heinz Lambertz, ha infatti annunciato che sarà proprio Catiuscia Marini la candidata a presidente del gruppo. Lambertz ha spiegato che «Marini, la prima vicepresidente del comitato delle Regioni, non è qui con noi, ma è rimasta in Italia perché ci sono trattative molto importanti su un’impresa che fa parte del gruppo Thyssen», ma la sua candidatura non viene certo indebolita per questo. La presidente-candiata, peraltro, avrebbe dovuto presentare nel pomeriggio il parere ‘Promuovere la qualità della spesa pubblica in ambiti oggetto d’intervento dell’Ue’ in occasione dell’assemblea plenaria del comitato delle Regioni. Ma anche questo impegno è stato annullato perché resterà a Roma.

Trattativa sbloccata Dopo quasi 23 ore – si è cominciato intorno alle 15 di martedì – nel corso delle quali si è praticamente girato in tondo, adesso forse la trattativa si potrebbe essere sbloccata. Ma ad una condizione: Ast non assumerebbe alcun impegno formale nei confronti delle ditte esterne e dei loro dipendenti. Nessuna ‘clausola di solidarietà’, insomma, finirebbe nero su bianco nell’accordo.

Integrativo Sul salario accessorio (Ast per l’integrativo voleva spendere poco più di 8 milioni di euro, mentre i sindacati ne chiedevano almeno 11) i passi in avanti ci sarebbero stati, ma probabilmente non saranno quelli che i lavoratori ternani speravano: su quell’altare dovranno probabilmente sacrificare qualche centinaio di euro e il punto di mediazione tra offerta e richiesta dovrebbe attestarsi su una cifrà più vicina alla prima che non alla seconda.

Vicaro ottimista Maria Antonietta Vicaro, segretario della Ugl metalmeccanici, però, alle 11.33 su Twitter fa sfoggio di ottimismo e scrive: «Vicino accordo in attesa ok su clausola terzi e integrativo-zero esuberi». Non resta che aspettarlo, questo ok.

Morselli temporeggia Perché l’impressione, invece, è che l’ad di Ast non abbia molta voglia dimettere la sua firma su un possibile accordo: non tanto e non solo per i contenuti, ma per un altro motivo. Lucia Morselli, in poche parole, non vorrebbe firmare con una fabbrica dove c’è ancora uno sciopero in corso e, soprattutto, dove le portinerie sono state di nuovo bloccate. Lo sciopero finirà giovedì e non è affatto escluso che lei punti ad un rinvio.

L’integrativo Un tema ‘caldo’ della trattativa è quello delle somme che Ast intende mettere a disposizione per il così detto ‘salario accessorio’: dai circa 8 milioni dai quali partiva – i sindacati ne chiedevano almeno 11 – Lucia Morselli si sarebbe schiodata, ma senza fare eccessive aperture. E su questo si continua a discutere. Alle 9,15 si è di nuovo in stallo. E l’ennesimo tweet, stavolta dell’ufficio stampa della Fim Cisl, annuncia una riunione «’ristretta’ con ministro Guidi

Enti locali in pressing La presidente Marini, spalleggiata dal sindaco e presidente della Provincia, Leopoldo Di Girolamo, intorno alle 8 ha fatto un rilancio importante, mettendo a disposizione un pacchetto di risorse derivanti dai fondi strutturali – che potrà essere quantificato in base alle richieste che perverranno – per il sostegno alle aziende dell’indotto Ast.

Dettagli complicati E infatti su questi temi la discussione è andata avanti, in modo serrato, per parecchio tempo – alle 6,45 erano ancora lì a mettere a punto i dettagli – e il laconico commento che usciva dal Mise era: «Ancora non ci siamo. Ci avviciniamo, ma non ancora abbastanza».

«Azienda lentissima» Invece, in un tweet delle 5.44, il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, commentava così: «Dopo 15 ore di no-stop passi avanti ma azienda lentissima ad aprire su nodi clausola sociale, salario e rinuncia a Cigs».

«Aggiustiamo i testi» Alle parole delle 4.15 di mercoledi mattina, insomma – «Aggiustiamo i testi» – si è dato seguito e un’ora e mezza dopo sembrava essere davvero vicini a quella che potrebbe essere una bozza dell’accordo da sottoporre al voto dei lavoratori. Al termine di un’autentica battaglia su ogni singolo punto in discussione: «Dei passi in avanti si sono fatti e sarebbe sbagliato negarlo e la volontà di chiudere c’è».

LA VERTENZA AST

Le polemiche sindacali Ad un certo punto della trattativa il leader della Fiom ha lasciato il Mise per raggiungere gli studi della Rai per prendere parte alla trasmissione ‘Ballarò’ e il capo ufficio stampa della Uilm nazionale, Antonello Di Mario ‏lo ha subito segnalato su Twitter: «Tra un po’ Landini lascerà la trattativa al Mise su Ast perché deve andare in Tv. Quando ‘Ballarò’ chiama…» e Angelo Nozza, della Uilm di Bergamo ha inviato un tweet al segretario nazionale Mario Ghini: «C’è chi va in tv a fare la soubrette e chi, faticosamente, tenta di salvare posti di lavoro», mentre l’ufficio stampa della Fim Cisl, sempre su Twitter scriveva: «Pluralismo Tv: Camusso a ‘Dimartedì’ e Landini a ‘Ballarò’. Era meglio Telekabul».

Clima disteso all’inizio E sì che si era iniziato in un clima che era descritto come ‘disteso’, ma quando erano arrivati ad affrontare i primi dettagli seri’ erano spuntate le prime tensioni. Quando si è cominciato a parlare del ricorso alla cassa integrazione, infatti, è emersa la prima, seria, differenza di vedute: con l’azienda che vorrebbe la ‘straordinaria’, mentre richiedendola per mancanza di ordinativi, come farà, dovrebbe essere costretta ad accettare quella ‘ordinaria’. Ma Lucia Morselli, anche su indicazione di Arturo Ferrucci, avrebbe tenuto il punto.

La trattativa diventa tesa Ma quando si è cominciato ad entrare nei dettagli, il clima si è di nuovo guastato. La ‘clausola di solidarietà’ per le ditte esterne sarebbe uno scoglio grosso, mentre più facile appare l’intesa sul contratto integrativo, con qualche concessione in arrivo dall’azienda. E così, tra una pausa e una ‘ristretta’, tra incontri bilaterali e confronti allargati, si è arrivati ad un documento che, però, viene descritto come «pieno di punti sui quali non c’è ancora accordo».

Gli ‘incentivati eccellenti’ Intanto, però, emerge qualche dettaglio in riferimento a quelli che ‘radio fabbrica’ definisce gli ‘incentivati eccellenti’: ad Andrea Maurelli – l’ex presidente del consiglio provinciale che aveva dato vita ad uno sciopero della fame durato 25 giorni e poi concluso senza che Matteo Renzi avesse esaudito la sua richiesta di incontro – che aveva già apposto la sua firma nelle carte per l’esodo già da qualche giorno, si sarebbe aggiunto in queste ultime ore anche un sindacalista: l’ex Rsu Emiliano Farinelli (Fismic) non rieletto nelle ultime consultazioni e che per il sindacato si occupa di piccole e medie imprese.

Avevano detto Prima che iniziasse l’ennesima lunga giornata di incontri, Mario Ghini (Uilm) aveva detto che «è una trattativa difficile, ma noi proviamo a cercare di chiudere: ci sono i margini e penso che, salvo sorprese, ce la si possa fare, non ci sono motivi per un ulteriore rinvio». Inoltre, spiega Ghini, «quella della cassa integrazione che riguarderebbe 400 lavoratori, per noi è un problema superato. L’azienda, che l’aveva richiesta in precedenza, aveva assicurato che se si fosse arrivati alla cifra di 290 esuberi non ce ne sarebbe stata più necessità». Per il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, invece, gli esuberi «sono stati scongiurati, ma resta la rigidità dell’azienda sulla clausola sociale perle ditte degli appalti. Inoltre l’azienda non manifesta disponibilità ad aumentare le risorse sul salario integrativo. Proseguiamo il negoziato». Maurizio Landini, invece, era entrato al Mise dicendo che «siamo qui per fare un accordo se questo è possibile. C’è il problema dell’integrativo, degli appalti e quello di evitare licenziamenti. Punti su cui trovare una mediazione come serve la conferma sugli investimenti e la durata quadriennale del piano. Se si vuole dare un futuro all’azienda dobbiamo far sì che l’accordo abbia il consenso dei lavoratori». Mentre il sottosegretario al lavoro, Teresa Bellanova, si era sbilanciata – non è la prima volta che le capita- dicendo di sperare «che oggi si possa mettere la parola fine alla vertenza Ast con piena soddisfazione delle parti. Stiamo chiudendo una vertenza molto lunga , dopo molte giornate di lotta che hanno avuto dei costi per i lavoratori e per l’impresa». E Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, parlando a margine dell’iniziativa della Cisl alla Stazione Leopolda di Firenze era stata chiara: «Io mi aspetto che finalmente questa situazione davvero incresciosa trovi una soluzione».

Federacciai Quando ormai mancava poco all’inizio del vertice, peraltro, era arrivato il duro monito di Federacciai, secondo la quale le iniziative di mobilitazione all’Ast «stanno causando un enorme pregiudizio alle aziende italiane trasformatrici di acciaio inossidabile. Vengono penalizzati i settori dei tubisti e dei rilaminatori, che rappresentano lo sbocco principale della produzione di Terni con ordinativi superiori alle 400 mila tonnellate all’anno, su una produzione italiana di 600 mila tonnellate e che si trovano oggi costretti a ricercare alternative di fornitura all’estero. Il rischio è che quando gli scioperi saranno terminati, l’azienda non avrà più gli ordinativi per poter riprendere il lavoro. In questo senso, riteniamo che forse, una più puntuale considerazione anche del mercato e dei clienti potrebbe aiutare le parti a ricercare un più rapido e condiviso accordo, nell’interesse di tutti».

Public company La deputata di ‘Scelta civica’, Adriana Galgano, presenterà giovedì mattina, nella sala stampa di Montecitorio, il progetto relativo alla costituzione di una public company «per salvare Ast e il distretto dell’acciaio di Terni». Parteciperanno anche il rappresentante del comitato dei cittadini ternani e umbri promotori del progetto, Giovanni Ceccotti, il capogruppo alla Camera Andrea Mazziotti (avvocato ed esperto di public company), il deputato Alberto Bombassei e alcuni operai dell’acciaieria.

La ‘stella’ Saranno le Rsu delle acciaierie a ricevere, il prossimo 8 dicembre, in occasione della cerimonia di accensione della tradizionale stella luminosa sulla montagna di Miranda, il premio ‘stella d’oro’. Ma un premio sarà consegnato anche al giornalista Rai Diego ‘Zoro’ Bianchi, che nella sua trasmissione Gazebo ha seguito la vicenda delle acciaierie.

Il personale Quello degli esuberi, almeno tra gli operai, non è più un problema. Nel senso che il ‘bonus’ di 60 mila euro netti ha raccolto adesioni in numero sufficiente a soddisfare le richieste dell’azienda. Anzi, ce ne sarebbero addirittura sei in più del necessario. Ma leggendo le carte presentate da Ast il 17 settembre scorso, i dubbi sono altri.

I DOCUMENTI PRESENTATI DA AST

I numeri Nel corso di una delle tante assemblee che hanno caratterizzato la lunga vertenza Ast, infatti, ai lavoratori è stato detto che Ast non avrebbe intenzione di scendere sotto i 2.400 addetti. Ma i conti non tornano. Perché in quelle carte c’era scritto che, a giugno, la forza lavoro del gruppo, complessivamente era di 2673 unità – 2235 in Ast, 218 alla Società delle fucine, 157 al Tubificio, e 63 in Aspasiel – e, quindi, con le 290 uscite, saremmo già sotto quella soglia.

Gli organici Questo confermerebbe i dubbi che sono già stati avanzati in relazione alla effettiva possibilità di riassemblare un numero di squadre – con il necessario personale – che siano in grado di garantire la marcia degli impianti a pieno regime. Ma non solo: pare confermato che mentre tra gli operai le richieste di accesso al ‘bonus’ sono state addirittura superiori alle necessità, tra gli impiegati il problema esuberi sia tutt’altro che risolto. Con tutte le possibili conseguenze del caso.

L’amianto A meno che, nella riunione al Mise, il governo non tiri fuori il jolly. Perché un emendamento inserito nella legge di stabilità potrebbe permettere di riaprire la partita-amianto, che com’è noto è stata caratterizzata da una curiosa differenziazione tra gli impianti della ThyssenKrupp di Terni e quelli, ormai dismessi, di Torino.

L’estensione Se il governo parificasse le due situazioni, a Terni si aprirebbe la strada per l’esodo di un numero di persone compreso tra le 100 e le 150 unità, che approfittando di quella opportunità potrebbero raggiungere la soglia della pensione. E tra loro ci sono proprio molti impiegati.
La richiesta Sul tema è intervenuto anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alfredo De Sio: «Credo sia opportuno valutare la giusta rivendicazione di riconoscimenti dai quali ingiustamente Terni è stata esclusa. Non stiamo parlando di dati da verificare. L’elenco fornito da Asl delle bonifiche amianto fatte dopo il 1992 negli stabilimenti di Terni dell’AST – fa sapere De Sio – consta di addirittura 61 interventi solo fino al 2010 dei quali molti sono ancora in corso. Tale distinzione, risultante da queste disposizioni, ha di fatto prodotto un orientamento omissivo da parte dell’Inail assolutamente inaccettabile, includendo i lavoratori di Torino e tendente ad escludere quelli di Terni».

Il referendum Amianto o no, comunque, pare proprio che la voglia di fare la pace sia ormai quasi generalizzata: resta da definire la questione delle ditte esterne, ma non è escluso che possa essere demandata alla trattativa da svolgere in sede di applicazione locale di un accordo che, comunque, dovrà essere preventivamente approvato dai lavoratori. Con un referendum, si era detto. Ma «se le assemblee dovessero esprimere sentimenti univoci – dice un sindacalista – potremmo anche farne a meno». Mentre un altro esprime un parere opposto: «Referendum a tutti i costi. Soluzioni diverse non ce ne sono». Tanto per capire che aria tira.

LA STORIA DI AST IN UN MINUTO

Il futuro Il panettone; suo malgrado, visti i giudizi poco lusinghieri che riserverebbe alla città, lo dovrà mangiare a Terni. Ma la colomba pasquale, molto probabilmente, Lucia Morselli la assaporerà altrove. Perché è scontato che, appena sistemata la questione accordo e poi definita la riorganizzazione della business unit comprendente Aspasiel, Tubificio e Società delle fucine, l’attuale ad di Ast farà ‘ciao ciao’ con la manina e partirà verso altri lidi. È già iniziato, quindi, il toto-successore e la scelta che verrà fatta potrà chiarire meglio quale futuro potrà avere lo stabilimento ternano: una soluzione ‘interna’ non viene esclusa, ma c’è chi ipotizza il ritorno al passato, con un amministratore delegato paracadutato dalla Germania ed al quale verrebbe affidato il compito di portare avanti il piano di cessione. Perché ad una ThyssenKrupp intenzionata a tenersi lo stabilimento ternano non sono in molti a crederci.

Il vertice Della vertenza Ast si è occupato anche il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. «In questi mesi – dice il prefetto Gianfelice Bellesini – le istituzioni, le amministrazioni locali, la società civile nel suo complesso, si sono ritrovate unite nella difesa del futuro economico e sociale di un territorio e dei suoi lavoratori. Non sono mancati momenti difficili, sempre superati, però, con un grande senso di responsabilità di tutte le parti. È tempo che questa collettività, questo territorio ritrovi le radici profonde della sua vocazione industriale».

Il prefetto Bellesini ha espresso «apprezzamento per la maturità, dignità e compostezza con cui la stragrande maggioranza dei soggetti interessati ha vissuto i lunghi mesi di una vertenza impegnativa e difficile, che ha coinvolto emotivamente tutta la collettività locale, ben consapevole dell’impatto che la sua conclusione potrà avere sul futuro economico e sociale del territorio». In questo senso, è stata positivamente valutata, «in vista dell’incontro al Mise, anche la buona volontà dimostrata dai lavoratori verso l’azienda con la decisione di far partire il primo treno merci diretto a Mantova dopo lo sblocco delle portinerie».

L’Ast e il tribunale L’Ast, intanto, dice la sua «in merito alle notizie stampa apparse in relazione al procedimento in corso riguardante la vicenda della galleria del Tescino» e precisa che «le argomentazioni dei periti di Ast e la consulenza di parte presentata dai consulenti dell’azienda sono state ammesse agli atti dal tribunale, così come risulta dal verbale di udienza. Acciai Speciali Terni conferma che il gip non ha ammesso il deposito di quattro certificati di analisi sul presupposto che le stesse sono fuori dall’incidente probatorio. Acciai Speciali Terni ribadisce che, come in passato, continuerà a prestare la massima collaborazione con tutte le autorità competenti».

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