di M. To e Fra. Tor.
Il caldo, si dirà. E che facesse effettivamente molto caldo è fuori discussione. Ma alla fine erano solo qualche centinaio, i lavoratori della Tk-Ast che hanno risposto all’appello dei sindacati e si sono presentati all’ingresso della fabbrica per dar vita alla manifestazione che si è poi conclusa a palazzo Spada, con un incontro tra una loro delegazione con il sindaco e i capi gruppo in consiglio comunale.
Il piano industriale L’iniziativa della manifestazione e della richiesta di incontro erano state prese dai sindacati per sollecitare Leopoldo Di Girolamo e la sua giunta a rinnovare la richiesta al governo di intensificare la richiesta, nei confronti di ThyssenKrupp, di presentare il piano industriale, alla luce delle troppe ed insistenti voci su un possibile tentativo di forte ridimensionamento del polo ternano. Ma la cosa è ‘cresciuta’ in corso d’opera. Tanto che secondo Thomas De Luca (M5S) questa sarà una vicenda che dovrà essere affrontata con spirito unitario dall’intera comunità locale.
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Pucci Le dimissioni di Marco Pucci, che ha lasciato la poltrona di amministratore delegato a Lucia Morselli – «la tagliatrice di teste», è stata definita da Paolo Crescimbeni (Fi)- hanno fatto sì che le preoccupazioni aumentassero fin dalla prima mattina e che si riverberassero poi nel confronto che, a palazzo Spada, i lavoratori hanno avuto con i rappresentanti del consiglio comunale.
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L’atto di indirizzo Al termine della riunione è stato elaborato un atto d’indirizzo unitario che poi l’assemblea ha approvato all’unanimità: «Il consiglio comunale di Terni – vi si legge – esprime forte preoccupazione per le vicende societarie e per l’incertezza sul piano industriale nonché per l’assenza di interlocuzione in proposito; ritiene indispensabile una formale e sostanziale attivazione del sindaco nei confronti del presidente del consiglio dei ministri per la convocazione del tavolo permanente già attivato presso la presidenza del Consiglio, con la partecipazione delle rappresentanze sindacali, per un confronto con la Thyssen Krupp e i manager di AST, per l’illustrazione delle linee di piano e le doverose determinazioni; analoga iniziativa va adottata nei confronti degli organismi dell’Ue, tenendo anche conto dei precedenti deliberati». Un passaggio nei confronti dell’Europa al quale il sindaco aveva accennato proprio nell’incontro con i lavoratori.
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I timori La paura vera, però, è che il piano di Thyssen – che sarebbe già bello e pronto e che porterebbe di fatto la firma del nuovo amministratore delegato, con tanto di delega alle risorse umane, Lucia Morselli – sia un autentico colpo in mezzo alla fronte. Una possibile riduzione di produzione di acciaio fuso – si ipotizza un milione di tonnellate all’anno, quantitativo che metterebbe a repentaglio la sopravvivenza stessa della parte fusoria delle acciaierie ternane – con conseguente pesante taglio occupazionale: calcolabile tra le 350 e le 500 unità. E il segretario della Cgil ternana, Attilio Romanelli, non fa nulla per nascondere la preoccupazione.
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Lo scenario Quello che si intravvede, insomma, è uno scenario che solo quelli che venivano definiti pessimisti o, peggio, ‘cassandre’, avevano azzardato – e che l’ormai ex amministratore delegato di Ast aveva sempre decisamente smentito – già negli anni scorsi: un progressivo, ma irreversibile processo di abbandono della produzione di acciaio, per trasformare il sito ternano da ‘acciaieria’ a semplice officina – seppur grande – dedicata alle seconde lavorazioni. Con un autentico bagno di sangue sul fronte occupazionale.
