Il confronto manager-lavoratori

di Marco Torricelli

Il peggior epilogo che una giornata già drammatica di suo potesse avere. Nella tarda serata di mercoledì la voce era circolata e alle due di notte è diventata una notizia ufficiale. Da giovedì, 200 lavoratori di Ilserv – sui circa 330 in totale – sono in cassa integrazione.

Riunione notturna La conferma l’hanno data il responsabile delle risorse umane di Harsco, la multinazionale di cui Ilserv fa parte, Giovanni Masedu e Alberto Secci, il direttore di stabilimento. I due manager erano nella sede di Confindustria proprio per mettere a punto le procedure, ma una cinquantina di lavoratori, intorno alla mezzanotte, si sono presentati all’ingresso ed hanno chiesto di essere messi al corrente di quale destino li attendeva.

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Contratti tagliati Masedu e Secci si sono sottoposti ad una sorta di ‘terzo grado’ dei lavoratori – che anche stavolta, non è inutile sottolinearlo soprattutto alla luce di quanto avvenuto a Roma, hanno mostrato una compostezza ammirevole, vista la situazione – ed hanno ufficializzato che Ast non ha ritenuto di tenere in vita alcuni contratti – relativi a sette delle dieci attività che Ilserv-Harsco svolgeva all’interno dello stabilimento ternano – e che erano state quindi avviate le procedure per la messa in cassa integrazione di circa 200 lavoratori. A partire da subito.

La ‘cassa’ Da giovedì 30 ottobre al 9 novembre si tratterà di cassa integrazione ordinaria, mentre dal 10 novembre si passerà al regime ci cassa integrazione straordinaria, che durerà un anno. Al termine del quale, se non interverranno novità, ci sarà la mobilità. Le attività interessate sono la ‘molatura bramme’, il ‘magazzino bramme’, il ‘parco rottame’, le ‘Lpn’ 1 e 2, la ‘Lac’ 10 e il ‘parco rotoli’.

Le motivazioni I due manager hanno spiegato ai lavoratori ed ai rappresentanti sindacali che la decisione di Ast di tagliare i contratti è stata determinata dal mancato accordo sulla riduzione degli importi da riconoscere ad Ilserv-Harsco per quelle lavorazioni: «Una riduzione – hanno detto, senza scendere nei dettagli delle cifre – che non eravamo in grado di accettare, perché sarebbe stata non economica per la nostra azienda». Ast, in origine, aveva chiesto un taglio del 20% a tutte le ditte esterne.

I dubbi Una certezza c’è ed è rappresentata dal fatto che senza il supporto di Ilserv-Harsco – e del suo personale – l’area a caldo, ma poi a caduta anche il resto dello stabilimento ternano, non sarebbero in grado di marciare e questo non fa che alimentare i tanti dubbi che, da tempo, si sono manifestati. Il primo è relativo alla effettiva volontà di Ast di mantenere in vita proprio l’area a caldo, nonostante le rassicurazioni che anche mercoledì ha dato il ministro Federica Guidi. Il secondo è relativo alla possibilità che Ast abbia già identificato – da settimane se ne parla – uno i più possibili sostituti di Ilserv-Hasco. Magari pronti a fare prezzi più interessanti.

Mezzi e impianti Un problema, però, è rappresentato dal fatto che alcuni mezzi per la movimentazione del materiale e alcuni impianti – come la molatura, ad esempio – sono di proprietà proprio di Ilserv-Harsco: «Di questo – hanno detto Masedu e Secci – non abbiamo parlato con Ast, anche perché crediamo che si possa trovare il modo per riaprire il dialogo e tentare di tenere in vita il rapporto». Ma l’impressione è che i due non abbiano detto tutto.

Ast ‘apre’ alla trattativa Un possibile spiraglio arriva con una nota dell’Ast nella quale si legge che «in relazione alle notizie riportate dagli organi di informazione relativamente agli accordi commerciali fra Acciai Speciali Terni e Ilserv, Acciai Speciali Terni conferma la propria disponibilità a prorogare, alle condizioni attualmente in essere, il rapporto di collaborazione con Ilserv fino al 31 dicembre 2014, rispettando in questo modo la normale consuetudine stabilitasi fra Ilserv e Ast di assegnare ad Ilservmandati esecutivi trimestrali. Acciai Speciali Terni conferma inoltre i contatti in corso tra i responsabili ed i legali delle due parti, al fine della definizione di un accordo commerciale condiviso».

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