Renzi a confronto con la delegazione ternana

di Marco Torricelli

Decisiva forse no, ma quella che si apre potrebbe – dovrebbe – essere una settimana molto importante. Il blitz di domenica; con lavoratori, sindacalisti e politici che sono andati a far visita al premier-segretario del Pd, Matteo Renzi, nella ‘sua’ Leopolda; ha certamente introdotto un elemento di novità decisivo nella vertenza Tk-Ast.

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La sintesi Il resoconto fatto, in un’assemblea organizzata in strada al rientro da Firenze, dai sindacalisti che hanno preso parte all’incontro che Renzi è stato – praticamente – costretto a concedere è stato chiaro: «Non possiamo certo dirvi che adesso i nostri problemi sono finiti – è stato detto ai lavoratori – ma quello che è certo è che la nostra è stata l’unica delegazione di lavoratori che, grazie all’iniziativa di andare a Firenze, ha potuto confrontarsi direttamente con il presidente del consiglio. E adesso, dopo gli impegni assunti formalmente e che hanno già avuto ampia eco sugli organi di informazione, Renzi non potrà più far finta di niente».

IL RACCONTO DEI SINDACALISTI

Si spengono i forni Da parte di Ast, però, si starebbe mettendo in pratica una nuova iniziativa destinata a far discutere. I forni di ricottura, quelli presenti sulle linee di trattamento dell’area ‘a freddo’ – quella cioè che non produce direttamente acciaio, ma lo rilavora – sarebbero tutti in fase di spegnimento. Normalmente, quando gli impianti sono fermi – come nel caso attuale, visto che lo stabilimento è bloccato dallo sciopero – i forni restano accesi, ma tenuti ad una temperatura ‘di stand-by’ tale da poter essere riportati in fretta a quella ideale per il trattamento del materiale. Tra domenica e lunedì mattina, però, si starebbe provvedendo allo spegnimento totale dei forni. Un evento che produrrà un doppio effetto: meno persone addette alla così detta ‘salvaguardia impianti’ e tempi più lunghi per la successiva ripartenza degli impianti stessi.

Settimana ‘piena’ Nel pomeriggio di lunedì potrebbe aver luogo un primo incontro – il prefetto, Gianfelice Bellesini, ci sta lavorando da qualche giorno – in quella ‘sede neutrale’ che è la prefettura di Terni. L’ultima volta non andò benissimo e, tutto sommato, Lucia Morselli potrebbe decidere di non fare anticipazioni in vista dell”incontro con il ministro Guidi. Ma il prefetto non dispera. Sempre lunedì i sindacati dovrebbero dare le ‘coordinate’ del conto corrente bancario che hanno intenzione di aprire per farvi confluire le somme che associazioni e singoli cittadini vorranno donare per contribuire a sostenere i lavoratori in lotta e che, va ricordato, a novembre riceveranno uno stipendio praticamente dimezzato a causa degli scioperi che stanno attuando.

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Martedì I segretari nazionali dei sindacati di categoria saranno a Terni «per fare il punto, con le organizzazioni territoriali e le Rsu di Ast, sull’andamento della vertenza. decidere le nuove forme di mobilitazione (resta sempre aperta l’opzione relativa a far diventare la protesta ‘da esportazione’, portandola fin sotto le finestre della ThyssenKrupp ad Essen; ndr) e mettere a punto un  coordinamento più stretto».

LA VERTENZA AST

Mercoledì Il ministro Federica Guidi riferirà alla Camera sulle iniziative che sta attuando, poi sarà di nuovo di fronte all’ad di Ast, Lucia Morselli: visti gli impegni presi dal presidente del consiglio dovrà chiedere che venga immediatamente ritirato il provvedimento che prevede la diminuzione dei turni nell’area a caldo dello stabilimento ternano e che è stato l’origine del nuovo sciopero ad oltranza che attualmente è in corso. I lavoratori, invece, andranno «all’ambasciata o al consolato tedesco, perché le rappresentanze diplomatiche di quel Paese devono sapere dalla viva voce di chi li vive, quali sono i problemi che una loro azienda sta determinando».

Venerdì Nuova trasferta romana, per lavoratori e sindacalisti, visto che andranno a Montecitorio per incontrare la presidente della Camera, Laura Boldrini, che manterrà la promessa fatta ad Assisi e li riceverà alle 11,30. Venerdì, peraltro, è anche il giorno in cui dovrebbe scadere la proroga dei contratti con le ditte esterne: se non si registreranno novità e i contratti – o almeno alcuni – dovessero essere annulati, lo stabilimento rischia di essere nelle condizioni di non poter essere rimesso in marcia anche nel caso in cui i lavoratori di Ast decidessero di interrompere lo sciopero.

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Di Girolamo Secondo il sindaco, che ha preso parte all’incontro con il premier, «si è trattato senza dubbio di un’occasione importante (Di Girolamo gli ha consegnato un dossier completo sulla situazione di Ast e sugli aspetti più importanti sui quali concentrarsi; ndr) e per mettere in chiaro che sui volumi produttivi, sul rapporto tra produzioni di ‘caldo’ e di ‘freddo’ e sulla organizzazione della rete commerciale, c’è bisogno di una riscrittura del piano presentato il 17 luglio e adesso forse il presidente del consiglio ha un quadro più chiaro della situazione. I lavoratori e noi – dice ancora il sindaco – non abbiamo bisogno solo di impegni formali, ma sostanziali, a partire dalle strategie di accompagnamento che il governo potrà mettere in campo per agevolare un accordo con la ThyssenKrupp e su questo tema Matteo Renzi ha chiarito che entro pochi giorni organizzerà un incontro specifico, ha chiesto una delegazione ‘snella e operativa’ (il che significa che dovrà essere anche dotata del potere di fare accordi pratici; ndr), per mettere a punto un programma di lavoro che, entro un mese, porti ad un’intesa conclusiva».

LA STORIA DI AST

L’esempio Germania Mentre ThyssenKrupp, a Terni, fino ad oggi ha puntato sugli incentivi all’esodo – 61 mila euro netti a chi se ne va, che Lucia Morselli sembra intenzionata ad incrementare fino, quasi, ad una novantina e che hanno già fatto registrare circa 130 ‘firme’ di accettazione – in Germania ha firmato un accordo che, a Duisburg, prevede una riduzione dell’orario lavorativo a 31 ore settimanali, ai lavoratori ne verrebbero pagate 32, per evitare licenziamenti in uno stabilimento che occupa 4.500 addetti. Lavoreranno tutti di meno e guadagneranno di meno. Sulla base di quel ‘contratto di solidarietà’ del quale, fino ad oggi, a Terni sembra inapplicabile. Fino ad oggi.

Il ‘caso’ Non poteva mancare, e infatti, non è mancato, l’attacco. Arriva da Francesco Ferranti (Fi), che accusa il sindaco di aver « impedito la presenza di un rappresentante delle opposizioni all’incontro» e questo, secondo lui, «chiarisce la volontà di gestire la questione in modo autoreferenziale e con lo scopo di recuperare rapporti molto tesi con sindacati e lavoratori. Anche la presidenza del consiglio (Giuseppe Mascio; ndr) ha disatteso un accordo preso in conferenza dei capigruppo ove avevamo chiesto la presenza anche del vice presidente del consiglio in quota opposizione».

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