di M. To.
La lettera è chiara. E dice che sarebbe urgente rivedere le autorizzazioni al funzionamento delle acciaierie, perché gli standard ambientali non sono garantiti. Ora, se a scriverlo fossero i ‘soliti’ ambientalisti, uno potrebbe pure cavarsela con un’alzatina di spalle. Ma così non è.
LA VIDEO INCHIESTA SULLA DISCARICA
La lettera Un mesetto fa, infatti, quella lettera è stata spedita al neo presidente della Provincia, Leopoldo Di Girolamo, dall’Arpa. E vi si leggono cose interessanti: tipo che «appare ormai certo che, da un punto di vista tecnologico il recupero di scorie di acciaierie non solo è possibile, ma può costituire un’opportunità economica», oppure che «sono emersi ulteriori elementi di conoscenza relativi alla presenza di corpi di discarica privi di impermeabilizzazione» e molto altro ancora. Qui di seguito la si può leggere.
LA LETTERA DI ARPA ALLA PROVINCIA
Italia Nostra Duro il commento del vice presidente regionale di Italia Nostra, Andrea Liberati: «Troppo buoni – attacca – considerando la contaminazione acclarata a Terni delle acque (cromo esavalente nelle falde della discarica, pregressi sversamenti nei fiumi), dei suoli (metalli pesanti), dell’aria (metalli pesanti nel Pm 10) e degli alimenti (il Pcb negli alimenti e il cromo nelle insalate tal quali).Perché la nomenclatura locale e nazionale permette a Terni quel che a Taranto respinge sdegnata? Si teme la reazione tedesca dinanzi al dover metter mano al portafogli?».
I CASI DELLE UOVA AL VELENO E DEL LATTE AL VELENO
L’accusa Secondo Liberati, a Terni «contro Thyssen nessuno reclama a livello nazionale le criticità sottolineate in questi mesi dalla stampa e dalle istituzioni regionali preposte alla vigilanza sull’azienda, a iniziare da ArpaUmbria. La contaminazione alimentare da diossine/Pcb (Thyssen-Ast è seconda industria europea per Pcb disperso nell’aria) avrebbe viceversa imposto un j’accuse fortissimo, con misure irreversibili verso l’azienda tedesca, già sotto il faro della giustizia per le vicende della famigerata discarica».
IL CASO DELLA GALLERIA DEI VELENI
L’accordo Si è scelta, dice Liberati, «la strada ipocrita e autolesionista del nascondere per l’ennesima volta la polvere sotto il tappeto, guadagnando tempo, rinviando sine die un approccio strutturale ai problemi esistenti. Nel testo dell’ipotesi di accordo appena sottoscritto (in un’atmosfera di crescente rassegnazione, con una pressione psicologica collettiva da far invidia ai peggiori strizzacervelli, 300 persone se ne sono andate definitivamente, nel sollievo imbarazzante delle molteplici parti in causa) non si parla infatti di concreti provvedimenti a protezione della salute pubblica, salvo evocare come un mantra per tre volte la parola ‘ambiente’».
