I lavoratori Ast a Roma (Foto Y. Cricco)

di M. To.

Tocca a lui. E di sicuro la ‘cadenza’ – più l’emozione – lo ha tradito. Ma è stato un bene. Perché Stefano Garzuglia, delegato Fiom nelle Rsu dell’Ast, ha portato sul palco della manifestazione nazionale della Cgil di Roma, la rabbia e, diciamolo, la stanchezza di chi sta combattendo come Davide contro Golia.

LE FOTO DEI PRESIDI

«Fino all’ultimo bullone» Garzuglia è andato dritto al sodo: «La multinazionale pensa di recuperare i costi del nostro stabilimento tagliando occupazione, salari e diritti. Noi lavoratori non ci stiamo: saremo in piazza oggi e ci torneremo ancora, perché vogliamo che si torni a discutere di volumi e investimenti sul territorio. Al governo chiediamo una politica industriale, che manca da 20 anni per il territorio e di intervenire e dire alla multinazionale di continuare a investire e dare prospettive. Perché l’acciaieria di Terni non è importante solo per la città e per l’Umbria, ma per tutta l’Italia: se questa viene a mancare, allora cade una fetta importante della siderurgia italiana. Caro Renzi, a Terni resistiamo fino all’ultimo bullone».

Lo sciopero Lui, Garzuglia, si schermisce: «Io sono solo uno dei 5 mila umbri e del milione di lavoratori e cittadini che a Roma chiederemo giustizia sociale e rispetto. La sorte mi assegna il ruolo di portavoce e io ne sono onorato, ma quello che conta davvero è che il nostro messaggio; quello dei lavoratori di Ast, quello dei lavoratori di tutte le aziende in difficoltà e quello di chi un lavoro non ce l’ha; arrivi forte e chiaro al governo di questo Paese e alle associazioni datoriali: siamo stufi, ma sul serio».

LA VERTENZA AST

L’appuntamento Lui, però, ha dato l’appuntamento al premier: «Matteo – ha detto dal palco – se non vieni tu a Terni, veniamo domani noi da te, alla Leopolda. a chiederti un impegno concreto del governo per garantire il futuro delle acciaierie  e salvare il posto di lavoro di circa 550 dipendenti».

La Leopolda Domenica, infatti, i lavoratori delle acciaierie – e con loro il sindaco Di Girolamo – saranno di nuovo in movimento, stavolta in direzione Firenze, per andare a trovare Matteo Renzi, quel premier che ha spesso parlato di loro, ma non ha mai trovato il tempo di venire a sentire quella «puzza di fabbrica» di cui ha parlato un altro delegato di fabbrica – Emilio Trotti della Fim Cisl – alla manifestazione cittadina di venerdì scorso.

LA STORIA DI AST

Lo sciopero a Terni Alle portinerie della fabbrica, in Comune e in Prefettura, intanto, i presìdi continuano «a tempo indeterminato». Ma siccome il tempo lo è, ma i soldi no e i lavoratori di Ast pagheranno un prezzo altissimo per la loro lotta (sono già oltre i 600 euro a testa, quelli che mancheranno sulle buste paga di novembre), da lunedì «verrà aperto un conto corrente bancario nel quale i singoli cittadini e le associazioni che si sono offerti di offrire il proprio contributo per sostenere i lavoratori in lotta potranno far confluire tali contributi. Sceglieremo – spiegano i sindacati – l’istituto di credito che ci proporrà le condizioni migliori, a partire dal proprio contributo all’iniziativa e sulle spese generali di tenuta del conto». Nei mesi scorsi, su iniziativa di Renato Bartolini (Pd), alcuni consiglieri comunali ternani avevano espresso l’intenzione di contribuire ad un ‘fondo’ specifico. Adesso potranno farlo.

Le iniziative Il prefetto, Gianfelice Bellesini, sta cercando di rimettere ‘intorno ad un tavolo’ azienda, istituzioni e sindacati: se ci riuscirà, il vertice potrebbe svolgersi già nella giornata di lunedì. Martedì, invece, saranno a Terni i segretari nazionali dei sindacati di categoria «per fare il punto, con le organizzazioni territoriali e le Rsu di Ast, sull’andamento della vertenza e, soprattutto, su quali altre iniziative intraprendere (resta sempre aperta l’opzione relativa a far diventare la protesta ‘da esportazione’, portandola fin sotto le finestre della ThyssenKrupp ad Essen; ndr) e su come modularle». Mercoledì, invece, si andrà a Roma «all’ambasciata o al consolato tedesco, perché le rappresentanze diplomatiche di quel Paese devono sapere dalla viva voce di chi li vive, quali sono i problemi che una loro azienda sta determinando».

Trappolino La manifestazione della Cgil, dice il segretario provinciale del Pd, Carlo Emanuele Trappolino, «rappresenta un’occasione di riflessione per tutto il Partito democratico. Non una mera liturgia per nostalgici, piuttosto un modo per non smarrire la bussola. Anche per me. Quando donne, lavoratori, giovani e pensionati si mobilitano per chiedere dignità abbiamo tutti da imparare. So bene che una manifestazione non è tutto. Che altri milioni di persone condividono ansie e speranze di diritti, lavoro e benessere. Maquesta giornata è importante perché dal popolo che riempirà San Giovanni può venire una contributo di cambiamento ed un messaggio di unità in Italia e in Europa».

Il cambiamento Governo e parlamento, secondo Trappolino, «devono avere il coraggio di proporre, correggere e migliorare (dal Jobs Act alla legge di stabilità) nel segno di maggiori tutele e risorse per chi finora è stato lasciato solo. Insistere nell’azione di riforma e modernizzazione di uno Stato per troppo tempo immobile. Per Terni poi si tratta di dare visibilità e una giusta dimensione ad una vertenza straordinaria: quella dell’Ast e del futuro industriale di un territorio intero, una comunità del lavoro che traguarda i confini amministrativi e abbraccia il destino dell’Umbria e dell’intero centro Italia, dalle vicende del Polo chimico a quelle della Sgl Carbon, dall’ Electrosys alla Sangemini, fino alla ex Merloni».

«Dalla parte giusta» Questo, secondo il segretario provinciale del Pd, «è il senso di questa giornata per me: il riconoscersi in una rappresentazione di Paese. Dentro o fuori dal corteo. Non c’è consentito di stare alla finestra di un quotidiano che ci rende comunque protagonista. Un partito – e ciò vale innanzitutto per il Partito democratico – deve sapere con chi sta, quali parti della società vuole emancipare e promuovere. Perché una democrazia senza partecipazione e conflitti è una democrazia più fragile, anche nella ricerca e costruzione di soluzioni più avanzate».

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