di Marco Torricelli
Altri due nel mirino. I dirigenti della Tk-Ast di Terni il cui ruolo – e il posto di lavoro – sono seriamente a repentaglio, aumentano.
Teste in bilico Dopo quelli di De Florio e Grisanti spuntano altri due nomi – Babucci e Battistoni – di dirigenti che sono finiti nel tritacarne avviato dall’ad Lucia Morselli, che non sarebbe troppo ben intenzionata nemmeno nei confronti di uno che dirigente non è – Iorio – ma al quale verrebbe imputata la cattiva gestione della giornata di tensione culminata con l’assedio della palazzina degli uffici.
La tensione Una giornata, quella, oggettivamente difficile da gestire – anche per le decisioni estreme assunte dalla stessa Morselli – ma che evidentemente deve aver lasciato il segno. O forse potrebbe essere diventata un alibi ulteriore.
Il vertice In vista della riunione al Mise su Tk-Ast, intanto, si delineano alcune delle strategie che potrebbero essere messe in campo: «Il sindacato – dice un dirigente di categoria – ha le sue idee ed è pronto anche a mettere in campo una proposta seria, ma le linee-guida del piano presentato ci fanno dubitare che si voglia davvero fare una cosa seria».
I numeri Il perché, dice, «lo dimostrano i numeri». Che, tanto per cominciare, vanno messi in fila per bene. Il totale dei lavoratori che, secondo Ast, dovrebbero finire in ‘mobilità’ – a far testo è la lettera di richiesta ufficiale inviata il 1° agosto al ministero del lavoro e poi stoppata – è di 473 unità, suddivise in 376 operai e 97 impiegati. Gli altri – tra 80 e 150 – verrebbero sbattuti fuori dopo un paio d’anni.
La polemica Ed è proprio questo, secondo il dirigente sindacale, «che ci fa capire che si tratta di una scelta strumentale, perché il rapporto tra operai e impiegati non sta in piedi; ma soprattutto perché a fronte di questa iniziativa non c’è traccia della volontà di incidere sul serio sulle spese veramente immotivate che questa azienda continua a sostenere».
Le materie prime E, per chiarire il concetto, arriva l’esempio: «Si vogliono davvero ridurre i costi? Bene, noi sappiamo come si potrebbero risparmiare tra i 100 e i 150 milioni all’anno – è la sfida – semplicemente intervenendo sulle spese per l’approvvigionamento di materie prime che, in questi anni, hanno rappresentato un’emorragia fuori controllo». Lasciando capire che quello potrebbe essere un filone interessante anche sotto altri punti di vista, non esattamente tecnici.
Il Papa Ma, nel frattempo, un segnale importante potrebbe arrivare domenica prossima da Papa Francesco che, come già fece Giovanni Paolo II° nel 2004 in occasione della vertenza relativa al ‘magnetico’, sembra sia intenzionato a dedicare qualche parola ai lavoratori delle acciaierie ternane durante l’angelus.
La politica Il 4 settembre, intanto, si avvicina e, in vista di quell’appuntamento la politica va in fibrillazione. Lunedì c’è stata l’iniziativa del Pd, mentre in arrivo c’è il ‘Progetto della città a salvaguardia di Ast’, messo a punto dalla lista civica ‘Progetto Terni’ e dal movimento ‘Alleanza e rinascita’, che sarà presentato giovedì.
Il progetto I promotori di questa iniziativa dicono di voler dare «in questo delicato momento della vita della grande acciaieria di Terni, un contributo concreto ed innovativo volto ad aiutare a risolvere le problematiche inerenti la procedura di gestione dell’Ast, in quanto tali procedure sono sostanzialmente in un vicolo cieco».
L’invito La comunità ternana-umbra, è il tema, «deve sentirsi pronta a presentare una propria idea, in quanto solo avendo qualcosa di concreto da proporre si partecipa a tavoli di trattative che riguardano il futuro di un territorio» e per questo «sono invitati a partecipare anche tutti gli esponenti delle realtà sociali, economiche, industriali e politiche di Terni e dell’Umbria».
L’attacco Ma queste iniziative non entusiasmano il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Marco Cecconi, che insieme a Paolo Crescimbeni (Fi) ed Enrico Melasecche (IlT) ha presentato un atto di indirizzo per un consiglio comunale straordinario e secondo il quale, per cominciare, «la montagna ha partorito il topolino». È questa la sua sintesi dell’assemblea del Pd che si è svolta lunedì, «con il Partito democratico, che porta tatuata in modo indelebile su di sé la responsabilità del disastro che incombe sulla nostra comunità, che prova a giocare a Shangai, tentando di sfilare uno dopo l’altro i bastoncini delle proprie responsabilità senza che nessuno degli altri si muova».
La sintesi Il sindaco di Terni, dice Cecconi, «pensa all’area di crisi complessa e ai quei danari che potrebbero arrivare ove Terni venisse dichiarata tale, la Presidente della regione non ne vuole sentir parlare. Mentre, con una flebile vocina, l’assemblea locale del Pd immagina un intervento dello stato più deciso nella vicenda Ast, Renzi conferma che a lui non interessa chi compra, ma si interessa solo del piano industriale».
La proposta Cecconi dice che, invece, le proposte da fare sono altre: «Semplici, impegnative da realizzare, ma possibili. Lo abbiamo già detto per primi in consiglio comunale. Schiena dritta dell’Italia in Europa, decreti legislativi ad hoc, riconoscendo la strategicità della produzione di acciaio per tutto il sistema Italia, momentaneo ‘commissariamento’ della proprietà di Ast, vendita immediata preservando l’integrità dell’intero sito di Terni. Poche cose ma chiare, al contrario delle montagne e dei topolini neanche partoriti».
