Tk-Ast

di Marco Torricelli

Piano piano. Dopo 35 giorni di blocco totale delle produzioni, gli impianti si rimettono in marcia, i computer si riaccendono e tornano pure in funzione le cucine della mensa. Alle acciaierie di Terni – visto che ancora si possono chiamare così – si torna al lavoro. Con il pensiero fisso a Roma. Dov’è in corso il confronto, forse, finale. A rappresentare la Regione c’è l’assessore Vincenzo Riommi. Per il Comune, ovviamente, il sindaco Di Girolamo.

LA VERTENZA AST

Il vertice Lo schema che si sta seguendo, al Mise, è quello ormai consueto: ad un pre-vertice caratterizzato dal confronto diretto tra governo e azienda, ha fatto seguito l’incontro con i rappresentanti nazionali dei sindacati. Poi il ministro Federica Guidi e l’ad Lucia Morselli hanno ‘aperto’ anche agli altri. Ma con moderazione: visto che la parte del leone continuano a farla i rappresentanti nazionali dei sindacati.

La notte non porta consiglio A notte fonda – o a mattina presto, visto che siamo ben oltre le 4 – non si registrano ancora novità sostanziali, con i segretari nazionali di nuovo al piano ‘nobile’ del ministero insieme al ministro Federica Guidi e all’ad Lucia Morselli. Maurizio Landini ha lasciato il Mise per raggiungere Palermo, dove è in programma lo sciopero generale, mentre è arrivato Marco Bentivogli.

Posizioni cristallizzate La faccenda non prende un verso favorevole o, almeno, questo sembra sulla base di quanto avrebbero riferito i segretari nazionali. L’ad Lucia Morselli non cede su una questione che era stata dichiarata dirimente come quella dei licenziamenti, cui intende fare ricorso in caso di necessità e questo – oltre alle questioni legate agli investimenti, ai rapporti con le ditte esterne e all’integrativo – ha provocato un nuovo irrigidimento.

Dodicesima ora Ormai quella in corso al Mise somiglia più ad una gara di resistenza che ad una trattativa: allo scoccare della dodicesima ora, al netto della breve pausa pomeridiana, le posizioni non si sarebbero avvicinate abbastanza – «stiamo girando in tondo», è un commento che filtra dal palazzone romano – da autorizzare ipotesi.

A oltranza o rinvio? Mentre cambia giorno – e i sindacalisti territoriali non hanno ancora, di fatto, potuto ‘mettere bocca’ sulla trattativa, come del resto sindaco e assessore regionale, che sono stati tristemente stati derubricati, con un senso delle istituzioni degno di nota, a semplici invitati – e la faccenda è quella di sempre – una finta e un tentativo di tunnel – si fa avanti l’ipotesi di un nuova sospensione, con rinvio a giovedì. Anche perché se decidono di andare ‘a chiudere’, devono pensare di tirare fino all’alba.

Vertice a Strasburgo Mentre si discute al Mise, alcuni rappresentanti sindacali dell’Ast e tre rappresentanti del consiglio regionale umbro si sono incontrati con gli eurodeputati Pd Patrizia Toia, Elly Schlein, David Sassoli, l’eurodeputato socialista francese Edouard Martin, e per la sinistra Unitaria, Barbara Spinelli e Curzio Maltese. L’incontro era per preparare il rapporto di iniziativa che sta mettendo a punto Martin e la risoluzione sulla questione di Terni da votare tra un mese. Lo stesso Martin sarà a Terni il 10 dicembre e il giorno dopo a Taranto.

L’allarme E proprio al termine di quell’incontro, l’auroparlamentare Curzio Maltese (Lista Tsipras) ha scritto su Twitter un messaggio da panico: «ThyssenKrupp, violando gli impegni già presi, ha deciso che a Terni non si fabbricherà più acciaio». Che mette nero su bianco tutte le paura che, tra i lavoratori delle acciaierie, erano serpeggiate da tempo.

Distanze ancora marcate Tanto che ad un certo punto, intorno alle 21.30, ai sindacalisti locali non è restato altro da fare che lasciare il Mise e andare a farsi uno spuntino veloce: «Qualche progresso sarebbe stato fatto – dice uno di loro – ma parlare di grandi passi in avanti forse è esagerato. Ma noi non sappiamo, con precisione, quali siano i dettagli messi in chiaro fino ad ora». Che non è proprio un segnale incoraggiante.

Chi e come se ne deve andare Tanto più che, stando a quanto filtra dal Mise, si starebbe ragionando soprattutto sulla mobilità volontaria. I numeri non sarebbero tali da provocare – in situazioni normali – una rottuta (si parla di un totale compreso tra i 40 e i 60 lavoratori), ma che questa non sia una trattativa normale si era capito da tempo. Resta aperta, peraltro, legata alle ditte dell’indotto e che sarebbe lungi dall’essere superata.

Si discute sui numeri Alla ripresa, dopo la pausa pomeridiana, si era cominciato ad entrare nei dettagli: sia per quanto riguarda gli esuberi ‘interni’ che in relazione al rapporto tra Ast e le ditte esterne, in particolare la Ilserv – senza la quale la già avvenuta ripartenza degli impianti (giovedì toccherà al Tubificio) verrebbe messa a repentaglio – e qui, tra piccole accelerazioni e grandi frenate, si rischia di tirare per le lunghe

Pausa tecnica Dopo tre ore e mezzo di incontri e scambi di opinioni, verso le 17.30 si è deciso che era il caso di fare una pausa per raccogliere le idee: si rivedono intorno alle 19.

Gli esuberi Uno dei punti sui quali il dibattito si è incentrato è stato quelli degli esuberi: sono i 125  (sui 290 considerati indispensabili da Ast), con una quarantina in lista di attesa per accedere agli incentivi (80 mila euro lordi). Ast dice che se non ci saranno altri volontari, sceglierà lei chi mandare in mobilità, ma i sindacati non ci stanno. Sul tema potrebbe risultare decisiva la posizione del governo.

Landini Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, entrando al ministero dello Sviluppo economico è stato chiaro: «Siamo qui per fare la trattativa e rafforzare il piano industriale. Servirà fare un accordo che sia davvero una mediazione, servono le condizioni per confermare che tutti credono nel futuro dell’Ast. E anche il governo deve prendersi le sue responsabilità. Andiamo con l’intenzione di chiudere, vogliamo cercare soluzioni, ci auguriamo anche gli altri».

Vicaro «La priorità – per Maria Antonietta Vicaro, segretario della Ugl metalmeccanici – è quella di garantire tutti senza condizioni al ribasso. Se lo aspetta Terni e se lo aspetta l’Italia. I nodi da sciogliere sono quelli della esclusiva volontarietà degli esuberi, il contratto integrativo e la salvaguardia dei dipendenti delle ditte terze».

Pasotti Le condizioni per chiudere l’accordo, dice Sandro Pasotti, segretario nazionale della Fim «ci potrebbero essere.Siamo venuti con la determinazione di fare un accordo. In una trattativa ci sono sempre dei margini, i presupposti per chiudere ci potrebbero essere».

Bellanova La prima dichiarazione di giornata – la trattativa riprende alle 13 – era arrivata dal sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova: «Credo ci siano le condizioni perché si possa fare un accordo che non preveda alcun licenziamento. Spero che il confronto si possa chiudere con una buona intesa. Credo ci siano le premesse perché nessuno sia licenziato».

I reparti La fabbrica, o almeno una piccola parte di essa, quando al Mise riprenderà la discussione sul piano industriale, avrà già ripreso a marciare: quadri e impiegati, Aus, Centro di finitura, Aspasiel, mensa e cassa mutua saranno infatti al lavoro. Giovedì poi – salvo clamorose rotture e con la probabile pausa per l’assemblea che, se ipotesi di accordo ci sarà, potrebbe essere chiamata a prenderne atto – toccherà al Tubificio; venerdì alla Società delle fucine; sabato a Pix1 e Titania; domenica a Pix2; lunedì infine all’Acciaieria e al Treno al caldo. Per ogni reparto, ovviamente, è prevista la ripresa delle attività anche delle ditte sterne collegate. E qui torna, prepotentemente, a riproporsi la questione Ilserv.

Ilserv I lavoratori della più grande ditta esterna di Ast, la cui opera è determinante per la marcia dei reparti, hanno ribadito che, per loro – sono arrivate 207 lettere ad altrettanti operai spediti in cassa integrazione – lo sciopero non si interrompe fino a quando non ci sarà una definitiva chiarificazione sulla loro situazione e sul rapporto tra la loro azienda e l’Ast.

I sindacati Con parole e slogan diversi, tra lunedì e martedì, i segretari nazionali dei sindacati confederali hanno detto, in pratica le stesse cose: se ci sono le condizioni giuste, l’accordo si può fare. Il primo era stato Maurizio Landini (Fiom), seguito da Marco Bentivogli (Fim) e da Mario Ghini (Uilm). Poi, certo, hanno fatto tutti i distinguo del caso – e si sono mandati le frecciate di rito – ma il senso è stato chiarissimo.

L’AST IN UN MINUTO

I punti ‘facili’ Sul fatto che si debba puntare ad una produzione di un milione di tonnellate di acciaio fuso all’anno ricercare le condizioni per il potenziamento delle lavorazioni a freddo, si è già convenuto.

I punti ‘da definire’ Anche sul fatto che l’azienda trasferirà la linea 5 da Torino e la metterà in funzione entro il 2016 sono tutti d’accordo, mentre i sindacati insistono perché sia messa in piedi una ‘linea’ – un laminatoio ed un temper – per incrementare le potenzialità del settore ‘freddo’.

Il commerciale Anche qui le posizioni sarebbero piuttosto vicine: si punterebbe non solo sui mercati europei, ma anche su quelli dei Paesi dell’area mediterranea. Da capire, però, se a Terni verrà lasciata libertà di manovra e in quali termini.

Gli esuberi I sindacati vorrebbero mettere sul tavolo (lo avrebbe promesso Landini nell’assemblea di lunedì a Terni) la richiesta, tra le altre, di riaprire la partita-amianto. A partire dal primo dicembre prossimo e per due anni, poi, verrà aperta una procedura di cassa integrazione straordinaria che potrà interessare fino a 400 lavoratori.

Le ditte esterne I sindacati chiedono anche di inserire nell’accordo una clausola che tuteli i lavoratori delle ditte esterne: in caso di cambio di appalto, cioè, dovrebbe essere garantito il passaggio della forza lavoro alla ditta subentrante.

Contatto integrativo Anche questo è un punto tutto da definire: l’azienda è disposta a spendere poco più di 8 milioni, mentre arrivata a stanziare per l’integrativo 8 milioni, mentre i sindacati – a fronte dei 17 del 2013 – si accontenterebbero di 11.

Gli impegni delle istituzioni locali La presidente della Regione, Catiuscia Marini, lo aveva garantito nel corso dell’ultimo incontro al Mise: tra le iniziative che le istituzioni locali erano pronte a finanziare c’è la realizzazione della bretella stradale che collegherà l’Ast alla superstra Terni-Rieti. E mercoledì mattina l’assessore comunale Stefano Bucari ha confermato che la Regione è impegnata nel finanziamento dell’intera opera – due milioni e 800 mila euro – la cui progettazione sarà affidata all’ingegner Donati. Entro 15 giorni la giunta comunale approverà il documento preliminare. Per realizzare i 500 metri circa di tracciato ci vorranno un paio di anni. Forse un po’ di più.

Taranto e Piombino Intanto, dopo che per l’acciaieria Lucchini di Piombino sembra averla spuntata il gruppo algerino Cevital; ArcelorMittal e il gruppo Marcegaglia hanno confermato di aver presentato un’offerta non vincolante congiunta per gli impianti dell’Ilva di Taranto: «Abbiamo sottoposto un’offerta non vincolante per acquistare tutte l’operazioni dell’Ilva e siamo in attesa di proseguire con il commissario Gnudi la discussione riguardo la nostra proposta»

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