di M.R.

Si è parlato, si parla e si parlerà di Ast con tutto ciò che ne consegue, quindi il mantenimento degli impegni presi in occasione dell’accordo, i livelli occupazionali, la produzione, il mercato. Ovvio. Oggi invece se ne parla per una ragione diversa, per qualcuno secondario, di contorno. Guarda caso, però, se ne sono accorti tutti: davanti allo stabilimento di viale Brin è stata issata la bandiera tedesca e sventola solitaria, davanti alla portineria centrale così come davanti a quella di Pix.

LA VERTENZA AST

I dubbi La segnalazione è arrivata a sindacati e dirigenti locali dei partiti, da parte degli operai che, recandosi pressoché quotidianamente a lavoro, non potevano non notare che ci fosse qualcosa di diverso. E il fatto che, specie in una fase particolarmente delicata come quella attraversata dal sito siderurgico di Terni, ha inevitabilmente suscitato qualche malumore. Nelle ultime ore, voci di corridoio parlano della presenza in fabbrica del consiglio di amministrazione di Tk Materials, ma tra i sindacati c’è anche chi dichiara di non saperne nulla. Ad ogni modo, la scelta dei vertici aziendali di mantenere la sola bandiera tedesca non è stata vista di buon occhio da nessuno e la conseguente domanda che tutti si pongono è: «Perché non ci sono anche quella italiana e quella europea?».

LA STORIA DI AST IN UN MINUTO

Le reazioni Una disapprovazione formale giunge dai rappresentanti di Rinascita socialista che, dai toni utilizzati, sembrano anch’essi ignari di questa ‘presunta’ delegazione tedesca. «Anche se la proprietà aziendale è totalmente in mano ai tedeschi grazie alla sciagurata opera di privatizzazione compiuta dal Romano Prodi, – scrivono – le acciaierie di Terni sono in primo luogo dei ternani che vi lavorano e dell’Italia che da oltre 180 anni le “ospita” sul proprio territorio nazionale. Esprimono un valore e un’eccellenza italiana, ancorché economicamente in mano tedesca (purtroppo!)». Nella stessa nota Rinascita socialista invita le autorità preposte, in primo luogo la prefettura di Terni, a verificare se la ThyssenKrupp, nell’esporre il solo vessillo tedesco sia in linea con le leggi nazionali che disciplinano questo genere di cose.

M5s Durissima anche la reazione dei pentastellati che, in un post si lasciano scappare parole forti: «Ast è una azienda che nasce in Italia e risiede nel nostro territorio. Se devono sventolare due bandiere sono quella Italiana e quella Europea. Da oggi l’ironia della Morselli vuole che sventoli solo la bandiera Tedesca. A noi questo humour da crucco non fa ridere affatto, anzi… che cambi questa oscenità subito». Nelle ultime ore, – come ci conferma il consigliere Pasculli – anche i Cinque stelle hanno appreso la notizia di questa presenza tedesca nello stabilimento di viale Brin e allora hanno provveduto ad una sorta di rettifica pur mantenendo il punto fermo sulla questione della bandiera.

Pasculli In una nota, il rappresentante grillino scrive: «Premesso che la notizia della ‘delegazione aziendale’ Tedesca di Ast a Terni fosse ignota a tutti, compresi i media locali, questo non vuol dire che vadano cancellate le rappresentanze del nostro paese e la nostra bandiera, il tutto per accentuare l’inchino verso quei 90° tanto cari a Renzi e i suoi amici». Per evitare facili conclusioni, dal movimento sottolineano: «certo che i problemi della fabbrica e della città sono altr,i ma la foto della bandiera tedesca issata in solitaria sulle nostre teste ci è stata segnalata direttamente dagli operai Ast e, nonostante pare sia stata messa in ‘onore della delegazione di TK Materials’, ci sembra l’ennesimo schiaffo ad una città che è uscita pesantemente sconfitta da questa trattativa.

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