di Marco Torricelli
L’annuncio è sobrio: giovedì 31 luglio alla Tk-Ast ci sarà un nuovo sciopero di 4 ore, dalle 9 alle 13, dopo quello di lunedì che ha portato al blocco della ‘Flaminia’, e «una manifestazione che darà visibilità alla vertenza». Ma la sobrietà finisce qui.
La visibilità L’impressione, per dirla tutta, è che giovedì sarà la giornata nel corso della quale la vertenza Tk-Ast uscirà dalla ‘conca’ e salirà, con un effetto dirompente, alla definitiva attenzione nazionale: «Dobbiamo fare in modo che di quello che sta succedendo a Terni siano informati tutti gli italiani – dicono i lavoratori – e vedrete che da giovedì non potranno dire di non sapere».
L’azienda Secondo i sindacati ternani «sono inaccettabili gli atteggiamenti aziendali che in modo unilaterale e provocatorio stanno cancellando la storia delle relazioni industriali e sindacali di questo territorio, evidenziando un profilo di arroganza e di non rispetto dei lavoratori ternani che si manifesta, in queste ore, attraverso gli annunci di scioglimento dei consigli di amministrazione delle società controllate, attraverso il mancato rinnovo dei contratti interinali e di uno stop impiantistico, incomprensibile, che rischia di far perdere a Terni clienti e commesse».
Le richieste Da parte delle organizzazioni sindacali si chiede «lo stop immediato dell’applicazione del piano finanziario ThyssenKrupp; la riconvocazione del governo ai massimi livelli per ridefinire un nuovo e diverso piano industriale basato su elementi condivisi; l’impegno concreto ed incisivo dello stesso governo italiano (chiesto anche con la lettera inviata dai segretari regionali di Cgil, Csil e Uil a Matteo Renzi; ndr) nei confronti di ThyssenKrupp e della Commissione europea per non indebolire le produzioni Ternane; coerenza rispetto (da parte della Commissione europea; ndr) ai vincoli che la stessa ha posto in questi anni per salvaguardare la strategicità del sito ternano; il non ridimensionamento produttivo e perdite occupazionali che inevitabilmente diventeranno, per questa comunità, un dramma sociale».
Bonafé Lo hanno ribadito anche nell’incontro che hanno avuto, martedì, con l’eurodeputata del Pd Simona Bonafé: «Terni – le hanno ricordato – non è una delle oltre 100 vertenze aperte in Italia, l’Ast è un caso nazionale. Giovedì prossimo potrebbe essere decretato lo scioglimento delle consociate e si stanno facendo operazioni che hanno il solo scopo reale di far crescere il passivo per poter dire che la società è in pesante perdita e quindi va ridimensionata».
I manager E che si voglia ‘tagliare’ a tutti i costi, hanno spiegato i sindacalisti alla Bonafé, che ha garantito di voler riferiee immediatamente al premier tutte le informazioni ricevute, «lo dimostra l’operazione che sarebbe in corso anche nei confronti dei manager, che vengono posti di fronte ad una scelte precisa: o accettano un demansionamento, li licenziano».
Gli ammortizzatori In periodi diversi, ricordano i sindacati, «le vertenze dell’Ast sono state affrontate facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, accompagnando i lavoratori in esubero alla pensione, ma oggi in fabbrica ci sono persone che hanno un’età media di 40 anni e non è pensabile parlare di esuberi, ma solo di possibili licenziamenti».
L’incontro Il commissario Ue all’industria, Ferdinando Nelli Feroci, «incontrerà sabato mattina, presso l’ufficio di rappresentanza del parlamento europeo a Roma, una delegazione dei rappresentanti sindacali di categoria e confederali della Ast di Terni». L’incontro, organizzato dai vicepresidenti del parlamento europeo David Sassoli e Antonio Tajani, «avrà per oggetto la vertenza apertasi dopo la presentazione del piano industriale di ThyssenKrupp per lo stabilimento Ast di Terni. Il piano è stato dichiarato irricevibile dalle parti sindacali e dal governo italiano perché mira a un ridimensionamento produttivo e occupazionale del sito siderurgico».
Il M5S Gli scioperi e le mobilitazioni dei lavoratori della Tk-Ast, secondo i deputati del Movimento 5 Stelle, «sono l’inevitabile conseguenza di un piano industriale, quello presentato da ThyssenKrupp, assolutamente inaccettabile. La multinazionale tedesca prevede in sostanza il dimezzamento della produzione e un taglio di almeno mille posti di lavoro – aggiungono – invece è necessario salvaguardare un polo produttivo che nel 2013 aveva ancora il 10% del mercato europeo e il 40% del mercato italiano. Ast, tra l’altro, genera il 15% del Pil umbro, occupando fra manodopera e indotto circa 5 mila lavoratori, e costituisce un fondamentale pilastro economico per l’intera regione e per il centro Italia».
