di Marco Torricelli
Troppe cose non quadrano. Tanto più che, adesso, spunta anche la doppia versione di un documento. Già, quello che i lavoratori ternani avevano consegnato agli europarlamentari italiani perché lo condividessero con i loro colleghi, sarebbe stato praticamente riscritto a loro insaputa e trasformato in una cosa completamente diversa
I LAVORATORI A BRUXELLES: LE FOTO
Il documento originale A Bruxelles, prima di rimettersi in viaggio verso l’Italia, era stato predisposto un documento nel quale, tra l’altro, si chiedeva ai parlamentari europei «di sostenere il ‘no’ ai licenziamenti e al contrario mettere in campo azioni alternative a partire dall’utilizzo dei contratti di solidarietà attraverso la riduzione degli orari di lavoro che rappresentano una via di uscita sostenibile da questa crisi», ma anche «a garantire l’integrità del sito ternano in tutte le sue articolazioni produttive (caldo e freddo) a partire dall’obiettivo di tornare nel triennio ad una produzione di almeno 1,2 milioni di tonnellate di fuso, confermando l’assetto impiantistico con i due forni elettrici».
Il documento edulcorato Mentre i lavoratori si facevano altre venti ore di autobus per tornare a casa, però, il documento veniva praticamente riscritto da capo e gli europarlamentari italiani – non tutti, per la verità – si limitavano a dire poco più di questo: «Condividendo le preoccupazioni sulle generali prospettive delle produzioni di acciaio in Italia e in Europa, confermiamo l’impegno in favore dell’occupazione e auspichiamo il mancato licenziamento e l’utilizzo dei contratti di solidarietà attraverso la riduzione degli orari di lavoro che rappresentano una via di uscita sostenibile da questa crisi».
«Ignominiosa retromarcia» Il consigliere regionale Damiano Stufara (Prc-Fds) è durissimo: «Alla sempre più evidente accettazione da parte del governo degli obiettivi di ThyssenKrupp per l’Ast si aggiunge la doppiezza degli europarlamentari italiani che sostengono la commissione Junker, i quali, dopo l’incontro di martedì a Bruxelles con la delegazione di lavoratori Ast e l’impegno a recepire in toto le loro posizioni, hanno ingranato un’ignominiosa retromarcia, rinunciando a porre all’attenzione del parlamento europeo tanto la condanna del comportamento ricattatorio di ThyssenKrupp, quanto la contrarietà ai pesanti licenziamenti richiesti dalla multinazionale».
Il commento Una scelta, aggiunge Stufara, «contro cui giustamente sono insorti i rappresentanti dell’Altra Europa, e che dimostra la volontà tanto del governo quanto del Partito democratico di non disturbare il manovratore e di chiudere la partita in tempi brevi, sulla base del famigerato ‘lodo Guidi’. È inaccettabile che, ancora una volta, i lavoratori e le rappresentanze sindacali siano state lasciate sole dalle Istituzioni a reggere l’urto di un’aggressione padronale che vuole far regredire il mondo del lavoro ad una condizione ottocentesca; inaccettabile, ma ampiamente prevedibile, alla luce di quanto disposto dal Governo Renzi proprio in materia di mercato del lavoro con il Jobs act».
De Sio A distanza di poche ore, dice il consigliere regionale Alfredo De Sio (FdI), «sembra che le convinzioni irriducibili di alcuni rappresentanti al parlamento europeo sulla necessità di porre la vicenda Terni all’attenzione dell’assemblea plenaria nei termini e nei modi concordati nel documento predisposto con l’ausilio dei rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni, abbiano avuto un raffreddamento di posizione tale da fermare quelle iniziative che erano state individuate come importante deterrente in vista delle trattative con TK. Se quest’annacquamento frutto dei tremolii renziani nei confronti di Junker e della multinazionale dovesse essere confermato, sarebbe la figura peggiore che la delegazione dei parlamentari italiani in Europa possa fare nei confronti di tutti quei lavoratori che in modo eroico hanno affrontato la mobilitazione di questi mesi e la loro trasferta a Bruxelles».
Sostiene Sassoli L’europarlamentare del Pd David Sassoli fa sapere che «come è noto ho messo a disposizione il mio ufficio di Bruxelles per consentire ai sindacati di redigere il comunicato da presentare all’assemblea con gli eurodeputati. E come è noto quel testo è stato da me sottoscritto e ha ottenuto in consenso unanime da parte dei parlamentari italiani. Se oltre a sottoscrivere quel testo poi, alcuni capi-delegazione abbiano deciso di scrivere una lettera al governo per rafforzare il loro impegno politico nei confronti della vertenza dell’Ast, questo dev’essere visto positivamente. Per quanto riguarda gli europarlamentari del Pd, non è certo una polemica strumentale e fine a se stesso a minare il loro impegno e la loro solidarietà nei confronti dei lavoratori dell’Ast di Terni».
«Malevoli fantasie» E Patrizia Toia, capodelegazione del Partito democratico al parlamento europeo, precisa: «Il documento dei sindacati che tutti noi abbiamo condiviso nei contenuti e abbiamo sottoscritto, aderendovi, non viene affatto superato o cambiato dalla sintetica lettera che alcuni capi delegazione hanno ritenuto di mandare a Roma al ministero. La lettera voleva dichiarare il nostro pieno impegno e ribadire un ampio supporto alle richieste dei lavoratori, proprio al momento della ripresa della trattativa. Il mio gruppo è convinto del valore e della bontà delle proposte contenute nel documento dei lavoratori e sono certa che anche gli altri gruppi la pensino allo stesso modo, visto il consenso unanime della riunione in parlamento. Ogni altra interpretazione sul nostro comportamento è solo frutto di malevoli fantasie».
Il sindaco Su questo fatto interviene anche il sindaco, Leopoldo Di Girolamo: «La precisazione dell’onorevole Patrizia Toia chiarisce come non vi sia stata alcuna modifica del documento sottoscritto dai sindacati e accolto unanimemente dai parlamentari presenti a Bruxelles per la vertenza dell’Ast. Il documento verrà utilizzato per predisporre una risoluzione da presentare in sede di seduta plenaria a sostegno delle ragioni dei lavoratori e del territorio. Alcune delegazioni hanno solo inteso relazionarsi, tramite una lettera, tempestivamente con il governo in vista dell’incontro di giovedì scorso, sottolineandone alcuni aspetti. Piuttosto che prospettare divisioni o alimentare tensioni è necessario che tutti lavorino affinché l’iniziativa presa nel parlamento europeo abbia un esito favorevole e più largo possibile».
Impiegati al lavoro Nemmeno sui numeri c’è chiarezza. C’è chi parla di «una cinquantina», chi di «circa 120» e chi si spinge fino a 180. Tanto per capire che aria di smarrimento si respiri all’Ast. I numeri sono relativi agli impiegati a cui sarebbe stato concesso di recarsi al lavoro (in deroga allo sciopero e sulla base del compromesso raggiunto giovedì al Mise) per portare a termine le procedure necessarie (chi lavora in quegli uffici dice, però, che tutto era già pronto da giorni) alla predisposizione delle buste paga.
Gli stipendi E Acciai Speciali Terni fa sapere che «come concordato durante l’incontro al ministero dello sviluppo economico e a seguito dell’esonero dallo sciopero che ha consentito al personale amministrativo addetto di svolgere le ordinarie attività, sono state completate le operazioni di definizione e corresponsione degli stipendi del mese di ottobre» .Che, peraltro, contengno brutte sorprese, visto che tutta una serie di ‘voci’ previste dal contratto integrativo aziendale non vengono corrisposte.
Le tensioni Dei dettagli del possibile accordo sul piano industriale si tornerà a discutere lunedì pomeriggio al Mise – e martedì probabilmente in un’assemblea a Terni – ma ai lavoratori quanto accaduto giovedì non è piaciuto molto, tanto che se la sono presa pure con il leader della Fiom, Maurizio Landini, che ha parlato di «una base nuova per sviluppare il confronto anche se i problemi restano tutti». Mentre a «disponibilità» e a «passi in avanti» dell’azienda hanno fatto riferimento un po’ tutti i segretari nazionali dei sindacati.
VIDEO: LE REAZIONI DEI LAVORATORI
Ast soddisfatta L’azienda, invece, esprime «soddisfazione per quanto emerso al tavolo del Mise rispetto alla prospettiva di negoziare un accordo di ristrutturazione con il sindacato, a partire dal nuovo incontro lunedì prossimo». E la scelta della parola ‘ristrutturazione’ – certamente non casuale – somiglia all’ennesimo schiaffo.
