Il vescovo Giuseppe Piemontese

di Marco Torricelli

Una veglia preghiera per le acciaierie, si era detto. E lo è stata. Ma nella chiesa di San’Antonio c’è stato anche spazio per un monito, severo e accorato, che il vescovo Giuseppe Piemontese ha rivolto a chi, a vari livelli, opera nel così detto ‘progetto Ast’: «Nella convivenza civile, la pace, la concordia, il benessere personale, comunitario e familiare regge se ognuno lealmente, generosamente e responsabilmente fa la sua parte».

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La globalizzazione Tutto ciò, però, ha proseguito il vescovo, «oggi  non può trovare attuazione in ambito cittadino, locale come avveniva fino a qualche secolo addietro. Gli orizzonti di azione e di responsabilità oggi sono estesi non solo a livello nazionale, ma europeo e mondiale. Globalizzazione e interdipendenza sono le categorie sociali, geografiche, culturali ed economiche nelle quali inevitabilmente siamo immersi da alcuni decenni, né è possibile sottrarcene».

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Le ingiustizie Ma, ha avvertito monsignor Piemontese, «il benessere che una nazione o un gruppo oggi sperimenta, se non tiene conto dell’orizzonte generale e globale, sarà destinato a durare per una breve stagione, il tempo della rivalsa da parte di coloro, singoli, gruppi, popoli e nazioni che non ritengono equa la propria condizione sociale o peggio ritengono il benessere altrui frutto di ingiustizia e sfruttamento della propria condizione».

Benessere e sofferenze Il benessere di cui si gode oggi, ha detto il vescovo, «potrebbe essere il frutto di sofferenze e ingiustizie nei confronti di società ed entità del passato e potrebbe essere la premessa di povertà, disagio e insicurezza dei nostri figli che potrebbero essere perdenti in una lotta improba con gruppi sociali e nazioni, che oggi anelano e lottano per rovesciare una situazione di sfruttamento e di ingiustizia».

L’Ast La situazione delle acciaierie e delle altre industrie del territorio, ha insistito monsignor Piemontese, «oltre che di strategie industriali o economiche, sono figlie di una visione che propriamente non coniuga benessere personale, comunitario e familiare, lealtà personale e aziendale, generosità e responsabilità. So che l’economia ha altre regole, ma sono regole che premiano apparentemente e per breve tempo solo alcuni e che si ritorceranno sugli stessi, che consapevolmente o inconsapevolmente le applicano e sui loro figli. Mentre la gente comune sarà sballottata nella precarietà e nell’incertezza del presente e futura. O si globalizza la giustizia e la solidarietà o le storiche ‘lotte di occupazione’ del passato remoto e recente si rinnoveranno ed estenderanno sempre più con metodi e mezzi cruenti e sofisticati».

Paglia Nel corso della veglia è stato letto, come previsto, un messaggio dell’ex vescovo Vincenzo Paglia, che ha voluto ribadire e mandare a dire che lui è «sempre rimasto in contatto con la città» ed è «informato sulla situazione che vivono i lavoratori delle acciaierie», ai quali ha voluto assicurare la propria «vicinanza».

La dignità Non si può accettare, ha mandato a dire Paglia, «che si metta a repentaglio il lavoro delle persone e con esso la dignità di un’intera città», arrivando ad invocare «un miracolo», oltre che una «azione straordinaria» da parte degli uomini, per la soluzione della crisi. Ora non resta che aspettare che anche papa Francesco dica la sua.

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