di Marco Torricelli
L’impressione è che quel passaggio, dell’intervento dell’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci al convegno sui 130 anni delle acciaierie – rivolto a chi «a volte in maniera confusa e strumentale, ci accusa di non fare fino in fondo il nostro dovere sul fronte ambientale» – abbia avuto l’effetto di un detonatore. Italia Nostra e Wwf, infatti, partono subito in quarta con la replica. E chiedono addirittura «un passo indietro».
Lo stile Già la premessa lascia intendere come andrà a finire la cosa. Perché Giuseppe Rinaldi (Wwf) e Andrea Liberati (Italia Nostra) dicono di voler evitare le «altrui cadute di stile, riguardanti la memoria di fatti tragici evocati con toni forse umanamente comprensibili, ma non del tutto appropriati».
Le contestazioni Italia Nostra e Wwf, spiegano, «avviarono nel marzo 2013 una nuova interlocuzione con Ast, quando era nelle mani di Outokumpu. In aprile segnalammo poi per iscritto una quantità abnorme di emissioni sistematicamente e tuttora non captate, che dunque sfuggono a ogni monitoraggio in situ, flussi di polveri pericolose ben oltre la soglia di tollerabilità, ad avviso dei sottoscritti». E dicono anche che «proprio in considerazione della delicata transizione proprietaria di allora, il dialogo coi dirigenti Ast è andato avanti tramite incontri informali e diverse e-mail riservate. Tenemmo dunque in alto riguardo quelle circostanze eccezionali».
La diffida Il 24 settembre 2013, dicono Andrea Liberati e Giuseppe Rinaldi, «fu inoltrata una diffida, con precedente prova fotografica delle emissioni non captate». All’Ast veniva detto che ‘qualora proseguissero le emissioni e non si provvedesse con adeguati mezzi di contenimento entro un termine di 60 giorni’, sarebbero state allerttre formalmente le autorità ambientali e sanitarie competenti, nonché la procura della repubblica».
La denuncia Nel dicembre 2013, «dopo nove mesi di ‘parole’, dopo una diffida che giudicammo senza fattivo esito, definita finalmente la transizione proprietaria ed emersi i gravissimi dati Arpa relativi alle concentrazioni di nichel, cromo e arsenico nei suoli, abbiamo deciso di parlare chiaramente dei rischi sanitari esistenti. Rischi che – insistono i rappresentanti delle due associazioni ambientaliste – riteniamo non debbano essere più sottaciuti. Così come non possiamo stare zitti dinanzi all’inquinamento delle falde acquifere nella zona delle discariche, contaminazione certificata da numerosi studi, fra cui una perizia idrogeologica commissionata dalla stessa Ast».
Nessun interesse personale Giovedì, l’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, aveva lanciato la sfida a «chi lavora con infaticabile costanza per infangare la storia e la reputazione» dell’azienda. Ma Italia Nostra e Wwf mandano a dire che agiscono «esclusivamente a tutela di interessi comuni, in questo caso della salute pubblica, interessi mai svenduti per carriere o posti di lavoro, testimonianza anche fortemente etica di una corrente di pensiero tesa alla migliore ecosostenibilità delle produzioni, dottrina forse minoritaria a Terni, ma che, nel mondo occidentale, trova ampia cittadinanza: essa rappresenta la sfida anche e soprattutto per ThyssenKrupp Italia. Sfida legata alla qualità della vita di chi qui vive e lavora, a partire proprio da coloro che operano dentro lo stabilimento».
L’affondo Poi arriva l’attacco finale o, meglio, quello che somiglia ad un ultimatum: «L’impressione è che tutto sfiorisca laddove si sclerotizza un malcelato groviglio di interessi – qui sì – particolari e che poi, divenuti inestricabili, finiscono ineluttabilmente per mandare in pezzi i fasti di un glorioso passato, compromettendo le scelte presenti e future, trattandosi spesso, piuttosto, di mancate scelte: questa situazione dovrebbe indurre ogni apicale a valutare l’opportunità di un passo indietro».
