di Marco Torricelli
Centoquaranta giorni. Nel corso dei quali è successo di tutto, botte comprese. E poi attacchi e proclami, prese di posizione e mozioni di intenti, minacce e promesse. E tante chiacchiere. Loro, i lavoratori delle acciaierie hanno fatto quello che dovevano. Ora faranno quello che potranno.
LA FIRMA DELL’ACCORDO: LE FOTO
L’accordo A cominciare dal prendere in esame il verbale che è stato stipulato nel pomeriggio di mercoledì e decidere se dare mandato alle organizzazioni sindacali per farlo diventare un accordo vero e proprio: al quale vincolare il loro futuro prossimo dentro quello stabilimento per il quale hanno combattuto una battaglia disperata e, a tratti, disperante.
LE REAZIONI, RENZI: «SODDISFATTO»
Sciopero sospeso La prima decisione presa dai sindacati locali, è che «a fronte dell’intesa raggiunta, sono sospesi da subito i presìdi alle portinerie ed è revocato lo sciopero a partire dalle ore 6 di domani, giovedì». Sempre giovedì «si terranno le assemblee informative sui contenuti dell’ipotesi di accordo che comunque sarà messa a votazione tramite referendum nei giorni prossimi».
MARINI, DI GIROLAMO E RIOMMI: «VITTORIA DI SQUADRA»
I contenuti L’accordo che è stato raggiunto prevede (per grandi linee, perché i dettagli si conosceranno più tardi) un piano di rilancio e sviluppo e ristrutturazione su 4 anni che si pone l’obiettivo di garantire almeno un milione di tonnellate di fuso attraverso il mantenimento dei due forni; un piano investimenti; una politica commerciale adeguata; la tutela dei contratti a tempo determinato e apprendisti; un integrativo che prevede: 40 euro per la presenza domenicale; maggiorazioni confermate; indennità di chiamata di 40 euro su volontariato; premio di 723 euro per tutti legato alle certificazioni Iso; un percorso per garantire la tutela anche dei lavoratori delle ditte terze; verrà montata la linea5 proveniente da Torino – a cui ovviamente verrà cambiato nome – opportunamente rettificata e completata delle parti mancanti: la sua entrata in funzione è prevista per la fine del 2016; gli esuberi – almeno per quanto riguarda la componente operaia – sono stati completamente coperti con le uscite volontarie incentivate; la cassa integrazione – per due anni e per un massimo di 400 addetti – sarà ordinaria e non straordinaria. Nella giornata di giovedì si terranno le assemblee e a seguire il referendum per approvare l’accordo.
IL TESTO INTEGRALE DELL’ACCORDO
Governo ed enti locali Il governo ha messo in campo una serie di misure che permetteranno ad Ast di risparmiare una buona parte di quei centro milioni di euro che era tra gli obiettivi del piano e decisivo è stato anche il rilancio fatto dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini e dal sindaco e presidente della Provincia, Leopoldo Di Girolamo: un impegno formale a sostenere – con una dotazione economica da attingere dai fondi strutturali – le aziende dell’indotto Ast. Un’iniziativa che si aggiunge alle altre iniziative già inserite nel ‘pacchetto’ messo a disposizione dalle istituzioni locali e che ha contribuito a togliere gli ultimi alibi all’azienda.
La storia Tutto è cominciato il 17 luglio, con la presentazione, da parte di Joachin Limberg, il ‘pezzo grosso’ spedito apposta dalla ThyssenKrupp, del nuovo piano industriale. Che si profilava come un bagno di sangue. E la prima risposta è stata, ovviamente, uno sciopero con manifestazione.
LA MANIFESTAZIONE DEL 18 LUGLIO: LE FOTO
La mobilitazione Ed è subito iniziata una mobilitazione, che seppur dopo una massiccia rimodulazione, dura ancora oggi e che aveva portato al blocco della superstrada Terni-Rieti.
IL BLOCCO DELLA TERNI-RIETI: LE FOTO
Giornata campale Quella del 31 luglio è stata una delle giornate più cariche di tensione. I lavoratori hanno bloccato l’autostrada A1 e poi, tornati a terni, hanno fatto irruzione nella palazzina degli uffici, bloccando Lucia Morselli fino all’alba del giorno successivo, quando la polizia è riuscita a farla uscire con uno stratagemma.
L’IRRUZIONE NEGLI UFFICI: IL VIDEO
Parla il Papa La fermata estiva degli impianti porta una breve tregua. Alla ripresa del lavoro inizia il consueto pellegrinaggio di politici alle portinerie dello stabilimento e il 3 settembre parla Papa Francesco: «Con il lavoro non si gioca e chi per motivi di denaro, affari, guadagnare di più toglie il lavoro sappia che toglie la dignità delle persone».
Primi risultati La trattativa riparte e il 5 settembre si arriva ad un primo compromesso, con il ritiro del piano presentato il 17 luglio ed una proposta del ministro Federica Guidi, che tenta di ricucire lo strappo.
La nuova proposta Ma dopo quasi un mese di incontri praticamente inutili – almeno ufficialmente – arriva la nuova proposta di Ast: 290 esuberi e tagli pesanti al contratto integrativo. È un coro di «no», ma poi le cose cambieranno.
Trattativa interrotta Tanto che la trattativa si interrompe di nuovo – nonostante una nuova proposta di mediazione fatta dal ministro – e ricominciano le manifestazioni del lavoratori che, tanto per cominciare, il 9 ottobre bloccano per ore la stazione ferroviaria.
LA PROPOSTA DEL MINISTRO GUIDI: IL DOCUMENTO
IL BLOCCO DELLA STAZIONE: LE FOTO
Cortei notturni E la rabbia dei lavoratori trova poi nuove forme per manifestarsi: la sera successiva, infatti, viene data vita al primo di una serie di cortei notturni lungo le vie cittadine.
IL PRIMO CORTEO NOTTURNO: LE FOTO
IL SECONDO CORTEO NOTURNO: IL VIDEO
Consiglio comunale occupato La tensione cresce a dismisura e il 13 ottobre, mentre si svolge una seduta straordinaria del consiglio comunale, i lavoratori fanno irruzione e, di fatto, bloccano tutto. E il giorno dopo tocca a Confindustria, la cui sede ternana viene assediata mentre all’interno i sindacati discutono delle procedure di mobilità che l’azienda aveva avviato.
I LAVORATORI BLOCCANO IL CONSIGLIO: IL VIDEO
LA MANIFESTAZIONE SOTTO CONFINDUSTRIA: IL VIDEO
Lo sciopero generale Il 17 ottobre è il giorno dello sciopero generale: migliaia e migliaia di persone sfilano per la città. La partecipazione è massiccia e tutto fila liscio, anche se nei confronti dei vertici sindacali partono bordate di fischi.
Blocco totale E si arriva al 22 ottobre, quando tra azienda e lavoratori si arriva ad una rottura clamorosa, che porta ad una decisione forte: sciopero e blocco delle portinerie ad oltranza.
Alla Leopolda Domenica 26 ottobre i sindacalisti e il sindaco vanno alla Leopolda di Firenze e si incontrano con il presidente del consiglio, Matteo Renzi – che fino ad oggi non è mai riuscito ad infilare terni tra le tappe dei suoi tanti spostamenti – e da lui ottengono alcune generiche rassicurazioni.
Le manganellate Il 29 ottobre è la giornata più buia. Una manifestazione, a Roma, finisce con la polizia che prende a manganellate i lavoratori ternani. Ci sono feriti e le polemiche saranno violentissime.
Nuovo blocco stradale E la sera successiva dalle acciaierie parte un nuovo corteo: stavolta la direzione è ponte Le Cave. La superstrada per Orte e poi gli svincoli per la E45 vengono nuovamente bloccati dai lavoratori.
A Bruxelles Il 4 novembre, nuova spedizione: insieme ad una delegazione istituzionale i lavoratori ed i sindacalisti ternani sono a Bruxelles, nella sede del parlamento europeo. Per portare anche lì la propria voce e le proprie istanze.
LA SPEDIZIONE A BRUXELLES: LE FOTO
Un compromesso Il 6 novembre al Mise si raggiunge un, primo, compromesso che non piace ai lavoratori. Le contestazioni nei confronti dei sindacati nazionali vengono placate solo da un violento nubifragio che si abbatte su Roma.
Nuova rottura L’11 novembre si torna da capo: la trattativa viene di nuovo interrotta e, dopo una notte terribile, la decisione è quella di tornare, di nuovo, ad Orte e bloccare l’autostrada.
IL BLOCCO DEL 12 NOVEMBRE: LE FOTO
Altri confronti Il 20 novembre, dopo l’ennesima trattativa-fiume al Mise, i sindacati incontrano i lavoratori in assemblea: «Lo sciopero prosegue e anche i blocchi delle portinerie». Se i lavoratori lo riterranno opportuno, dicono però i delegati, si potrebbe pensare ad una rimodulazione delle iniziative.
L’ASSEMBLEA DECIDE: LO SCIOPERO PROSEGUE: IL VIDEO
Aperture Il 26 novembre, infatti, lo stabilimento comincia, piano piano, a rimettersi in marcia: la decisione dei sindacati, cui farà seguito, nella giornata del 1° dicembre, quella di consentire la partenza di un treno carico di acciaio per un cliente, viene definita «un atto di responsabilità».
