Il Tg1 dedica spazio alla vertenza-Ast

di F.T.

La sospensione del piano industriale, almeno fino al 4 settembre, non sembra fermare l’azione dell’azienda e dell’ad Lucia Morselli su un altro fronte ‘caldo’ – quello dei dirigenti – con il rischio di ripercussioni significative sull’organizzazione e la capacità decisionale delle controllate, in testa Tubificio e Società delle Fucine. Intanto anche il Tg1 Rai ha dedicato finalmente spazio alla vertenza-acciaierie con un servizio andato in onda nell’edizione serale di lunedì.

Dirigenti Attraverso alcuni membri del board, l’azienda avrebbe ‘chiarito le cose’ con buona parte dei 32 dirigenti rimasti in organico. Per quindici di loro non sarebbero previste modifiche sostanziali agli incarichi e al ruolo già ricoperto. Discorso diverso per gli altri diciassette, con contratto a tempo determinato: cinque di loro verrebbero accompagnati alla pensione, mentre per tutti gli altri l’ipotesi migliore è quella del demansionamento a ‘quadri’ aziendali.

Prendere o lasciare Le proposte contrattuali sarebbero già partite, fino a raggiungere i vertici di alcune controllate come SDF e Tubificio. Fra i diretti interessati c’è chi starebbe valutando il da farsi e chi avrebbe deciso in un senso o nell’altro, ovvero accettare l’offerta o scegliere di andarsene altrove, vista l’aria che tira.

Rischi Il punto, al di là delle problematiche sul piano personale, è rappresentato dalle possibili conseguenze che la riorganizzazione potrebbe avere sulle principali società del gruppo, la cui integrità è da sempre considerata una priorità in una prospettiva di sviluppo e crescita del sito. La ‘decapitazione’ dei vertici delle controllate rischia infatti di impoverire le strutture che, senza punti di riferimento nei settori-chiave, rischiano di essere ridotte a semplici ‘reparti’. A meno che non sia proprio questa l’intenzione.

Il sindacato Sulla questione dice la sua la Fiom che «denuncia il persistere di atteggiamenti non condivisibili da parte della direzione aziendale che alla vigilia di Ferragosto, sperando della disattenzione generale, prosegue imperterrita nel compiere scelte propedeutiche alla realizzazione del suo piano industriale». Poi, nel merito: «Apprendiamo con stupore, tramite fax, di cambiamenti repentini ai vertici di alcune strutture aziendali senza che siano specificate le ragioni ed il perché si compiano queste scelte. Sorvolando sulla tempistica – affermano dalla Fiom -, riteniamo che nel metodo c’è tutta l’arroganza con cui l’azienda intende cancellare la storia delle relazioni industriali e sindacali di questa città. Quanto sta avvenendo non semplifica la ripresa di un confronto pacato e sereno ma anzi complica un percorso già di per sé difficile».

Media nazionali Sul piano mediatico, la notizia è che il Tg1 Rai che nell’edizione serale del lunedì ha mandato in onda un servizio sulla crisi alle acciaierie di Terni, in cui hanno trovato spazio le voci dei lavoratori – fra loro anche l’operaio Andrea Maurelli, giunto al 18° giorno di sciopero della fame – raccolte durante le manifestazioni e i blocchi stradali dei giorni scorsi. Nel servizio sono stati ricordati i numeri drammatici della cassa integrazione nel ternano dal 2008 al 2013: +711,5% per la straordinaria, +543,3% quella in deroga e da 276.589 a 1.049.449 ore per la cassa ordinaria. Spazio anche a uno sguardo più generale sulla crisi lavorativa e produttiva del ternano, con i tanti posti persi nel polo chimico e il braccio di ferro sulla Sgl Carbon: «117 anni di storia e 15 consecutivi in attivo – spiega la giornalista – ma la multinazionale tedesca ha deciso di chiudere».

5 Stelle Narni Sulla questione delle acciaierie intervengono i 5 Stelle Narni che, oltre ad esprimere «piena solidarietà e pieno appoggio e disponibilità ad ogni iniziativa», ricordano quanto la vertenza sia cruciale per l’intero territorio. Un tema che riguarda direttamente anche la realtà narnese: «Circa 250 lavoratori della nostra realtà periferica – spiegano i 5 Stelle Narni – sono direttamente toccati dalla delicatissima situazione economico-politica e dalle decisioni dei massimi esponenti di Tk-Ast. Questo dato, viste le vicende che stanno interessando in maniera diretta il nostro tessuto socio-economico, come ad esempio la vicenda Sgl, deve dar adito ad importanti e veloci decisioni da parte di tutti i cittadini, politicamente impegnati e non». La richiesta rivolta alle istituzioni e alle parti sociali del comprensorio – che include Narni, Amelia, Lugnano in Teverina, Calvi e Stroncone – è «di attivarsi in maniera coordinata e diretta in favore del sito ternano, per allargare il più possibile il fronte del no al piano industriale, per cercare di evitare la continua deriva e il crescente svilimento di questo comprensorio che merita un trattamento ed una considerazione ben diversa».

Un consiglio comunale in fabbrica E’ questa la richiesta proveniente dalla federazione di Terni del Partito dei Comunisti Italiani e rivolta direttamente al presidente dell’assemblea Giuseppe Mascio: «Chiediamo che la massima assemblea cittadina si tenga in fabbrica, alla presenza delle parti sociali e dei rappresentanti di tutti gli ambiti produttivi della città. La decisione della Thyssen, se non respinta con la massima fermezza, significherebbe la morte economica della città, la perdita definitiva di professionalità di maestranze che hanno dato lustro a Terni e provincia».

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