di Dan.Bo.
Alla storia giudiziaria, già tribolata, del ticket sulle visite in intramoenia si aggiunge un’altra puntata. La Regione infatti è pronta a fare ricorso dopo che il Tar dell’Umbria ha accolto, nei giorni scorsi, quello di alcuni pazienti e dell’Adiconsum stabilendo che il ticket del 20% sulle visite in regime di intramoenia è illegittimo. Secondo i giudici quel 20% non è «una misura di partecipazione ai costi alternativa al ticket», bensì «un’imposta indiretta e per introdurla serve una legge dello Stato»; non basta quindi una delibera della Regione, che nell’applicarlo lo aveva ridotto dal 29% al 20%.
Nuovo ricorso A palazzo Donini così si studiano le contromosse e, una volta letta attentamente la sentenza, si preparerà il nuovo ricorso al Consiglio di Stato. La difesa potrebbe basarsi sul principio giuridico secondo il quale non si può essere giudicati due volte sulla stessa cosa; in più palazzo Donini sul tavolo mette un altro fattore: il ticket del 20% su questo tipo di prestazioni, spiegano, è stato concepito come via d’uscita dopo che il governo negli anni scorsi ne aveva imposto uno a carico di tutti i cittadini. Insomma, la Regione aveva deciso il via libera come una misura di equità che colpisce una percentuale molto bassa di tutte le prestazioni fatta dal sistema sanitario umbro, circa 140 mila su oltre sette milioni.
LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
I commenti Nel frattempo l’Adiconsum gioisce, spera che la Regione non ricorra nuovamente al Consiglio di Stato e si dice pronta a sedersi intorno a un tavolo. «Come Adiconsum – spiega il suo presidente Francesco Ferroni – pensiamo di aver svolto pienamente il nostro ruolo, in autonomia, e a tutela dei consumatori ed utenti. Questa non è certamente per noi una condanna della sanità umbra, di cui continuiamo ad apprezzare, seppur in maniera articolata, la qualità». Cisl medici insieme a Cimo, Aaroi e Anaao spiega che «questa tassa del 20% determinava una condizione di svantaggio del servizio sanitario pubblico rispetto alle prestazioni private e lo rendeva di fatto fuori mercato». «Non è colpa nostra – dicono invece Nicola Preiti e Wanda Scarpelli della Cgil – se la Regione sbaglia e persevera. Oltre ad essere una tassa illegittima lo abbiamo sempre giudicato un provvedimento iniquo e dannoso, un errore sotto vari profili».
La vicenda La decisione di imporre il ticket risale al gennaio 2012 per poi essere ratificata dai ministeri della Salute e dell’Economia. Alla fine del gennaio 2013 il Tar accolse i ricorsi di alcuni medici, stabilendo che il cosiddetto «superticket» sull’intramoenia non è un ticket ma un tributo su una prestazione privata e, in quanto tale, non può essere imposto dalla Regione bensì attraverso una legge dello Stato. Considerazioni che poi il Consiglio di Stato ha giudicato «non condivisibili».
Twitter @DanieleBovi

Vi e’ dell’incredibile:la Presidente Marini ad un passo dalle elezioni continua ad errare (diabolicum est),contro i sindacati medici: vedremo a breve i numeri!
Di tutti i colori ne fa la Marini.