Andrea Maori e Liliana Chiaramello

L’approvazione del Regolamento sul registro dei testamenti biologici, avvenuta mercoledì durante la seduta della commissione Affari istituzionali del Comune di Perugia è, secondo i Radicali di Perugia, «un passo in avanti». Un’approvazione che arriva «in seguito all’ottimo lavoro svolto dalla Commissione presieduta dal consigliere Tommaso Bori. Riteniamo che il percorso – dicono Liliana Chiaramello, Andrea Maori e Michele Guaitini di Radicaliperugia.org -, iniziato con il deposito di una petizione da parte dei Radicali di Perugia, possa trovare un completamento positivo con il definitivo licenziamento della delibera da parte del Consiglio comunale».

Cozzari pretestuoso A non essere piaciute invece sono le parole usate dall’opposizione di centrodestra, che mercoledì ha abbandonato l’aula: «Ci sembrano pretestuose – dicono – le polemiche sollevate dalla minoranza e in particolare dal consigliere Cozzari in merito alla non legittimità del lavoro svolto finora. Infatti i registri comunali che raccolgono le dichiarazioni anticipate di volontà sono stati istituiti in molte città italiane, in base al principio federalista secondo il quale il Comune “rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo” (dell’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000)».

Circolare interministeriale senza valore Neanche la circolare interministeriale però convince Chiaramello, Maori e Guaitini. Un atto che secondo i Radicali perugini «non ha nessun valore, come ampiamente già dimostrato dai giuristi, e anzi va presa come stimolo ulteriore da parte del Comune di Perugia per affermare il ruolo di autonomia, innanzitutto quando si tratta di offrire un servizio di supporto all’esercizio di un diritto già esistente per i cittadini. La stessa Anci ha ribadito, citando le normative in vigore, che il registro si limita alle dichiarazioni di volontà  attestanti  il luogo e il soggetto presso il quale è conservata la dichiarazione di fine vita e che tale attività si può tranquillamente ricondurre allo svolgimento delle funzioni istituzionali  proprie del Comune».

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