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venerdì 22 gennaio - Aggiornato alle 00:55

Test nei laboratori privati, Coletto ‘corregge’ la delibera e la giunta prepara atto con nuovi criteri

Introdotto obbligo di molecolare in caso test rapido sia positivo. I laboratori parlano di documento scritto male. L’assessore: «Si potrà scegliere se farlo nel pubblico»

Materiale per eseguire dei test (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Non più un obbligo bensì una possibilità anche se molti aspetti, soprattutto tecnici, andranno chiariti nelle prossime ore. Con un intervento arrivato nella serata di lunedì l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto ‘corregge’ la delibera della giunta del 25 novembre, con la quale si aggiornano le modalità tramite le quali i test vengono effettuati nei laboratori privati individuati nelle settimane scorse. Nel documento approvato dalla giunta pochi giorni fa da Palazzo Donini – e che riguarda laboratori privati, punti di prelievo e luoghi di lavoro – si introduce una nuova disposizione in base alla quale se il test (antigenico o sierologico), risulta positivo, «la conferma diagnostica attraverso test molecolare dovrà essere effettuata da un laboratorio privato dell’elenco regionale dei laboratori autorizzati». Un obbligo che scatta nel caso in cui la persona abbia firmato il consenso informato, necessario all’inizio delle procedura per sottoporsi al test antigenico o sierologico.

L’ELENCO DEI LABORATORI AUTORIZZATI

La delibera Il prelievo, inoltre, «dovrà essere eseguito durante la stessa seduta di prelievo del tampone per il test antigene o di prelievo per il test sierologico». A quel punto per il laboratorio ci sarà l’obbligo di trasmettere i risultati al sistema regionale di sorveglianza. L’obbligo di un test molecolare sarà valido fino a quando il Ministero della Salute «non indicherà ufficialmente che il “caso confermato” può essere definito tale anche sulla base del solo test antigenico rapido positivo». La nuova procedura, come ovvio, introduce degli aggravi ulteriori per i cittadini dato che a pagare il costo dei test, siano essi antigenici, sierologici o molecolari, saranno sempre le persone che li richiedono.

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La protesta Letta la delibera, le opposizioni in consiglio regionale sono andate all’attacco annunciando la presentazione di un’interrogazione: «È l’ennesima beffa per gli umbri. Da oggi essere positivi in Umbria è una colpa. E costa anche un sacco di soldi. Tutti a carico dei cittadini». Questi ultimi «saranno costretti a effettuare – continuano i consiglieri – anche il test molecolare di conferma nello stesso laboratorio privato, ma con prezzi che si aggirano tra gli 85 e i 120 euro. E se fino a ora bastava una ricetta per farsi fare un test rapido, in uno dei tanti laboratori umbri accreditati con costi contenuti, ora, in caso di positività al sierologico, i cittadini saranno costretti ad effettuare il test di conferma persino nella stessa seduta. Con i costi, decisamente più alti, tutti a carico dei pazienti».

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Coletto corregge Nella serata di lunedì a intervenire è stato Coletto, che ha ‘corretto’ quanto scritto nella delibera spiegando che in caso di positività il laboratorio privato «ha l’obbligo di informare il cittadino della possibilità di effettuare contestualmente presso il laboratorio il test molecolare, assumendosi l’onere dei costi». Dalla conferma della positività che «dovrà essere effettuata» dai privati quindi si passa quindi, almeno leggendo la precisazione, a una possibilità: «Diversamente, i cittadini potranno valutare se effettuare il tampone nelle strutture pubbliche e, così come avviene già nelle farmacie, di far trasmettere l’esito della positività dell’esame al medico di medicina generale e al dipartimento di prevenzione per la presa in carico del paziente e, quindi a spese del sistema sanitario regionale. Nel frattempo sarà obbligatorio l’isolamento fiduciario».

LA DELIBERA DELLA GIUNTA

IL TESTO CON LE NUOVE DISPOSIZIONI

Un nuovo atto Per fare chiarezza comunque nelle prossime ore la giunta interverrà con una nuova delibera che avrà al centro i criteri per effettuare i tamponi; nell’atto, spiega Coletto, saranno recepite «le linee di indirizzo per la strategia diagnostica nell’uso dei test per Sars-CoV-2 recentemente approvate dal comitato tecnico scientifico».

Serve chiarezza E che ci sia bisogno di chiarezza lo confermano anche i laboratori. Alcuni di questi, contattati da Umbria24, parlano di una delibera scritta male, fatta per diminuire il numero di test molecolari di cui ogni giorno le strutture pubbliche si devono far carico e che non tiene conto di alcuni elementi tecnici. Eseguire anche il molecolare «nella stessa seduta» è sostanzialmente impossibile, o quantomeno molto complesso se si tiene conto dei tempi del processo: per un test rapido l’intera operazione, che si chiude con il referto che ha valore medico-legale, richiede almeno un’ora; molte di più se si parla di sierologico qualitativo, attraverso il quale si individua la percentuale di anticorpi. Il processo poi è ancora più complicato per i punti prelievo, quelli che devono spedire a un laboratorio attrezzato il campione.

La lista si allunga Intanto la Regione ha ampliato l’elenco dei laboratori autorizzati, che da 37 diventano 46: alla lista si aggiungono Fisiomedical di Umbertide, Perugia e Città di Castello, Casa di cura Liotti a Corciano, Clin’80 a Marsciano, Servizi sanitari a Terni e, a Perugia, Eco tech Group, Flexor lab e Il Perugino.

Twitter @DanieleBovi

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