Ciabucchi, Tamiazzo e Bernardoni del Forum (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Non tagli ma investimenti, idee e progetti per ripensare un modello di welfare che, anche in Umbria, segna il passo trovandosi di fronte comunità sempre meno partecipate e solidali, dove crescono paure, tensioni e una sorta di darwinismo sociale che mette uno contro l’altro pezzi di società. Il Forum del Terzo settore dell’Umbria giovedì con una conferenza stampa ha fatto il punto della situazione e ha presentato qualche idea per «trasformare il welfare regionale in un ambizioso progetto culturale che affronta la crisi». Un «welfare solidale» che nella regione sta lasciando il passo a uno «incentrato sull’emergenza sociale dove le attività sono incentrate, una una logica di breve termine, a rattoppare le falle di un sistema locale incapace di affrontare le nuove problematiche originate dalla crisi».

Più investimenti Dal tavolo i tre portavoce del Forum, Paolo Tamiazzo, Tiziana Ciabucchi e Andrea Bernardoni, al governo nazionale chiedono di incrementare dello 0,9 per cento di Pil, cioè 15 miliardi di euro in tre anni, la cifra da destinare al terzo settore per sostenere la lotta alla povertà attraverso misure come ad esempio il reddito di inclusione sociale, i servizi per famiglie, infanzia e adolescenza, la disabilità e la non autosufficienza, l’immigrazione e l’integrazione. Una cifra astronomica se si pensa, come spiega Bernardoni, che nel 2007 erano stati stanziati 1,7 miliardi di euro e nel 2012 appena 287 milioni di euro. «Il tutto – dice – mentre i bisogni aumentano». Dati Istat alla mano invece, la spesa per il sociale dei comuni ammonta a circa 7 miliardi, ma con forti differenze da regione a regione: a fronte, infatti, di una media di 115 euro pro-capite, in Trentino se ne spendono 282, in Calabria 25 e in Umbria 88.

L’INTERVISTA: BARBERINI PRESENTA IL  NUOVO PIANO SOCIALE

Modello da cambiare «Serve – continua – una razionalizzazione e un miglior utilizzo». Spostando l’attenzione all’Umbria Tamiazzo, che ha annunciato anche l’intenzione di convocare una grande conferenza umbra sul welfare, si rivolge al governo regionale «ormai insediato da qualche mese: è il momento di capire come ripensare il modello di welfare. Serve un progetto sociale ambizioso e complessivo e chiediamo un’interlocuzione forte con tutti i governi locali». Il momento è importante anche perché, come spiegato dall’assessore regionale alla Sanità Luca Barberini in un’intervista a Umbria24, a breve inizierà la fase di partecipazione del nuovo Piano sociale regionale, per il quale verranno messi a disposizione circa 55 milioni di euro per i prossimi cinque anni. «Che idea ci siamo fatti del Piano? Nessuna – risponde il Forum – visto che non ci è stato trasmesso. Quello che ci preme dire però è che serve prima impostare un ragionamento, un progetto innovativo e confronto».

Risorse Sul tavolo intanto ci sono le risorse intorno alle quali va però fatto un discorso: «Dove e come – è stato detto giovedì – si vogliono allocare questi soldi? La cifra è significativa se con essa si vorrà fare innovazione nel settore altrimenti, se si vogliono cioè solo sostituire con esse le risorse di Regione e comuni, sarebbero inadeguate». Allargando lo sguardo oltre il Piano, altri punti nodali sono «la trasparenza e la partecipazione. Queste – dice Bernardoni – devono essere massime: vogliamo essere giudicati e i cittadini, portatori di bisogni, vanno coinvolti. Devono essere protagonisti della promozione dei propri diritti e non solo utenti dei servizi stessi».

Partecipazione Il tutto in una regione che ha numeri importanti per quanto riguarda il terzo settore: quindicimila lavoratori, spiega Ciabucchi, più altri 5 mila coadiuvanti oltre a 109 mila volontari. «Una realtà associativa importante – dice Tamiazzo – ma dove c’è deficit di partecipazione. Dovremo rimettere in piedi anche i cantieri dei forum territoriali, che sono luoghi di partecipazione vera». «Abbiamo la forza – sottolinea Ciabucchi – per costruire un nuovo modello, ma serve una rete diffusa tra tutti i soggetti interessati per dare risposte ai nuovi bisogni». Nuovo modello all’interno del quale il terzo settore rivendica un ruolo primario nell’individuazione dei nuovi bisogni e nella costruzione di «comunità partecipate e solidali», fondate su valori come i diritti e il benessere dei cittadini, la difesa di quelli più deboli, la laicità, la legalità, le pari opportunità, la difesa dell’ambiente e la promozione dello sport.

Twitter @DanieleBovi

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