«Il sisma di Città di Castello fornisce agli scienziati molti indizi che lasciano pensare ad un fenomeno in esaurimento». A dirlo, martedì mattina a Città di Castello nel corso di una conferenza stampa, è il direttore dell’osservatorio «Bina» di Perugia, padre Martino Siciliani. Un appuntamento convocato anche per rassicurare la popolazione: «Abbiamo voluto questo momento di sintesi – ha detto il sindaco Luciano Bacchetta – per ribadire che le conseguenze del sisma sono lievissime e per rassicurare, nei termini che la scienza lo permette, la popolazione sulla natura del fenomeno che in questi giorni ha tenuto alta la nostra attenzione».

IL 20 APRILE SCOSSA DEL 3.6 RICHTER, TANTA PAURA MA NESSUN DANNO

La faglia «Abbiamo potuto analizzare il terremoto di questa faglia ben prima che avvenisse» ha continuato padre Siciliani, secondo il quale a provocare le scosse «non è un distretto sismico ma la faglia che da Gubbio raggiunge Pietralunga e quindi Città di Castello». Quello che Siciliani definisce «un certo dinamismo» è iniziato il 25 marzo a Bocca Seriola: da allora ci sono state 1.100 scosse, 650 delle quali riconducibili a Città di Castello. «L’apice – ha detto Siciliani -, la scossa delle 9.58 di sabato 20 aprile, di 3.6 gradi della Scala Richter, non è stata seguita da altri episodi di analoga intensità ma da sciami assai contenuti di cui la popolazione ha avuto sentore perché l’epicentro è praticamente coincidente con il perimetro del capoluogo e perché è molto superficiale, dai sei ai nove chilometri. Secondo le nostre statistiche e i casi pregressi, grandi crisi sismiche provengono da grandi strutture sismotettoniche: non sarebbe questo il quadro emergente a Città di Castello».

I sopralluoghi Alla conferenza stampa era presente anche Federico Calderini, dirigente del settore Urbanistica del Comune che ha spiegato come siano stati 85 i sopralluoghi effettuati su 150 segnalazioni arrivate, 45 a opera dei vigili urbani. Solo quattro i casi di inagibilità totale che riguardano i magazzini dell’ex mattatoio, la cappella della Madonna del Corallo di Barzotti e le chiese di Muccignano e Volterrano; nella chiesa della Madonna delle Grazie a San Giacomo e in un’abitazione vicino a quella di Volterrano invece è stato sufficiente interdire la zona critica. Il dirigente ha poi voluto rassicurare le famiglie sulle condizioni degli edifici scolastici: «Le scuole sono sicure oggi come erano sicure prima del sisma – ha detto -: tutte le strutture sono rispondenti alle norme previste per una zona ad alto rischio sismico come è la nostra. La decisione di sospendere le lezioni non è stata mai motivata da una precarietà delle scuole o da una sopraggiunta insicurezza, esclusa dai sopralluoghi, ma esclusivamente per evitare alle famiglie le problematiche connesse all’interruzione delle lezioni in un giorno per loro lavorativo».

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