di Danilo Nardoni
Una idea di un nuovo modo di vivere in mare aperto, in cui l’intelligenza del mare per essere compresa deve essere vissuta fisicamente e visivamente, attraverso forme nuove e quindi antichissime, come già raccontava nel 1400 Leon Battista Alberti. Nasce da qua la proposta di Andrea Dragoni nell’ambito di “Terræ Acquæ. L’Italia e l’intelligenza del Mare”, titolo del progetto espositivo del Padiglione Italia alla 19/a Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e curato da Guendalina Salimei.
L’architetto umbro è stato così selezionato a partecipare con il progetto “Terras Mediterraneas” nella sezione “Visioni” dopo aver superato la Call indetta dalla curatrice che ha visto l’invio di oltre 600 contributi e progetti, eterogenei per temi e autori. Il Padiglione Italia in questa edizione della Biennale di Architettura ha esplorato l’idea di un Mediterraneo allargato ai vicini oceani: la centralità del rapporto strutturale tra l’acqua e la terra, tra naturale e artificiale, tra infrastruttura e paesaggio, tra città e costa, incide sull’identità del Paese e sui delicati equilibri tra ambiente, uomo, cultura ed economia che devono essere sia tutelati nella loro integrità, sia ri-progettati per quell’imprescindibile adattamento a un futuro pervaso da nuove pressanti esigenze.


Guardare l’Italia dal mare implica un cambiamento di prospettiva, impone la necessità di ripensare il progetto del confine tra terra e acqua come sistema integrato di architetture, infrastrutture e paesaggio. In questo scenario di riferimento, l’idea che Dragoni ha presentato è stata quella di immaginare in mare aperto l’estensione di città italiane edificate sulle coste, andando a definire una sorta di arcipelago di città analoghe, marine e sognanti, che riaffermano la centralità del rapporto strutturale tra acqua e terra, tra naturale e artificiale.
“Terras Mediterraneas” (Terre Mediterranee) è un progetto visionario che cerca di testare il principio di fondazione di queste nuove città marine, nella fattispecie è stato elaborato una sorta di Masterplan per un grande nuovo quartiere di Roma sul mare, fronteggiante il Lido di Ostia, mettendo in atto una riconversione di grandi navi destinate al disarmo, provenienti indistintamente da flotte militari e mercantili, in grandi organismi abitativi galleggianti. Il progetto è stato esposto in questa ultima edizione della Biennale di architettura (che con 298.000 presenze è stata la più vista di sempre) attraverso un bel video che con animazioni e narrativa serrata racconta il progetto in forma realistica e convincente.


In contemporanea a questo significativo risultato, lo stesso progetto è risultato vincitore dell’Architizer Vision Awards 2025, nella categoria “Vision of Cities”, un premio internazionale di altissimo valore, decretato da una giuria internazionale di altissimo livello composta da Daniel Libeskind, Steven Holl, Lyndon Neri e molte altre personalità, che ha premiato il lavoro dell’architetto umbro tra centinaia di lavori provenienti da tutto il mondo. A sancire questo significativo riconoscimento dell’architetto umbro, sempre il portale di Architettura Architizer, uno dei più importanti a scala internazionale, ha inserito Andrea Dragoni in “Visionary 100” la selezione dei 100 pensatori architettonici più innovativi al mondo: studi, individui e collaboratori le cui idee non sono solo potenti, ma anche fortemente condivise, idee che stanno cambiando il nostro modo di vedere l’architettura.
