La conferenza stampa di oggi

di Marco Torricelli

Adesso dicono basta. «Alle voci, forse fatte circolare ad arte dall’azienda», ai rinvii e, più in generale, alla mancanza di chiarezza su quelli che sono i progetti della Sangemini. I sindacalisti ci provano, a tenere i toni bassi, ma alla fine Michele Racanella – del sindacato di categoria della Cgil, che ha fatto il punto insieme ai colleghi di Cisl e Uil, Simone Dezi e Pierluigi Cecchini – la dice tutta: «Vogliamo conoscere il piano industriale e concediamo tutta la prossima settimana, ma poi potrebbe scattare la mobilitazione della fabbrica».

I sussurri Da tempo è tornato ad aleggiare, sulla Sangemini – ed in particolare sul marchio Fabia – lo spettro di una delocalizzazione (con abbandono del sito umbro e spostamento in Trentino) e «la negazione del confronto, da parte dell’azienda – spiega Simone Dezi – ci induce a pensare che si tratti solo della volontà di prendere tempo e, nel frattempo, organizzare strategie alternative». Loro, invece vogliono «che la proprietà ci presenti, e lo presenti ad un tavolo istituzionale al quale, insieme alla Regione (che è il soggetto che assegna le concessioni per lo sfruttamento dei bacini acquiferi) dovrebbero partecipare anche i sindaci dei comuni interessati – spiega Pierluigi Cecchini – nel quale siano esplicitate le volontà autentiche, a partire dal programma di investimenti; sugli impianti dei siti umbri, ma anche per un programma di marketing; in grado di garantire un futuro ad una realtà che è ormai allo stremo».

I sindaci Nei giorni scorsi, in difesa della principale azienda agroalimentare della provincia di Terni – 130 dipendenti, più l’indotto e 70 milioni di euro di fatturato nel 2011 – erano scesi in campo anche i sindaci San Gemini, Acquasparta e Montecastrilli: «Abbiamo sempre ricercato un dialogo costruttivo con l’attuale proprietà – avevano scritto in una nota congiunta – tenendo conto delle difficoltà ereditate dalle precedenti gestioni ma non possiamo sottacere che il regime delle acque minerali è sottoposto ad una legge regionale che pone al primo posto la tutela delle acque minerali intesa come tutela della territorialità dei marchi e delle risorse idriche». E che «l’ultimo rinnovo delle concessioni di sfruttamento della risorsa acqua minerale aggiornato nel 2007 non prevedeva nessuna ipotesi di produzione esterna».

Ai minimi All’interno dei siti produttivi la tensione è altissima. I rappresentanti della Rsu, infatti, ricordano che dal 2006 ad oggi, con l’attuale proprietà, i posti di lavoro si sono ridotti di 40 unità «senza dimenticare che altre 30 persone sono in cassa integrazione e anche per loro non si hanno notizie certe sulle intenzioni della proprietà. In termini di produzione «siamo passati dai 250 mila pezzi a turno di acqua Fabia prodotta ai tempi in cui si usava il Pvc, ai 120 mila in Pet di oggi», mentre sul piano occupazionale «abbiamo toccato i minimi storici – fanno notare – ed è tempo che questa azienda, invece, dia qualcosa ad un territorio dal quale ha avuto moltissimo».

I politici «La Sangemini deve restare un patrimonio dell’Umbria». Gianluca Rossi e l’onorevole Carlo Emanuele Trappolino del Partito democratico. “La proprietà – affermano i due candidati alle prossime elezioni politiche – deve dimostrare nei fatti la propria volontà di investire sul territorio. In primis attraverso un piano industriale chiaro, orientato al futuro e con impegni concreti sul fronte degli impianti e della promozione dei marchi. La storia e le professionalità della Sangemini devono rappresentare la base del rilancio, non più rinviabile, dell’azienda».

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