mauro volpi e pietro burrascano

di Francesca Torricelli

La sua è stata una candidatura ‘tribolata’: prima escluso, poi riammesso alla corsa per il rettorato, Mauro Volpi venerdì è stato ospite – dopo Fausto Elisei, Franco Moriconi e Gianni Bidini – della sede universitaria ternana.

I rapporti Il futuro rettore, attacca in maniera molto diretta il professor Volpi «secondo me deve essere un professore universitario a tutto tondo. Meglio ancora se questa persona ha avuto già in passato delle cariche all’interno dell’università. Deve essere, però, capace di rapportarsi anche con l’esterno, ad esempio con le politiche e con gli uffici amministrativi. Il rettore deve garantire un equilibrio».

Il metodo Una delle innovazioni «di cui ha bisogno questo ateneo è nel metodo. Il rettore non deve essere una figura autocratica – continua Volpi – non deve essere un tuttologo. Il suo compito dovrebbe essere quello di far funzionare tutti gli organi collegiali. Soprattutto deve favorire la comunicazione, informandone i membri prima delle riunioni».

Il merito Oltre al metodo «è fondamentale il merito in un ateneo. La didattica, ad esempio, viene vista un po’ come una Cenerentola e questo non va bene. I corsi andrebbero gestiti tenendo conto della qualità e non è giusto, secondo me, tagliare dei corsi solo in base ai numeri».

IL CONFRONTO TRA I CINQUE CANDIDATI

La trasparenza «Il nostro ateneo – insiste il professore – deve premettere il dibattito. Deve essere trasparente, come una casa di vetro. Ci vuole trasparenza nel sito internet che deve essere di facile comprensione per tutti. In un ateneo ‘opaco’ è più facile creare veleni e questo non da una bella immagine. Ci vuole partecipazione e consultazione. Lasciatemelo dire, in questo ateneo c’è n’è stata veramente poca».

Terni Innanzitutto, per quanto riguarda il Polo ternano «vorrei fare delle considerazioni sul decentramento. Per poter decentrare occorre rispettare dei criteri, come ad esempio: numeri, infrastrutture, servizi, laboratori, personale, qualità dei corsi e molto altro ancora». E garantisce: «Io credo che il Polo ternano debba rimanere vivo. Terni non è una qualsiasi città dell’Umbria ed inoltre è molto più vivibile di Perugia. Ci sono dei laboratori di ricerca di ottimo livello, anche se non ci sono dei tecnici di ruolo, ma questi laboratori da Perugia non vengono sponsorizzati al meglio. C’è un bacino che può attirare studenti anche dal Lazio. Se chiudiamo Terni non è che gli stipendi si spostano a Perugia».

La sopravvivenza I problemi principali derivano «dall’incertezza sulla sopravvivenza. Bisogna esorcizzare questo sentimento. Il clima di rassegnazione deve cambiare. Ci vuole più spirito d’iniziativa e puntare sulla didattica, sulla ricerca e sull’amministrazione».