di Francesca Torricelli
Programmi vasti e ricchi. Molte idee e grandi speranze. Venerdì pomeriggio, dopo Fausto Elisei e Franco Moriconi, è stato Gianni Bidini a presentare al Polo ternano il suo programma in vista delle elezioni per il nuovo rettore dell’università di Perugia.
Programma articolato «Il mio è un programma veramente lungo – esordisce Bidini, docente dell’ateneo – perché ci tengo a dimostrare che non sto giocando». L’ateneo potrà andare avanti «solamente se tutti si sentiranno partecipi, non dovranno prevalere individualismi e tutti dovranno remare dalla stessa parte con discussioni e progetti».
Terni «Sarà importante valutare tutte le attività che si svolgono nel ternano. Tutto il nostro agire parte dalla ricerca – prosegue Bidini – è il cuore della nostra università e Terni è un riferimento importante per questo. Sono stati investiti circa 10 milioni di euro per l’eccellenza degli strumenti di ricerca, anche a livello internazionale. Terni è un territorio strategico e favorevole rispetto a Perugia, anche per il bacino d’utenza».
Le criticità «La mia concentrazione – sottolinea – ora è sulla facoltà di ingegneria e sull’enorme calo della matricole negli ultimi anni. Dobbiamo fare un discorso chiaro e preciso parlando di numeri. Dovremo fare un nuovo accordo fra università e territorio. È normale che se uno studente sente dei problemi della mensa o delle aule senza le finestre, non si iscriverà mai in questa sede. Allora, affrontiamo i problemi concretamente, perché non è tollerabile che i servizi a Terni siano così tanto scadenti rispetto a Perugia».
Le proposte Importante sarà anche «mantenere una continuità con ciò che è stato fatto fino ad ora, ma pensando concretamente a quello che manca. Andrà valutata la didattica a Terni, – spiega il docente – perché siamo sempre più vincolati dalle normative, sui tagli di docenti, matricole e personale amministrativo. Visto, però, che c’è questo problema dobbiamo pensare a creare corsi interatenei, magari creando accordi anche con Roma. Terni potrebbe essere un laboratorio di sperimentazione e si potrebbe pensare a corsi con doppio titolo. Dobbiamo aprirci all’innovazione. Meno lauree di base e puntare sulle specialistiche. Creando così una nicchia di vere eccellenze».
