Il passaggio a rischio-piena

di Fabio Toni

«Quando il torrente è in piena siamo sistematicamente isolati. Due settimane fa i vigili del fuoco e la protezione civile sono dovuti intervenire per far passare una persona che voleva tornare a casa. Altre volte sono serviti anche i canotti e ogni anno il problema si ripropone puntuale». A lanciare l’allarme sono i residenti di località Castelluccio: la pioggia di questi giorni non fa dormire sonni tranquilli.

La storia L’abitato si trova a poche centinaia di metri dalla frazione di San Carlo, lungo la Flaminia. Per arrivarci bisogna percorrere una piccola strada sterrata che attraversa l’alveo del Tescino, che – come ogni torrente – si ‘risveglia’ quando le piogge diventano più intense e costanti del solito. La strada è transitata ogni giorno da decine di auto: dalle famiglie della zona – quattro in tutto – ai privati che hanno spazi e recinti in cui tengono gli animali. Il passaggio sul Tescino è complicato anche dalla presenza di una briglia in cemento che fa compiere al torrente un ‘salto’ di ben quattro metri, quanto basta per dare l’idea dei possibili rischi in caso di piena.

La piena «Ricordo ancora quando i vigili del fuoco ci hanno fatto attraversare il torrente con il canotto – racconta una residente -. Ero andata a prendere mia figlia a scuola e al ritorno, dopo appena un quarto d’ora, mi sono trovata davanti alla piena. Siamo riusciti a rientrare a casa a fatica e solo dopo un paio d’ore». Di fatto, un’alternativa non c’è: una vecchia strada vicinale risulta abbandonata da anni e un’altra, che si inerpica sulla montagna per alcuni chilometri, è oggettivamente impraticabile.

La richiesta Da troppo tempo – le prime lettere di denuncia risalgono agli anni ‘80 – i residenti sono alla ricerca di una soluzione. Per questo, attraverso l’avvocato Marco Ravasio, hanno nuovamente sollecitato le istituzioni competenti: prefettura, regione, provincia, comune e consorzio Tevere Nera. La richiesta è di costruire un ponte che metterebbe in sicurezza il passaggio. Allo stato attuale, però, la soluzione appare tutt’altro che semplice. Il motivo? Mappe alla mano, quel passaggio semplicemente non esiste.

Il Comune A spiegare il punto di vista del comune è il geometra Federico Nannurelli dell’ufficio lavori pubblici: «In origine – spiega – gli abitanti della zona erano serviti da una strada privata, poi abbandonata. Al suo posto, sfruttando l’accesso di un vecchio cantiere Anas e la briglia esistente, è stato creato questo percorso che attraversa il torrente ma che, di fatto, è abusivo». Comune e Provincia si sono attivate installando dei segnali e garantendo un monitoraggio in caso di pericolo. Le competenze, però, arriverebbero fin qui. «Gli interventi di manutenzione e gli adeguamenti – spiega il geometra – non spettano a noi, visto che il percorso non fa parte della rete delle strade comunali ma è semplicemente un accesso privato non regolare».

Progetto ‘cassato’ Nel 1997 il consorzio di bonifica Tevere Nera, interessato sulla questione, aveva elaborato uno studio di fattibilità per ripristinare la vecchia strada vicinale, oggi abbandonata, e costruire un ponte in travi prefabbricate, grazie anche a un contributo della Regione pari a 70 milioni delle vecchie lire. «Questo progetto è stato lasciato cadere nel vuoto senza un perché – attacca l’avvocato Ravasio – e oggi la situazione non è cambiata di una virgola».

Ipotesi La soluzione a cui si sta lavorando è legata al progetto di adeguamento dello svincolo San Carlo – Collelicino. In sede di conferenza dei servizi, l’Anas ha accolto la proposta formulata dal comune per la creazione di una strada di servizio che metterebbe in sicurezza gli accessi a raso sulla Flaminia e, al tempo stesso, risolverebbe il problema dei cittadini alle prese con il ‘guado’. La speranza è che l’indicazione venga recepita nel progetto esecutivo dell’opera, anche se i tempi non si preannunciano brevi.

Ultim’ora Proprio venerdì mattina l’avvocato Ravasio ha chiesto un incontro urgente in prefettura per discutere del problema, alla presenza di tutti gli enti interessati. Secondo il legale «è necessario tornare sulla vicenda con senso di responsabilità e concretezza, per risolvere la problematica dei residenti e tutelare l’incolumità delle persone costrette ad utilizzare quel passaggio, anche alla luce dell’ennesimo episodio di piena del torrente che tornerà senz’altro a ripetersi in futuro, speriamo senza conseguenze».

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