Terni è ‘una città in trasformazione’. E quel che sta cambiando viene fotografato dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur). Un ritratto dolce amaro che vede la Conca protagonista di un invecchiamento progressivo della popolazione – fatta eccezione per la fetta di cittadini stranieri -, nuclei familiari sempre più ristretti, livelli di preparazione accademica alti ma scarsa imprenditorialità. Ecco tutti i dati.
Popolazione Terni concentra il 12.5 per cento della popolazione regionale, «quota leggermente più bassa di quella dei primi anni del nuovo millennio», osserva Aur. Conseguente a una flessione demografica più accentuata di quella umbra. Al primo gennaio 2024 conta 13.240 stranieri residenti, una quota pari al 12.4 per cento della sua popolazione. Superiore a quella registrata nell’intera regione (10.5 per cento). «La più alta presenza di stranieri tende ad attenuare uno squilibrio demografico particolarmente pronunciato: il comune si caratterizza infatti per indici di vecchiaia, di dipendenza anziani e di dipendenza strutturale tra i più elevati d’Italia, anche per un tasso di natalità che colloca Terni all’84esimo posto nella classifica dei 109 capoluoghi di provincia». Contrariamente, oltre il 60 per cento dei cittadini stranieri ha meno di 45 anni e il 30 per cento ha un’età compresa tra i 3o e i 44 anni.
Famiglie Nel comune di Terni ci sono più di 51 mila famiglie, ovvero il 13.3 per cento di quelle umbre. In media sono composte da 2.07 membri. Dunque ci sono famiglie più piccole, «per effetto di una maggiore presenza di nuclei con uno e due componenti e di una più bassa quota di nuclei più numerosi (da tre componenti in su)». Oltre il 13.2 per cento dei nuclei include un componente di origini straniere, rispetto al 12.4 per cento regionale. Il numero di abitazioni che insiste sul territorio comunale invece è di 60 mila. Ma il 16.2 per cento di esse risulta non essere occupata. Rispetto alla media regionale a Terni ci sono meno case di proprietà. Si tratta del 75.5 per cento a fronte del 79 per cento regionale. Di contro ce ne sono di più in affitto, ovvero il 19 per cento contro il 13.3 per cento dell’Umbria.
Istruzione Bene invece la qualità degli insegnamenti, dal momento che «la popolazione di Terni si caratterizza per livelli di istruzione un po’ più elevati di quelli regionali». Il 18.7 per cento dei ternani possiede un titolo universitario (diploma di tecnico superiore Its, titolo di studio terziario di I e II livello, dottorato di ricerca), mentre in Umbria l’incidenza si ferma al 17.2 per cento. In città è elevata anche la presenza di diplomanti, mentre è più bassa la quota di coloro che non superano la licenza media.
Occupazione «La metà della popolazione in età lavorativa che vive nel comune (47.476 persone nel 2021) è costituita da forza lavoro, un punto in meno rispetto alla media umbra. Rispetto alla regione vi sono relativamente meno occupati (44.7 contro 47.1 per cento) e più disoccupati (5.2 contro 4.1 per cento sul totale della popolazione con oltre 14 anni di età). Nel 2021 gli occupati erano 42.541 e i disoccupati 4.935. Un po’ più bassa della media regionale è la quota di percettori di pensione, da attività lavorativa o da redditi da capitale ma più alta è la presenza di casalinghe e casalinghi (10.4 contro 8.5 per cento)». Il 33.9 per cento delle persone che lavorano si spostano quotidianamente per motivi di lavoro. Di queste 37 mila, l’84 per cento rimane entro il territorio comunale, mentre il 16 per cento lavora fuori. «Un dato che pone Terni in cima alla classifica dei comuni umbri per il minor pendolarismo lavorativo al di fuori del proprio territorio», commenta Aur.
Produttività «Nel complesso, Terni non brilla per tasso di imprenditorialità, un indicatore che la colloca piuttosto in basso nella graduatoria dei capoluoghi di provincia italiani. La presenza di due insediamenti manifatturieri di grandi dimensioni (uno per la produzione dell’acciaio e uno per la produzione di mezzi di trasporto) offre un’articolazione settoriale molto diversa se osservata in termini di unità locali piuttosto che di addetti. La manifattura, che incide solo per il 5.5 per cento nel primo caso, nel secondo salta al 17.5 per cento. Tuttavia, l’articolazione settoriale degli addetti ripropone un territorio meno industrializzato di quello umbro (28.8 per cento contro 33.6), a favore invece delle attività terziarie».
Terzo settore I servizi più presenti sono il commercio al dettaglio, che assorbe 4 mila addetti (il 12 per cento del totale), il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, le attività professionali, scientifiche e tecniche e le attività di alloggio e ristorazione. A Terni il 85 per cento del tessuto produttivo locale è di piccola dimensione e non supera i 10 addetti. Le 62 realtà di medie dimensioni (50-249 addetti) operano prevalentemente nella manifattura, ma si trovano unità attive anche nei servizi. Delle sei unità locali più grandi (250 addetti e più) invece tre operano nell’industria e tre nei servizi. Bene l’export che nel 2023 ha raggiunto un giro da 1.7 miliardi di euro e costituisce quasi il 30 per cento del totale regionale.
Turismo «Il comune ha vissuto negli anni post pandemia una ripresa turistica molto sostenuta, più di quanto occorso su base regionale. Tuttavia, la sua capacità attrattiva continua a essere limitata, incidendo per solo il 4.4 per cento sulle presenze totali in Umbria», spiega Aur. A Terni però aumentano gli esercizi di ristorazione, in «controtendenza rispetto alla generale contrazione delle attività commerciali e turistiche. Dal 2013 al 2023 Terni ha assistito infatti a una perdita del 19 per cento dei negozi al dettaglio, che ha comportato 80 esercizi in meno nel centro storico e 168 nelle aree periferiche».
