di Re.Te.
Nella speranza di rendere meno complicata la ‘digestione’ da parte degli utenti finali, è la Provincia di Terni a mettere la classica ‘toppa’, nel tentativo di chiarire alcuni aspetti relativi all’entrata in vigore delle nuove tariffe dei bus. «Gli aumenti – spiegano da palazzo Bazzani -, oltre che per ragioni di riequilibrio economico, si sono resi necessari per incrementare il rapporto fra ricavi e traffico operativo, come richiesto dal decreto del presidente del consiglio dello scorso 11 marzo». Sullo sfondo, la crisi finanziaria di Umbria Mobilità da cui è partito l’’invito’ a rivedere i prezzi di biglietti e abbonamenti.
La durata Nel bacino ternano, il costo di una corsa semplice è cresciuto di 30 centesimi (da 1 euro a 1,30). «La validità del biglietto – precisa la nota di palazzo Bazzani – è però cresciuta da 70 a 100 minuti, consentendo una maggiore frequentazione dei centri urbani e delle ztl». Il tutto, salvo incomprensioni. «Gli abbonamenti – spiegano dalla Provincia – sono stati incrementati ma in misura minore rispetto al biglietto di corsa semplice, proprio per spingere a un utilizzo sistematico».
Fasce deboli Poi quella che, nei termini, sembra una contraddizione: «Oltre alla copertura finanziaria del servizio, uno degli obiettivi della revisione del sistema tariffario è quello di spingere la cittadinanza a ricorrere con maggiore frequenza al trasporto pubblico». Come dire: alzando i prezzi, ci aspettiamo più utenti. «A questo scopo – è la spiegazione della Provincia – è stata fatta una graduazione degli aumenti in relazione ai percorsi, suddividendoli in tre fasce chilometriche. Per le fasce sociali più deboli sono stati previsti aumenti sugli abbonamenti del 10% sulla fascia tariffaria da A a F , dell’8% sulla fascia tariffaria da G a M e del 6% su quella da N a R. In questo modo i residenti nelle zone più distanti dai centri risulteranno meno penalizzati».
