di F.T.
Due progetti interessanti, probabilmente destinati a percorrere la stessa, malinconica, strada. Quella che porta dritti dritti in soffitta. Questo, almeno, secondo l’Udc e il suo esponente di punta sul territorio, Enrico Melasecche. I ‘sogni’ in questione sono la centrale di cogenerazione di corso del Popolo e il ‘teleriscaldamento’ del quartiere di borgo Bovio.
La centrale Entrambi i progetti, a detta del consigliere Udc, hanno usufruito di finanziamenti pubblici. Ma dei risultati, almeno per ora, non c’è traccia. Tanto che Melasecche parla di «bufale gemelle che oggi emergono in tutta la loro vacuità». Per la centrale di cogenerazione di corso del Popolo, ideata per garantire energia a tutta una serie di edifici (da palazzo Spada a palazzo Pierfelici, passando per il nuovo complesso pubblico-privato, il tribunale e la scuola Vittorio Veneto), il rappresentante Udc prevede un futuro «quantomeno ridimensionato, dovuto a ritardi fortissimi e cambi continui di progettazione».
Il teleriscaldamento Lo stesso vale per l’altro progetto, quello del ‘teleriscaldamento’ per 1.200 famiglie del quartiere di borgo Bovio, ottenuto intercettando i fumi caldi delle acciaierie. Un piano caratterizzato da continui rinvii e legato, in origine, a una cessione discussa: “al tempo – afferma Melasecche – ci opponemmo al passaggio dell’impianto dal comune di Terni all’Asm, contropartita per un debito fuori bilancio milionario e ultradecennale dello stesso comune. Oggi tutto ciò viene certificato, nel frattempo però i massimi responsabili sono andati in pensione dopo aver fruito a piene mani di somme importanti per quelle progettazioni e supervisioni». Per l’esponente Udc, però, «il danno c’è, ovviamente va quantificato, ma è sicuramente pesante».
Chiarezza Da qui la richiesta, rivolta alla magistratura, di accertare «tutte le irregolarità e le responsabilità di entrambi fallimenti. Con i tempi che corrono – aggiunge il consigliere – non può essere sempre il noto ‘Pantalone’ a pagare per errori e furbizie facilmente individuabili». Sulle due questioni sono pronte altrettante interrogazioni indirizzate alla giunta di palazzo Spada. Obiettivo: ottenere «risposte meno fumose che in passato».
