di Fabio Toni
«Tribunale lento? Forse non ci si rende conto della situazione in cui lavoriamo». Cercare una spiegazione, spesso vuol dire – indirettamente – giustificare. E Girolamo Lanzellotto non intende farlo, soprattutto di fronte ad atti gravi come le minacce ricevute nei primi giorni di maggio da un magistrato del’area civile. L’obiettivo del presidente del tribunale di Terni è quello di rasserenare gli animi, spiegando come stanno le cose.
L’organico «Lavoriamo in un contesto difficile – afferma – perché in Umbria non c’è nessuno messo peggio di noi dal punto di vista degli organici». Dal 2010 l’area civile del tribunale ha subito una continua erosione di giudici. Prima con il trasferimento di Maria Laura Paesano e Carmelo Barbieri, poi con il pensionamento di Alfredo Rainone e Maria Letizia De Luca. Un organico più che dimezzato. Da qui l’emergenza che ha costretto lo stesso presidente Lanzellotto, al pari del presidente della sezione penale Massimo Zanetti, a farsi carico di un numero cospicuo di procedimenti civili.
Le urgenze «Ci siamo rimboccati le maniche – spiega Girolamo Lanzellotto – cercando di concentrare l’attività in alcuni ambiti particolarmente sensibili, soprattutto in tempo di crisi. Dalle questioni familiari ai fallimenti, fino alle cause di lavoro. Per questo già dallo scorso novembre, attraverso uno specifico provvedimento organizzativo approvato dal Csm, abbiamo invitato i pochi magistrati rimasti, a concentrarsi sui contenziosi più urgenti». Udienze affollate, rinvii a lungo termine, lamentele. E minacce. «Sì, ci sono stati episodi del genere. Ma il lavoro che un tempo veniva svolto da cinque giudici, oggi grava sulle spalle di due persone che seguono oltre 1.200 cause a testa. È oggettivamente impossibile fare di più».
Il concorso Intanto in tribunale si attende ancora che il Csm formalizzi il concorso per due nuovi giudici da inserire in organico. Dopo i rinvii legati alle incertezze della riforma, qualche novità potrebbe arrivare in estate. I timori del presidente sono legati anche e soprattutto alla riforma ministeriale che prevede l’unione degli uffici di Terni e Orvieto: «la riforma potrebbe tardare di un altro anno dietro pressioni politiche bipartisan. Vogliamo scongiurare in ogni modo questa ipotesi. Il rischio è di precipitare nell’incertezza più totale». Incertezza che riguarda in primis gli organici da accorpare, visto che nel frattempo ad Orvieto la procura è praticamente ‘evaporata’, il tribunale non ha più un presidente da oltre un anno, un giudice ha già lasciato il suo ufficio e altri potrebbero seguire presto la stessa strada.
