di M.G.P.
Si percepisce del surreale in questo particolare momento segnato dal Covid-19. A più di un anno dall’inizio della pandemia, cerchiamo in tutti i modi possibili di accorciare le distanze, di sentirci vicini l’uno con l’altro. L’ausilio delle tecnologie, degli smartphone, dei computer e, nello specifico, dei socia network è stato prezioso, ci ha tenuti in contatto durante il lockdown, ci ha stretti in un abbraccio virtuale, ma, a volte, ha anche contribuito a mistificare la realtà oppure a far sentire qualcuno ancora più solo, diverso e abbandonato. Nasce dal niente il fenomeno che oggi tutti conosciamo e chiamiamo cyberbullismo; nasce da una parola in più detta da un ragazzino che non pensa di ferirne un altro, nasce da uno scherzo tra ragazzi, dalla spontaneità che caratterizza i piccoli e che spesso è considerata innocua, ma che potrebbe ferire i più fragili in maniera irreversibile. Nasce, si sviluppa e si ramifica sempre di più. È per questo che giovedì mattina l’assessorato alla Scuola del Comune di Terni e l’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Montecastrilli hanno organizzato un incontro sul tema del cyberbullismo rivolto agli studenti della classe quinta della scuola primaria e agli studenti delle scuole secondarie di primo grado per sensibilizzare i ragazzi sulle dinamiche connesse alle forme di bullismo che si possono realizzare attraverso gli strumenti telematici e indicare le possibili tutele.
‘Cyberbullismo ai tempi del Covid 19’ L’incontro si è svolto online, hanno preso parte circa sessanta classi di dieci differenti scuole. Sono intervenuti Cinzia Fabrizi, assessore alla Scuola Comune di Terni; Baiocco Benedetta, assessore alle Politiche sociali del comune di Montecastrilli; Roberto Pacifici, assessore ai Servizi sociali del comune di Avigliano Umbro; Stefania Cornacchia, dirigente scolastico dell’I.C. T. Petrucci di Montecastrilli; Luisa Ada Marigliani, dirigente scolastico della Direzione didattica Mazzini di Terni; Nicola Pepe, avvocato del foro di Perugia; Flaminio Monteleone, Pm della Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Perugia. «Quello del cyberbullismo – dichiara l’assessore Cinzia Fabrizi – è un fenomeno in costante aumento che può portare conseguenze anche gravi per chi lo subisce. Il bullismo esiste da tempo immemore, ma la nascita del bullismo online è invece legata allo sviluppo dei moderni dispositivi tecnologici. Le nuove generazioni vivono in una società fortemente dipendente dalle tecnologie e dalla rete, al punto che spesso si ritrovano di fronte alla difficoltà oggettiva di distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale». Durante l’incontro sono stati mostrati ai ragazzi degli esempi di come nasce e come si sviluppa questo fenomeno, esempi che hanno riguardato sia i social che i videogiochi. L’assessore racconta che sono state davvero molte le domande degli studenti, i quali hanno partecipato attivamente e risposto bene agli stimoli proposti.
Terni dice no al bullismo Durante l’incontro è emerso che negli ultimi anni sono aumentati pericolosamente i cassi di bullismo, nella fattispecie tramite i social, tra ragazzi, ma soprattutto è preoccupante l’abbassarsi dell’età media di chi subisce e di chi attacca. Nasce così la necessità di trattare il più possibile il cyberbullismo, di non farne un tabù cercando mano mano di sensibilizzare i giovani e i genitori. «Giovedì abbiamo visto una grande adesione delle scuole, una grande partecipazione sia da parte degli studenti che da parte dei docenti stessi, i quali hanno anche proposti degli incontri con i genitori – racconta a Umbria24 Cinzia Fabrizi – Per questo abbiamo in animo di organizzare altre occasioni simili sul territorio e sicuramente ne organizzerò una presso l’istituto tecnico di Terni che attualmente dirigo. C’è già un’azione che le scuole mettono in campo autonomamente contro il bullismo e il cyberbullismo ed altre portate avanti anche dall’ufficio scolastico regionale o dal Miur – conclude l’assessore –. Ci sembrava giusto organizzare qualcosa anche sul nostro territorio, abbiamo capito che ce n’era il bisogno e vista la risposta evidentemente abbiamo avuto ragione nel farlo». Per ora sono state coinvolte solo le scuole del primo ciclo, la speranza è di arrivare agli istituti di ogni ordine e grado.
