«Finalmente si guarda avanti, ma per attuare quanto previsto da Confindustria Terni servirebbe  una classe politica diversa, a cominciare da Palazzo Spada»; « Nessuna traccia dell’acciaieria nel Masterplan»; «Non si può vivere di solo acciaio». Tris di riflessioni sul piano da 400 milioni di euro presentato venerdì a Nera Montoro che fin da subito aveva messo in moto una notevole catena di reazioni. Ecco le ultime: la prima voce è quella del Movimento civico Terni città futura, segue Movimento 5 stelle e chiude Progetto Terni.

Città futura «Un impegno progettuale di qualità mai visto prima, con una chiara visione e con delineati obiettivi strategici, che è anche messaggio a guardare avanti, risposta a chi vedeva nel solo percorso di dichiarazione di area di crisi complessa la possibilità di reindustrializzazione del nostro territorio. Una visione dinamica lontana da quella statica del solo beneficio quasi assistenziale. Da Confindustria Terni una risposta di orgoglio, un lavoro di qualità che meriterebbe però una classe politica diversa, a cominciare da Palazzo Spada».

M5s «Se qualcuno può immaginare che Terni possa da un giorno all’altro abbandonare l’industria dell’acciaio deve immaginare 5 mila famiglie a cui trovare un’ occupazione alternativa, un sito industriale dismesso e un’emergenza ambientale a cui rimediare. Nessuna traccia dell’acciaieria nel Masterplan, nessuna traccia di investimenti sulla sostenibilità ambientale dell’Ast, sulla ricerca e lo sviluppo dei materiali, sulle infrastrutture. Se non si comprende che la comunità e l’ identità culturale della conca ternana sono il fulcro centrale di ogni possibile cambiamento di rotta storico allora si sta sicuramente sbagliando strada. Le istituzioni del Pd hanno fallito ogni programmazione. L’inerzia e la mancanza di governance hanno fatto perdere irrimediabilmente il treno dell’area di crisi complessa».

Giovanni Ceccotti «Sì Terni è la città dell’acciaio, lo sappiamo tutti. Ma non di solo acciaio si può vivere, ben vengano nuove iniziative così come illustrate dallo studio Ambrosetti nel lavoro commissionato da Confindustria Terni, che ha lanciato una debole provocazione alla classe politica dirigente ternana ed umbra, invocando per l’ennesima volta l’avvento della fantomatica chimica verde. Chiediamo ufficialmente al sindaco Di Girolamo di ridurre e razionalizzare gli assessorati portandoli dagli attuali 9 a 5, in linea con quelli regionali, assegnando le necessarie deleghe allo Sviluppo economico (oggi in capo al primo cittadino stesso ndr)».

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