Il prefetto, vittorio saladino

di Marco Torricelli

Senza esagerare, ma un problema c’è. A Terni ci sono un sindaco e un prefetto che – quanto meno – comunicano poco, e male, tra di loro. La vicenda relativa all’ormai famoso autovelox di viale dello Stadio sembra confermarlo.

I dubbi Qualche dubbio era cominciato a farsi avanti il 30 gennaio scorso quando, una secca nota di palazzo Spada, faceva notare che – mentre il comitato che chiede lo smantellamento dell’autovelox dava per certa una presa di posizione del prefetto, Vittorio Saladino, favorevole alle sue tesi – «all’amministrazione comunale non è giunta alcuna comunicazione da parte della prefettura in merito agli autovelox installati nelle strade cittadine, né il Comune è a conoscenza dei contenuti di una relazione della polizia stradale (richiesta, si è detto, dallo stesso prefetto; ndr) al riguardo degli apparecchi di rilevamento della velocità». Che suonava quasi come un rimprovero.

La polemica Il giorno dopo, come chi parla a suocera perché nuora intenda, il comune, facendo esplicito riferimento alle notizie apparse sugli organi di informazione – rimarcando, quindi, di non aver ricevuto nulla dalla prefettura – e relative alla possibilità che il prefetto potesse accogliere i ricorsi presentati dai multati, faceva una puntigliosa ricostruzione della storia e metteva in evidenza tutte le motivazioni per le quali «le misure adottate rientrano a pieno titolo nelle azioni promosse per rendere più sicure le strade cittadine». Era seguita una nuova bordata degli oppositori, che minacciavano addirittura una class action nei confronti del sindaco.

La svolta Sindaco che, a margine della presentazione dei dati relativi al calo dell’incidentalità sulle strade cittadine, aveva detto di nutrire «grande fiducia nella bontà delle nostre motivazioni», riferendosi a quelli che, ora, vengono definiti come «pareri interpretativi sulle norme tecniche in materia di circolazione stradale e sulla loro attuazione» e che rispecchierebbero «l’interpretazione dell’amministrazione comunale e convalida ulteriormente il percorso seguito e le misure adottate». Insomma, secondo il ministero, viale dello Stadio avrebbe «tutte le caratteristiche minime ai fini della classificazione di una strada come urbana di scorrimento»; quanto alla segnalazione della postazione di controllo della velocità «la direttiva Maroni ritiene adeguata la misura che, in ambito urbano, risulta pari a 80 metri» e che «è prevista la possibilità, non l’obbligo, di ripetere i segnali verticali sul lato sinistro o di installarli su isole spartitraffico o al di sopra della carreggiata, quando ciò è necessario per motivi di sicurezza o è previsto da specifiche norme». Che, secondo palazzo Spada, metterebbe la parola ‘fine’ all’impiccio.

Stand by Il braccio di ferro, per il momento, sembra essere interrotto. Mentre il giudice di pace continua ad accogliere i ricorsi dei multati, il prefetto avrebbe deciso di soprassedere e leggersi i documenti ministeriali che il sindaco gli ha trasmesso. Ma dovrà fare in fretta, perché ci sono quelle perverse formule burocratiche che prevedono, ad esempio, che chi ha presentato il ricorso nei tempi previsti e con le modalità giuste, questo si intenda accolto in assenza di risposta. E questo, nel caso di un ulteriore ripensamento, provocherebbe un problema aggiuntivo, con nuovi contro-ricorsi comunali al Consiglio di stato. Come potrebbero trovarsi in mezzo al guado quei cittadini ai quali il ricorso è già stato accolto, ma che rischierebbero di dover, invece, pagare la multa e, in più, doversi accollare le spese accessorie. Ma in quel caso, forse, il comitato che ha dato il via al tutto, darebbe loro una mano.

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