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di Marco Torricelli

Non hanno gradito. Neanche un po’. E replicano, rigorosamente in italiano, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm, alle esternazioni di lunedì del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che si era detto «molto ottimista su una possibile positiva soluzione della vicenda relativa alle acciaierie ternane, soprattutto perché c’è stata la conferma della possibilità che la proprietà resti in mani europee». Quelle francesi di Aperam.

Informazioni Celestino Tasso, che guida i metalmeccanici della Cisl, è il più deciso: «Non so perché questo signore sia venuto a Terni a fare questo genere di affermazioni – dice – che, magari, sono motivate da informazioni che l’azienda non ha ritenuto opportuno condividere anche con noi». Ma Tasso va oltre: «Se Tajani vuole sponsorizzare qualcuno è affar suo – dice – ma il problema è che esprime una posizione politica molto pericolosa, soprattutto perché, di concerto con le istituzioni locali, noi abbiamo intrapreso un percorso diverso, fatto di piena condivisione con gli organismi ministeriali e queste fughe in avanti risultano di difficile lettura».

Tempistica Claudio Cipolla, segretario della Fiom-Cgil trova «strano che Tajani decida di parlare di queste cose, che conosce bene perché è stato spesso chiamato in causa, solo in questi giorni». E taglia corto: «Sono le classiche sparate elettorali – liquida tutto Cipolla – che rischiano di confondere ancora di più le idee». Quella del passaggio di mano delle acciaierie, prosegue «non è una cosa di cui si possa parlare in stanze riservate o, peggio, da sfruttare in questo modo. Che Aperam fosse interessata a Terni non lo scopre certo Tajani e che dovrà stringere accordi con operatori italiani nemmeno. Il problema è che gli italiani, ma Tajani sa anche questo, sono a corto di soldi e la cosa non è trascurabile».

Italiani E, infatti, Nicola Pasini, il leader della Uilm, dopo aver spiegato che «si commentano i fatti, non gli auspici», mette l’accento proprio su questo aspetto: «Occorre tener presente che gruppi come Marcegaglia o Arvedi, che vengono spesso accostati alla possibile operazione Aperam, sono alle prese con problematiche interne tutte da chiarire». Tanto che il sindacalista ripropone un tema importante: «Per portare a termine un’operazione complessa e onerosa – spiega – gli acquirenti non potranno prescindere dal far entrare nella partita anche un partner finanziario, il cui parere poi conterà molto nella determinazione del piano industriale ed economico del nuovo soggetto che avrà in mano le acciaierie e, su questo, sarà bene non distrarsi».

Tubificio Poi c’è il ‘dettaglio’ sul quale lunedì Tajani non si era dilungato più di tanto: «Il Tubificio? – aveva detto – Non sarebbe un problema se restasse fuori dalla trattativa». Qui non serve fare distinzioni di sigla sindacale: «Se lo possono scordare, Tajani, chiunque abbia intenzione di trattare l’acquisto e Outukumpu che vende – dicono praticamente ad una sola voce – perché il polo ternano deve restare integro». Che, detto così, sembra un ultimatum, ma potrebbe trasformarsi in una base di trattativa.

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