Il Polo chimico di Teni

di M.R.

Tutto bloccato, almeno per il momento nessuna demolizione al plesso immobiliare dell’ex Polymer come paventato nei giorni scorsi. La soprintendenza ha accolto positivamente la richiesta dell’associazione Centro studi Malfatti e si è riservata di valutare l’eventuale presenza di macchinari e strumentazione di valore storico, scientifico o comunque pezzi di interesse per l’archeologia industriale. Intanto si scopre che la documentazione scientifica, prodotta a seguito degli studi di Natta condotti a Terni, è stata trasferita a Ferrara per volere di Basell. Stentella: «Trent’anni di annunci propagandistici sull’archeologia industriale hanno prodotto studi e pubblicazioni mentre il vero patrimonio andava disperso».

Danilo Stentella «Nella storia della Polymer – racconta il presidente del Centro studi Malfatti, Stentella (che ha raccolto le testimonianze dirette di lavoratori e dirigenti del vecchio polo chimico) – ad un certo punto fu ordinato di smantellare il reparto laboratorio, all’interno dell’edificio ricerche, quindi di smaltire tutto il materiale contenuto entro quelle mura. Il funzionario addetto, – prosegue Stentella – non se la sentì di distruggere quel patrimonio, soprattutto perché conscio della pericolosità dell’operazione».

Materiali pericolosi «Molto verosimilmente, infatti – spiega il numero uno dell’associazione Malfatti – lì dentro c’erano contenitori colmi di sostanze chimiche». Questo stesso soggetto, dunque, piuttosto che gettare la strumentazione del laboratorio l’avrebbe riposta in un altro edificio già in disuso. «In ogni caso – prosegue Stentella – stando a quanto racconta Olivieri, ex dirigente Polymer, molto del materiale del laboratorio analisi e ricerche sarebbe sparito, forse buttato, o addirittura rubato».

Archeologia industriale Il punto, o per meglio dire l’interesse del Centro studi Malfatti, oggi, è salvare il salvabile: «Per questo motivo – racconta il presidente – abbiamo avvertito la soprintendenza che, a sua volta, ha chiamato in causa i Carabinieri tutela del patrimonio artistico; noi dell’associazione, abbiamo inoltre scritto direttamente ai carabinieri del nucleo operativo ecologico. Molto probabilmente – avverte Stentella – nell’edificio sono conservati contenitori in vetro nei quali venivano depositate le sostanze chimiche utilizzate, tra cui anche materiale radioattivo».

Polemica Nelle parole di Danilo Stentella non manca una spolverata di polemica, anche se nel suo modo di fare luce su queste vicende sembra piuttosto prevalere l’amarezza per il patrimonio industriale andato perso in tanti anni di storia della città di Terni: «Da circa trent’anni – rivela a Umbria 24 – le istituzioni troppo spesso hanno lasciato che i segni dell’industria ternana si andassero via via perdendo, senza mai porre vincoli su beni di interesse culturale. Sono stati spesi fiumi di soldi per commissionare studi di archeologia industriale e costituire consorzi dedicati, che hanno prodotto sì pubblicazioni bellissime, ma nel frattempo non è stato salvaguardato il  patrimonio fisico, testimonianza della storia che si andava raccontando. L’unico che ricordo essersi posto di traverso rispetto a questo modus operandi è un certo professor Gallo, peccato sia morto troppo presto».

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