di F.T.
Via Vollusiano il giorno dopo. Se la protesta dei cittadini, culminata nel faccia a faccia con monsignor Ernesto Vecchi, non è passata inosservata, lo stesso si può dire della presenza del sindaco Leopoldo Di Girolamo all’inaugurazione del nuovo centro Caritas. Per alcuni consiglieri comunali, come Fabio Biscetti e Stefano Fatale, si è trattato di «un fatto gravissimo». Segno che la tensione, col passare del tempo, non è affatto svanita.
Consiglio contrario E in effetti c’era da aspettarselo. Perché nei mesi scorsi il consiglio comunale si era espresso all’unanimità con un ‘no’ secco all’avvio di una nuova struttura sociale, di ispirazione religiosa, in una via in cui si contano già tre luoghi di culto. Un voto seguito da un fitto lavoro di ‘ricucitura’ che aveva permesso di smussare alcuni angoli. Non tutti, evidentemente. Tanto che alla prima occasione, la polemica è esplosa di nuovo. Toni e posizioni diverse, ma stessa sostanza: «Il sindaco non doveva partecipare».
«Ma quale magazzino» La benzina più infiammabile la gettano i consiglieri Fabio Biscetti e Stefano Fatale del Pdl: «È gravissimo – affermano – che il sindaco sia andato all’inaugurazione di quello che la Caritas, e a questo punto anche qualcun altro, cerca di definire come un magazzino. Davanti al progetto e alle ristrutturazioni effettuate, anche uno studente al primo anno dei geometri si accorgerebbe che si tratta a tutti gli effetti di un dormitorio». Per i due consiglieri il gesto del primo cittadino «è stato compiuto in totale disprezzo del consiglio comunale e delle sacrosante rivendicazioni dei residenti della zona. Chiederemo conto dell’accaduto – aggiungono – anche per capire quale interesse generale ci sia nell’inaugurazione del ‘magazzino’ di un privato».
L’indagine Biscetti e Fatale ricordano la netta contrarietà del consiglio comunale alla realizzazione della struttura d’accoglienza: «Una posizione espressa in tempi non sospetti e ribadita lunedì scorso con procedura d’urgenza». Un voto fondato «sull’assoluta inopportunità dal punto di vista dell’ordine pubblico e del decoro» e su diversi aspetti tecnici: «agli uffici comunali non è ancora arrivata la dichiarazione di fine lavori e non risulta alcuna variazione di destinazione d’uso per l’immobile. L’arroganza di qualcuno – concludono – non può sostituirsi all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Fra l’altro su alcuni aspetti della vicenda sono in corso indagini da parte della procura della Repubblica».
Fuoco ‘amico’ Bordate da destra e tirate d’orecchio dalla stessa maggioranza, per voce di due consiglieri – come il presidente dell’assemblea comunale Giorgio Finocchio (Pd) e della prima commissione consiliare, Giuseppe Boccolini (Sl) – che da tempo non lesinano ‘stoccate’ più o meno tenere allo stesso primo cittadino. Proprio nei giorni scorsi – ricordano i due esponenti della maggioranza – il consiglio comunale ha approvato un atto proposto dalla prima commissione, «una variante parziale alle norme tecniche di attuazione, per dare un indirizzo politico chiaro rispetto alle scelte di programmazione che incidono sulla vita dei cittadini».
Braccio di ferro Il dubbio se si profili o meno un ‘braccio di ferro’ fra sindaco e consiglio comunale viene meno quando Finocchio e Boccolini aggiungono che «non si comprende per quale motivo si continui a pigiare sull’acceleratore, anche alla luce di procedimenti amministrativi e giudiziari in corso. A nostro modo di vedere – spiegano – il governo della città non deve passare per rapporti diretti e personali, ma deve attuarsi sulla base di procedimenti condivisi nelle sedi deputate, a partire dal consiglio comunale che sta svolgendo in pieno il suo lavoro».
