di M.To.
La faccenda vira sul politico, visto che su di essa è stata presentata un’interrogazione al sindaco, ma è soprattutto una roba che riguarda la gente; i servizi che, soprattutto quella meno fortunata, deve ricevere e i costi che per quei servizi gravano sulla collettività. Sulla stessa gente, insomma.
La storia Si parla della gestione dei servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari: un appalto da circa 40 milioni di euro in tre anni assegnato dall’Asl2 – caratterizzato da polemiche e ricorsi – e che è diventato operativo alla fine dell’estate scorsa, dopo che il Tar regionale ha stabilito che la procedura è stata corretta.
I servizi Il problema è che, dice il capogruppo dell’Udc in consiglio comunale, Enrico Melaseche «a quattro mesi dall’affidamento dell’appalto, risulterebbe che determinati progetti e servizi che ne costituiscono parte integrante, non siano minimamente stati attuati». E siccome la promessa di mettere a disposizione quei servizi «ha permesso di ottenere, al consorzio che si è aggiudicato l’appalto, un punteggio molto elevato in sede di concorso», se ne chiede la verifica.
Il sistema informativo Chi ha vinto l’appalto, in buona sostanza «si era formalmente impegnato a realizzare un sistema informativo aziendale – denominato Atl@nte – che si sarebbe integrato con quello già in uso dalla Asl2 e dalla Regione dell’Umbria, garantendo il totale monitoraggio delle attività svolte per conto dell’Asl». A garanzia, peraltro, degli stessi assistiti, che dovrebbero garantire con la propria firma, grazie alle penne ottiche, di aver effettivamente ricevuto il servizio.
La teoria Doveva succedere questo: il personale, dopo opportuna formazione, sarebbe stato dotato di smartphone e penne ottiche, con i quali stilare, in tempo reale, il rapporto quotidiano delle attività svolte, da ‘scaricare’ poi a fine turno nel sistema centrale, così da permettere una quantificazione precisa del lavoro e delle prestazioni effettuate su ogni singolo paziente.
La pratica Penne ottiche e smartphone sono rimasti sulla carta. Ed è sulla carta che il personale continua a prendere nota di quanto fa. Con le penne tradizionali: «Mai vista quella roba – conferma un operatore – e mai frequentato un corso di formazione per imparare ad usarla». E una sua collega conferma: «Ne abbiamo sentito parlare, effettivamente, ma niente di più. Noi continuiamo ad usare i moduli cartacei di sempre».
I tempi Ma siccome nell’offerta tecnica presentata da chi, poi, si aggiudicò l’appalto, attacca Melasecche, «i tempi tecnici della realizzazione del sistema informatico e la dotazione delle apparecchiature agli operatori venivano garantiti come immediati» e, rincara la dose l’esponente dell’Udc, «nel capitolato speciale di appalto era prevista una penale compresa tra i 200 e i 5mila euro al giorno in caso di inadempienza»; ecco la richiesta di «verifica dell’eventuale danno patito dall’ente e dagli assistiti» oltre alla «quantificazione delle sanzioni a carico di chi si è aggiudicato l’appalto».
