Leopoldo Di Girolamo

di M. To.

Comune di Terni in campo per la vicenda della cooperativa Aidas, per la quale tre lavoratrici e un sindacalista sono da cinque giorni in sciopero della fame.

Il sindaco Il sindaco Leopoldo Di Girolamo ha inviato due richieste urgenti di incontro, una al commissario straordinario nominato dal governo – e che ha appena incassato una proroga di 60 giorni dal tribunale – e l’altra alle organizzazioni sindacali, per affrontare il tema dell’Aidas. Le date sono quelle del 27 e del 28 febbraio. «Senza entrare nel merito dei contenziosi legali in atto all’interno dell’Aidas – dice il sindaco – è doveroso esprimere vicinanza a tutti i lavoratori e le lavoratrici in attesa della proprie retribuzioni e che si trovano a vivere situazioni di grande incertezza ed angoscia».

Le divisioni Secondo il sindaco, «le questioni in atto, che riguardano la vita interna dell’Aidas, sono complesse, caratterizzate da contrapposizioni nette, è fondamentale a questo punto che si faccia chiarezza al più presto sulle cause della crisi aziendale e sulle prospettive di sostenibilità della stessa, perché è questo il presupposto essenziale di ogni azione futura. A questo fine, è stato chiesto un incontro urgente con il commissario Aidas e con le organizzazioni sindacali».

Bucari Per l’assessore alle politiche sociali del Comune, Stefano Bucari, «l’Aidas, come tutte le cooperative sociali, rappresenta un’importante realtà ed è una risorsa per la città. L’auspicio dell’amministrazione comunale è che la situazione volga verso un quadro di maggiore certezza nel quale tutte le lavoratrici e i lavoratori possano trovare continuità occupazionale e dovuta retribuzione».

Il welfare Per Bucari, il welfare «è un elemento caratterizzante e fondamentale dell’azione amministrativa di questa giunta, tanto che risorse rilevanti continuano ad essere destinate in questo settore, pur in un quadro di grandi ristrettezze economiche e di tagli pesanti alle risorse degli enti locali».

Gli impegni La presa di posizione di Di Girolamo e Bucari, peraltro, contiene anche un messaggio chiaro: «Il Comune di Terni in questi anni ha orientato con decisione il proprio bilancio per il mantenimento di quella rete di assistenza e solidarietà che vede nelle cooperative sociali un protagonista fondamentale ed ha mantenuto fede ai propri impegni economici, con particolare attenzione al sociale, utilizzando in maniera costante le risorse disponibili e cogliendo tempestivamente le opportunità straordinarie, come il decreto sblocca crediti».

Le cooperative Sulla vicenda prende posizione anche il presidente della cooperativa Actl e e dell’Ati tra le cooperative sociali di Terni, Sandro Corsi: «La drammaticae  purtroppo datata sin dal 2011, vicenda delle lavoratrici Aidas, con oltre 13 mensilità non percepite pone dei problemi a tutti noi che viviamo di lavoro ed alla comunità ternana tutta. Oltre ogni divisione e contrasto che abbiamo avuto in questi anni con il gruppo dirigente della cooperativa Aidas – dice Corsi – rimane ferma e convinta la solidarietà verso coloro che stanno attuando lo sciopero della fame e verso tutte le altre socie lavoratrici di questa cooperativa, nessuna esclusa».

Le strumentalizzazioni Sandro Corsi, però, precisa che «rimane altrettanto fermo lo sbigottimento di fronte alle strumentalizzazioni, inesattezze e travisamenti di una condizione che ha le sue radici in una cattiva amministrazione aziendale che ha portato a questi drammi familiari e sociali i quali, purtroppo, sono di difficile soluzione positiva ed in ciò come cooperativa siamo orgogliosi – specifica – di aver ridato speranza e stipendi ad oltre 60 lavoratrici di Aidas. Cercheremo, se saremo chiamati a farlo, di continuare questo impegno anche per tutte le altre, e nei prossimi giorni con una delegazione di socie lavoratrici saremo nel luogo del digiuno per portare la nostra solidale vicinanza».

Le altre lavoratrici Anche le lavoratrici che hanno costituito il comitato dei diritti delle socie Aidas (Cdsa) esprimono «profonda solidarietà a coloro che hanno deciso di intraprendere lo sciopero della fame. Sottolineiamo questa nostra vicinanza perché sappiamo che i loro problemi sono i nostri, ovvero decine di mesi di mensilità non pagate a causa di una gestione che ha dissipato risorse economiche ed umane ed anche se siamo divise nel giudizio sulle gestioni passate siamo comunque unite nel nome dei diritti di tutte noi lavoratrici, ovvero avere uno stipendio per vivere».

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