di Re.Te.
Terni rischia di perdere la direzione territoriale del lavoro. Il destino ipotizzato dalla bozza di riorganizzazione del ministero del lavoro, è quello di semplice ‘presidio’ alle dipendenze dirette degli uffici di Perugia. A lanciare l’allarme sono le rappresentanze sindacali unitarie di Cgil, Cisl e Uil che, oltre a indire lo stato di agitazione del personale, hanno inviato una lettera alle istituzioni locali, al prefetto e ai dirigenti di settore.
Conseguenze Per le sigle del comparto pubblico, la proposta – se realizzata – rischia di produrre «evidenti difficoltà logistiche e di presenza sul territorio, con la mancanza di un indispensabile rapporto di confronto con le comunità locali e il sistema produttivo». E per un’area «in forte crisi economica e sociale», la perdita di un altro punto di riferimento istituzionale, rischia rappresentare l’ennesimo duro colpo.
Penalizzati Pur nel guado della crisi, il territorio ternano continua a ospitare diverse realtà industriali – soprattutto chimiche e metallurgiche – di livello europeo. «Queste strutture – spiegano i sindacati – interagiscono con una rete di circa 20 mila piccole e medie imprese che hanno bisogno di una presenza e di una tutela che solo gli uffici delle direzioni territoriali del lavoro possono erogare». I sindacati si interrogano anche sui criteri alla base della bozza redatta dal ministero: «Lo status – spiegano – viene mantenuto da alcune sedi caratterizzate da un numero minore di dipendenti, di realtà industriali presenti e da un ambito operativo più ridotto rispetto a quello di Terni. Tutto ciò appare incomprensibile».
