di Mar. Ros.

Stretti nella morsa della burocrazia e la scarsità delle risorse pubbliche due luoghi simbolo della città. I ternani ormai da oltre due anni non possono godere appieno della bellezza del candido fontanile griffato Ridolfi perché chiuso in un cantiere recintato da messaggi pubblicitari. Spunta giusto il pennone che, installato nell’agosto del 2013, lasciò pensare fosse il primo passo di una corsa al restauro con traguardo molto vicino, solo un’illusione. Resta invece un vanto alla luce del sole la facciata del Verdi a corso Vecchio, ma il teatro è chiuso da ben cinque anni e dal 2011 ha iniziato pure a perdere i pezzi; la volontà di recuperarlo c’è, da parte del Comune, ma per le risorse l’ente dovrà guardarsi attorno.

Soldi per il teatro Non è nuova la disponibilità della Fondazione Carit a contribuire, ma solo previa valutazione delle condizioni. Il presidente Mario Fornaci è molto chiaro: «Stiamo alla finestra – dice a Umbria24 lasciando intendere che non c’è chiusura, né totale apertura – occorre chiarezza sulla modalità di gestione e sui costi». Quanti quattrini possano servire non è chiaro (a febbraio si era parlato di ben 5 milioni di euro), chi e come dovrebbe gestire il futuro teatro restaurato neppure, ma la giunta di palazzo Spada, in particolare l’assessore all’urbanistica Francesco Andreani non ha chiuso la porta a nessuno.

La progettazione internazionale Anzi, è proprio il caso di dirlo, da piazza Ridolfi c’è apertura sconfinata alle possibili soluzioni: il Comune, starebbe infatti mettendo a punto un avviso di gara di progettazione di livello internazionale per ristrutturare l’edificio, fatta eccezione per la torre scenica e il soffitto perché già appaltati. Un bando in realtà sarebbe dovuto uscire entro l’estate, ma a frenare i tempi sarebbe stata la volontà dell’ente comunale di condividere il percorso con quanti più soggetti possibili. Non è escluso insomma che palazzo Spada stia ‘covando’ qualche novità.

Fontana e mosaici Per il monumento in piazza Tacito le cose pare siano più semplici ma, come è noto, prima di ogni azione serve il benestare della Soprintendenza. Una cosa intanto è stata chiarita: per gli esperti del Mibact è necessario procedere alla rimozione dei mosaici del Cagli e alla loro successiva conservazione in museo; occorre capire come e dove, oltre che stabilire l’alternativa per il fontanile. Le tessere dell’opera che rappresenta lo zodiaco saranno comunque ‘museizzate’ entro i confini del territorio comunale ternano. Il Comune metterà a disposizione vari ambienti e poi saranno di nuovo gli uffici regionali a pronunciarsi.

Palla a Soprintendenza Intanto il responsabile del Comunale che coordina gli interventi di restauro della fontana ha scritto al segretariato generale per l’Umbria del Ministero e alla Soprintendenza, quindi palazzo Spada attende risposte. Anche in questo caso, la Fondazione Carit sta al balcone ma su questo versante il presidente Fornaci appare molto più fiducioso. ‘Resta valido l’ultimatum lanciato lo scorso maggio?’ «Era solo un modo per accelerare i tempi» confessa a Umbria 24.

Twitter @martarosati28

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