di Fabio Toni
C’eravamo amati, senza ‘tanto’. Poi, come capita in molti rapporti – anche quando di mezzo ci sono istituzioni e aziende private – le frizioni nascono per questioni economiche. Mal di pancia che, stando alle venti residenze protette della provincia di Terni riunite in un apposito comitato, erano già iniziati sotto l’ultima gestione della Asl4, targata Panella. Dalla fusione fra l’azienda sanitaria del ternano e quella del folignate si attendevano un cambio di marcia. Poi ci ha pensato la proposta di convenzione triennale avanzata dalla nuova Ausl Umbria 2 a raffreddare i pur tiepidi entusiasmi. E ora i responsabili delle case di riposo fanno fronte comune, nella speranza di riaprire una discussione. «Altrimenti, per molti di noi sarà la fine».
Il taglio Il problema, secondo i rappresentanti delle case di riposo, sta nel taglio netto imposto dall’Ausl2 al numero dei posti letto convenzionati – da 670 a 320 – destinati ad anziani non autosufficienti. Una mannaia che, secondo il comitato, avrebbe colpito il solo territorio dell’ex Asl4, salvaguardando in qualche modo l’area folignate e spoletina, «in netto contrasto con i dati demografici su età media e tasso di invecchiamento». Per Loredana Valsenti della cooperativa Aidas, se la linea dettata dalla nuova Asl dovesse passare, i rischi sarebbero duplici: «occupazionali, visto che il settore impiega nel ternano oltre 500 operatori, soprattutto donne e madri di famiglia. Ma anche, e soprattutto, relativi ai livelli di assistenza: sempre meno anziani, molti dei quali gravemente malati, avranno diritto ad accedere ai servizi. Una percentuale bassissima, inferiore anche ai parametri imposti dalle normative nazionali e regionali».
La concertazione E allora l’obiettivo è trattare, discutere. Passi avanti, dopo i primi due incontri con l’azienda sanitaria, non ci sarebbero stati. «Finora il confronto è stato segnato da una rigidità assoluta dell’Asl», afferma Loredana Valsenti. Tradotto: dovete lavorare con 5,1 milioni di euro l’anno (che divisi per 16mila euro – tanto costa un assistito – fanno esattamente 318 posti letto). «Queste le premesse – spiega – ma abbiamo diritto ad una concertazione, visto che le nostre strutture private hanno più volte sopperito alle carenze del settore pubblico, riqualificandosi anche a livello strutturale, formando il personale e ottenendo tutte le certificazioni necessarie. La tenuta del sistema del welfare è anche merito nostro».
I costi Pensieri condivisi da Andrea Desideri, presidente di un consorzio composto da quattro strutture protette. «Le nostre non sono sterili polemiche di campanile. Questo sistema è stato gestito in maniera virtuosa in buona parte della regione, ma non nella nostra provincia. Ora la nuova Asl2 ha il compito di attuare una distribuzione equa delle risorse, non possiamo rimetterci noi per colpe non nostre». A chi gli fa notare che i costi delle strutture private sarebbero troppo alti, Andrea Desideri replica seccamente: «Le residenze pubbliche e quelle private hanno gli stessi costi, derivanti dal rispetto dei requisiti imposti a livello regionale. Requisiti uguali, stipendi uguali: il costo è identico. Se a Terni le strutture private sono in numero maggiore rispetto ad altre aree dell’Umbria, è perché queste, alcune con una storia ventennale, hanno offerto un servizio di qualità sopperendo alle mancanze del ‘pubblico’. Oggi – spiega – ci viene proposta una convenzione penalizzante, inferiore addirittura ai 330 posti letto sanciti dal censimento del 2002. E intanto la struttura sociale si è modificata e gli anziani che hanno bisogno sono sempre di più. Chi darà loro una risposta?»
L’intervento Se questi tagli saranno attuati, dice Gianluca Piergili, presidente dell’Udc dell’Umbria; «gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie della provincia di Terni subiranno un grave danno al loro diritto all’assistenza. Solo per il 30% degli utenti sarà garantita l’integrazione, per tutti gli altri l’assistenza sarà totalmente a carico delle famiglie. Inoltre determinerà lo stato di fortissima crisi per un intero comparto produttivo». Lo scorso anno, ricorda Piergili, «la presidente Marini nella polemica circa la sede legale della nuova Asl evidenziò che i cittadini della Provincia di Terni più che preoccuparsi della sede legale si dovrebbero preoccupare del mantenimento del livello dei servizi. Si apra allora subito un tavolo regionale per superare questa palese diseguaglianza».
